Ho partecipato negli scorsi giorni a un convegno sul tema “Separazione delle carriere in magistratura, cosa prevede la riforma e quali scenari apre il referendum”. E mi sono reso conto che il relatore, professore universitario di elevata esperienza e capacità aveva relazionato in maniera ampia sui tanti risvolti di questa riforma arricchendo le nostre conoscenze, senza tuttavia, giustamente, entrare nel merito delle polemiche che hanno accompagnato ed evidenziato i punti cruciali di tale riforma.
Cosicchè restava nel citato dibattito senza risposta la domanda posta da un partecipante : ma in concreto quali sono i punti critici ?
Ho quindi cercato nel mio successivo intervento, dalla parte del pubblico, di sintetizzare le critiche all’attuale sistema, evidenziando il fatto che, essendo il Consiglio Superiore della Magistratura un organo collegiale ove si assumono le decisioni a maggioranza, i suoi membri eletti in rappresentanza dei magistrati, organizzati per correnti, erano in grado numericamente di essere determinanti in ogni occasione per l’assegnazione dei posti direttivi, promozioni nomine e punizioni ( attualmente i giudici votano sui Pm e viceversa) sulla base di una griglia preparata nelle diverse correnti. E vi sono state negli ultimi anni varie critiche per come erano maturate alcune decisioni di tale organo.
Ho letto poi in data primo febbraio un articolo dell’importante giornalista Fabio Martini sull’ Huffington Post che afferma appunto che una brutta campagna referendaria è destinata a surriscaldarsi ogni giorno di più, ma nell’assoluta sbalorditiva rimozione della vera questione che ha accelerato la riforma: la trasformazione del Csm consiglio superiore della magistratura in un organismo incline alla lottizzazione dei più importanti incarichi della magistratura, una spartizione spesso poco meritocratica che ha finito per condizionare diversi processi contribuendo ad indirizzarli-e questo è il punto più dolente-in una direzione anziché in un’altra.
Tale rimozione riguarda secondo Martini sia l’associazione nazionale magistrati che i partiti del fronte del no, che sino ad oggi si sono guardati dall’accompagnare la propria opposizione alla riforma anche con una proposta motivata diversa da quella del ministro Nordio per eliminare le evidenti distorsioni che si sono verificate, per cui non hanno riconosciuto l’esistenza del problema.
Ma la sostanziale rimozione riguarda anche partiti della maggioranza schierati per il sì che parlano genericamente di potere delle correnti, ma non arrivano a spiegare il nodo del problema.
Il giornalista Martini ipotizza a tale proposito che vi sia da parte del fronte del sì l’intenzione di restare sul generico per probabilmente arrivare a un finale della campagna elettorale tutto giocato sugli errori giudiziari, cosa che porterebbe la critica non a colpire le degenerazioni di un sistema, ma a divenire accusa” tout court” alla magistratura di non riuscire a svolgere la propria funzione, come sarebbe dimostrato dai tanti errori giudiziari.
Una deriva polemica, quindi, che occorrerebbe evitare.
Ricordiamo a questo punto che la riforma istaura la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante in coerenza con la introduzione nel1989 dell’ attuale processo penale di tipo “accusatorio” (e quindi con un bel ritardo !) ) che prevede che il giudice non solo debba essere autonomo e indipendente, ma anche terzo e imparziale, per cui Pm e giudici apparterranno a carriere separate dell’ordine giudiziario (mentre attualmente in sede di Csm i giudici votano sulle carriere dei Pm e viceversa….).
Ne discende come conseguenza il fatto che sono stati previsti due consigli superiori della magistratura, quali organi di autogoverno della magistratura giudicante e requirente che opereranno ciascuno nell’ambito di propria competenza.
Nel prevedere la creazione di due Csm ne sono state modificate le modalità di elezione, per cui i magistrati non voteranno più sulla base di liste organizzate per correnti, ma è stata prevista l’estrazione a sorte tra tutti gli appartenenti alla categoria dei giudici o dei pubblici ministeri. In tal modo i giudici o Pm facenti parte del Csm non dovrebbero riconoscenza per la loro posizione all’ organizzazione della corrente nel cui ambito hanno ottenuto i voti necessari per essere eletti e quindi diminuirebbe l’influenza esercitata dalle correnti.
E questo aspetto, che dovrebbe fare da corollario alla separazione delle carriere, diventa invece il centro nevralgico della riforma. Quel che è conseguente alla separazione diviene il punto caratterizzante la riforma: togliere potere delle organizzazioni dei magistrati per evitare i fenomeni distorsivi lamentati nell’ambito della funzione dii autogoverno della magistratura.
Quindi il cittadino elettore si deve esprimere sia sulla separazione delle carriere, sia sulle modalità di organizzazione dei nuovi Csm (è prevista anche Alta Corte disciplinare per le irregolarità commesse dagli appartenenti a entrambi gli ordini dei magistrati) valutando sia il merito dell’introduzione della separazione delle carriere, sia le modalità previste per comporre i due Csm,
Peraltro, non vi è certezza che un sistema legato alla casualità elimini accordi sottobanco e voto di scambio, nel mentre il venir meno della rappresentanza proporzionale delle correnti dell’ Associazione magistrati elimina una sia pur blanda e indiretta forma di responsabilità delle stesse per l’operato del Csm.
A questo punto per l’elettore non resta che rifuggire dal prendere in considerazione gli aspetti meramente propagandistici della questione e tentare di essere consapevole dell’intera problematica, sia sotto il profilo di principio, sia in merito all’applicazione pratica della riforma e cercare di immaginare se lo scenario futuro sarà migliorativo della situazione attuale nella consapevolezza delle distorsioni lamentate.
Ed anche astenersi da una scelta politica pregiudiziale o formulata sulla base di petizioni di principio quali “la Costituzione non si tocca” di fonte a una riforma e a una procedura referendaria regolata da previsioni costituzionali!
Un consiglio, infine, a chi organizza dibattiti : alla base occorre certamente un esperto di diritto, ma affiancato da un opinionista che, libero dal dovere dell’esposizione scientifica, metta a fuoco le problematiche effettivamente al centro del dibattito !


MARIO DRAGHI: L’EUROPA FEDERALE È INDISPENSABILE
la riforma è necessaria, è coerente con la Costituzione e anzi cito, niente popodimenoché Vassalli che dichiarò a un giornalista, e lui pubblicò sul Financial times, nel 1987: “mi dispiace dover dire che la riforma del cpp non serve a molto senza la separazione delle carriere”. Certo che un buon cittadino non deve dare credito alle vignette propagandistiche che compaiono su FB o altrove, non è certo cosa da sciocca polemica partitica, ma questo non si può regolare per legge…