Non credevo di dovermi pentire tanto presto di aver votato per Renzi alle recenti europee e alle comunali di Firenze. Due sonore sconfitte sono bastate per vederlo gettare alle ortiche tutta la sua politica di corsara equidistanza tra le estreme, un neo-centrismo intelligente che aveva sollecitato ad appoggiarlo anche molti di noi cani sciolti liberal riformisti.
Nel vederlo abbracciare Schlein e offrile un’apertura di credito senza paracadute, ho pensato a una resa totale, alla morte di una stagione. Si parva licet, mi è parso di sentire in sottofondo le arie crepuscolari di Mahler, di respirare i vapori tisici della Montagna incantata, di vedere il professor von Aschebach liquefarsi senza futuro sulla spiaggia del Lido di Venezia.
Consegnarsi mani e piedi a Schlein segna la fine dell’illusione centrista, proprio mentre Macron cerca di tenerla a galla. Rifugiarsi nella Ditta, nella speranza di contare in qualche modo, disperde anche quel piccolo patrimonio di voti di Italia Viva sopravvissuti al tornado elettorale.
Contare come, poi? Il PD targato Schlein guarda al passato più che al futuro. La tessera con l’effige di Berlinguer in copertina non parla di Unione Europea ma di eurocomunismo, di un leader che negli anni Ottanta garantì il sostegno del Pci agli operai pronti a occupare la Fiat, che disse di preferire l’ombrello della Nato, continuando però ad andare a Mosca a omaggiare Breznev.
Voglio dire e chiedo: come si concilia un PD radicale che guarda agli avi comunisti con il capitalismo temperato di Matteo Renzi? La foto della partita del cuore in cui i due si stringono appassionati è un triste ossimoro vivente, una pace di Monaco, l’annuncio di un matrimonio di convenienza personale che lascia senza parole.
Niente li accomuna se non il bisogno della segretaria di dimostrare che il suo campo largo è tanto sexy da attrarre un vecchio avversario, il quale sente a sua volta la necessità di una sponda corposa, benché infida, da cui ripartire. Ma come? L’alleanza organica che si profila è cosa ben diversa dal rapporto oscillante sulle cose che una forza centrista autonomamente mantiene tra le estreme. Organica significa seguire la linea del PD. Punto.
Perciò mi dispiace che Renzi alzi bandiera bianca. Se ê tattica non la capisco. Se è strategia tanto meno. Che voglia conquistare il PD dall’interno contando sui riformisti lì rimasti prigionieri? Se è così, mi ricorda l’eroico infiltrato delle ‘Quattro piume’, il romanzo di Alfred Woodley Mason. Tanti auguri Matteo. Che la forza sia con te. Ma non te la prendere se volo basso e sto con Marattin, che si candida a ereditare Italia Viva.
Posso capire che la doppia sconfitta elettorale abbia depresso Renzi fino a convincerlo di poter procedere con questo PD. Ma se non è ammattito del tutto ci metterà un attimo a ricordarsi che lui e Schlein sono acqua e olio in tutto? Politica estera, economica, sociale, giudiziaria, culturale.
Lui è pro Nato e Ucraina, lei pacifista; lui artefice del jobs act, lei per cancellarlo; lui garantista, lei manettara come si è appena visto anche a Genova; lui per la proprietà privata, lei per la squatter Salis; lui per la civiltà occidentale, lei woke per la cancel culture.
Faccio perfino fatica a capire l’inversione a U di un leader che fino a ieri era l’alfiere convinto del terzopolismo. Cosa lo ha convinto alla semplificazione estremista? Cosa gli fa credere di poter coesistere con AVS di Fratoianni/Bonelli che lo vedono come fumo negli occhi?
È vero che centro destra e centro sinistra ospitano entrambi molte anime. La Lega di Salvini, per esempio, corre in proprio come il M5S di Conte. Ma sembrano separati in casa. E comunque chi guida l’autobus è Meloni da un lato e Schlein dall’altro, senza nessuna forza intermedia esterna a far da arbitro.
È anche vero che le ultime europee hanno premiato le estreme quasi ovunque. Ma proprio la Francia dimostra che nessuna delle due è in grado di esprimere un governo, tanto che toccherà probabilmente a Macron trovare di nuovo una quadra terzopolista.
Dunque, Renzi o non Renzi, serve anche in Italia una forza centrista riformista. Calenda con la sua Azione e + Europa di Bonino non bastano. Ci vuole anche Italia Viva. Se Marattin ce la fa, la consistenza del terzo polo si conferma prossima al 7 per cento, il che darebbe anche a noi cani sciolti un punto di riferimento non effimero per sperare in un futuro degno. Poi magari Renzi ci ripensa e torna. Vai a sapere. Noi con Schlein mai.


ASTENSIONISMO: AREA STUDI LEGACOOP-IPSOS, SCARSA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI “ELETTIVE”
Assolutamente d’accordo con Riccarfo Catola !!!!!!!