Su “la Repubblica” di sabato 15 marzo, tra le pagine dedicate alla manifestazione lanciata da Michele Serra, si trova un’interessante intervista rilasciata a Anais Ginori da Raphael Glucksmann, il leader di Place Publique, che potrebbe diventare un prezioso punto di riferimento culturale e politico per tutta la sinistra socialista e liberaldemocratica europea, nonché possibile, e da molti auspicato, candidato all’Eliseo Tra due anni potrebbe essere lui il designato a cercare di salvare la Francia di Voltaire e Montesquieu dagli assalti convergenti del Rassemblement National e di France Insoumise in una elezione presidenziale che non potrà non essere letta anche come un momento dello scontro tra l’Europa di Spinoza, Loke e Kant e quella dei nemici della società aperta, che suo padre André chiamava maîtres a penseurs e, mezzo secolo fa, aveva contribuito, a smascherarli con due libri: La cuoca e il mangia uomini nel 1975 e, due anni dopo, I padroni del pensiero.
Anche per questo l’intervistatrice bene ha fatto a sottolineare come i due Glucksmann, padre e figlio, siano stati tra i primi e tra i pochi ad allertare “sulla minaccia della Russia di Putin”, mentre, detto per inciso, ancora oggi qualcuno palesa nostalgia per lo spirito di Pratica di Mare e per gli amichevoli rapporti tra Berlusconi e Putin ignorando o, più realisticamente, fingendo di non sapere che nei quattro anni precedenti quelle pacche sulle spalle c’erano stati l’assassinio di Galina Starovojitova che aveva denunciato l’occupazione delle cariche dello stato da parte dei servizi, la serie di attentati ai palazzi con circa trecento vittime attribuiti ai ceceni ma in realtà orchestrati dall’FBS e i crimini di guerra in Cecenia la cui denuncia era costata la vita al reporter Antonio Russo.
Un’intervista tutta da leggere, rileggere e su cui meditare, portata avanti con lucidità con affermazioni semplici e lineari: “Eppure la domanda che dobbiamo porci è semplice: non si tratta solo di sostenere gli ucraini perché sono eroici, si tratta della nostra stessa sopravvivenza” e poi ancora “Una pace senza garanzie per l’Ucraina accelererebbe solo il momento in cui l’UE sarà trascinata nella guerra”. Un discorso in cui accanto uno sguardo preoccupato al nostro paese: “Il problema è che l’Italia è il paese più esposto alla disinformazione russa in Europa. (…) Nessun altro paese europeo è così infiltrato da queste narrazioni”, non manca però un segno di speranza fornito da “una presa di coscienza da Riga a Lisbona” dopo lo scontro tra Trump e Zelensky nello studio ovale.
Il tutto a partire da una constatazione iniziale: “Oggi difendere ciò che è stato costruito nell’Europa degli ultimi settant’anni non è più sufficiente: bisogna dargli nuova forma, e questo passa attraverso l’Ucraina”.
Concetto chiarissimo che oggi un’altra persona di cui sentiamo la mancanza, proprio come per il papà di Raphael, avrebbe espresso così: “L’Europa muore definitivamente o rinasce a Kyiv”.
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VIVA LA PIAZZA DEL POPOLO EUROPEISTA MA ATTENZIONE A…
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