La domanda, al punto in cui siamo, è la seguente: il 17 aprile Giorgia Meloni entrerà nello Studio Ovale e bacerà il culo (Kiss the ass) di Donald Trump, come Mr. President si aspetta da lei e da ogni altro leader che andranno a visitarlo e implorarlo, da quando è iniziata la guerra dei dazi da lui stesso dichiarata al mondo intero e in particolare all’Europa scroccona e truffatrice?
Difficilissimo fare una previsione con ragionevole margine di certezza, perché la nostra presidente del Consiglio sta in mezzo a un bivio e sarà tirata da due forze opposte: la sua amicizia con Ursula Von der Leyen e gli impegni presi con i vertici dell’UE da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina, da una parte, e, dall’altra, la tentazione sovranista e populista che appartiene alla sua storia passata ma che non si è del tutto assopita e forse continua a bruciare sotto la cenere.
Vero è che lei si è sempre proposta e immaginata come ponte tra il Vecchio Continente e l’America di Trump e Musk, ma è altrettanto vero che nessun incarico ufficiale le è mai stato affidato in tal senso. Molto probabilmente, per la sua terza trasferta a Washington, un colloquio via Zoom con l’amica di Bruxelles l’avrà fatto, ma il dubbio che di fronte all’imperatore americano lei si sciolga in un omaggio di tipo vassallatico (anche se ai tempi del feudalesimo i vassalli baciavano la pantofola del loro signore, di certo non il fondoschiena), con il sogno di ottenere uno “zero a zero” per il nostro Made in Italy, resta e come se resta.
Vedremo cosa sarà capace di fare, e allora capiremo da che parte sta: se intende continuare sulla strada della difesa dell’Ucraina sostenuta insieme all’UE e all’Inghilterra, e quindi almeno provare a negoziare una riduzione dei dazi per tutta l’Europa, visto che per altro la politica commerciale è l’unica vera prerogativa comunitaria; oppure giocherà la carta della trumpiana d’antan, con la speranza di tornare a Roma e annunciare alla Nazione che il costo dei Levi’s e del Ketchup Heinz non diverrà proibitivo per le nostre tasche.
Ovviamente, nel primo caso, Giorgia Meloni farebbe fare un passo significativo a tutto il suo partito verso la trasformazione in un partito conservatore liberale e quindi anche verso una convergenza con i popolari nel Parlamento europeo. Nel secondo caso, sarebbe evidente che l’anima sovranista da destra sociale, da antica missina e da reginetta dei campi Hobbit ha tirato il carro verso il basso, come faceva il cavallo alato nero nel famoso mito platonico. Ne riparliamo fra qualche giorno, ma non facciamoci troppe illusioni.
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IL BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE DELLA TOSCANA 2024
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