Destino cinico e baro, quello della sinistra italiana. Non è mai stata in grado di liberarsi dall’estremismo. La sua matrice socialdemocratica – cioè la matrice storica delle sinistre occidentali – è stata spesso schiacciata da ideologie illiberali, componenti antagonistiche, velleità rivoluzionarie. Dopo il 1918, i socialisti cedettero a un massimalismo che spaventò l’opinione pubblica e spalancò le porte alla reazione fascista. Dopo il 1945, furono per anni risucchiati nel campo anticapitalista e filosovietico del Pci. Quanto alle sinistre della Seconda repubblica, si sono rivelate deboli quand’erano all’opposizione e inefficaci quando andarono al governo a causa del peso che al loro interno avevano le componenti antiriformiste, i corposi residui postcomunisti, le spinte demagogiche del sindacato.
E la storia si ripete oggi. Sulla carta, il Pd sembra un’alternativa credibile. Promette riforme sociali, diritti civili, rispetto del mercato, cautela finanziaria. Ha esperienza amministrativa. Esprime egemonia culturale. È europeista, atlantista, filo-ucraino.
Ma i guai cominciano quando il partito – quotato al 20-25 per cento – deve costruire le alleanze. Perché qui la scelta di Elly Schlein sembra orientata a forze politiche che smentiscono l’identità stessa dei democrat. E cioè non tanto i rosso-verdi (elettoralmente poco influenti), ma i pentastellati di Giuseppe Conte. Ovvero un partito agli antipodi delle culture del Pd, del socialismo, del popolarismo, del liberalismo. Un partito che predica (e ha praticato quand’era a Palazzo Chigi) spesa pubblica allegra, assistenzialismo, statalismo, ambientalismo ideologico, giustizialismo. Che si oppone a ponti, trivelle, nucleare, termovalorizzatori. Che cavalca il neutralismo e l’antioccidentalismo delle piazze. Che è ostile al riarmo europeo e indulgente verso Putin.
Inutile aggiungere che una simile alleanza – da Fratoianni a Schlein e a Conte – appare sbilanciata a sinistra, infiltrata dal populismo, incapace di sfondare nelle praterie liberali e moderate. Destinata perciò, come insegna una lunga storia, a restare minoranza nel Paese.
https://www.nagora.org/la-sinistra-italiana-un-destino


ASPETTO LA DISTOPIA, PRIMA DI SALUTARE
Lascia un commento