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RADIOGRAFIA DELLA MANOVRA DI BILANCIO: TANTI INTERVENTI, POCHE RISORSE

Messaggi e ammiccamenti all’opinione pubblica più che interventi strutturali.

di Mauro Grassi | 6 Novembre 2026

La Legge di bilancio 2027 si colloca in una fase nella quale la politica economica italiana è chiamata a confrontarsi con un insieme di vincoli particolarmente stringenti: la necessità di consolidare i conti pubblici, il permanere di una crescita economica moderata, le esigenze di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie e la necessità di rafforzare la competitività del sistema produttivo. In questo contesto, il Governo ha costruito una manovra che cerca di conciliare interventi di sostegno al reddito, misure fiscali, incentivi agli investimenti e rafforzamento di alcuni comparti strategici della spesa pubblica.

Il disegno di legge di bilancio, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre 2026, presenta un valore complessivo di circa 26 miliardi di euro per il 2027 e 27 miliardi per il 2028. Si tratta di un intervento superiore alle dimensioni inizialmente delineate nel Documento programmatico di bilancio, che indicava una manovra di circa 23,5 miliardi. La differenza riflette il successivo consolidamento delle misure e delle relative coperture nella fase di definizione del provvedimento.

L’impostazione complessiva conferma alcune direttrici già presenti nelle precedenti leggi di bilancio: sostegno alle famiglie, riduzione del carico fiscale sul lavoro, incentivi all’occupazione, attenzione alla natalità e rafforzamento degli investimenti. La novità non risiede tanto nell’individuazione di nuove politiche strutturali, quanto nella concentrazione delle risorse su un insieme di priorità che il Governo considera essenziali per sostenere la domanda interna e accompagnare la crescita.

 La componente più rilevante è rappresentata dalle politiche per le famiglie e dalla spesa sociale, alle quali sono inizialmente attribuiti circa 5 miliardi di euro. Seguono la difesa e la sicurezza, con circa 4,5 miliardi, il sostegno alle imprese, con circa 3,3 miliardi, e gli investimenti infrastrutturali, con circa 3,1 miliardi.

Alla sanità sono destinati circa 2,4 miliardi nel quadro programmatico iniziale, mentre le misure fiscali assorbono circa 2,2 miliardi. È inoltre previsto un fondo da circa 1,9 miliardi di euro per le sentenze, insieme a ulteriori interventi a favore degli enti territoriali e di altri comparti della pubblica amministrazione.

Questa distribuzione evidenzia una manovra nella quale le politiche sociali e familiari mantengono un ruolo centrale, mentre una quota significativa delle risorse viene indirizzata alla sicurezza, alla competitività delle imprese e agli investimenti pubblici

Sul versante fiscale, uno degli interventi più significativi riguarda l’estensione dell’aliquota IRPEF del 33% ai redditi fino a 55.000 euro, attraverso l’ampliamento dello scaglione precedentemente delimitato a 50.000 euro. La misura, prevista per il 2027, determina un beneficio massimo stimato in circa 500 euro annui per contribuente e interessa, secondo le stime diffuse dal Governo, circa 3,2 milioni di contribuenti.

L’intervento si inserisce nel percorso di revisione della struttura dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e mira a ridurre il prelievo sul segmento dei redditi medio-alti, con particolare attenzione al cosiddetto ceto medio.

Accanto alla revisione dell’IRPEF, la manovra interviene sulla tassazione del lavoro. È prevista un’imposta sostitutiva agevolata sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali nel settore privato, mentre per i lavoratori under 30 con redditi entro determinate soglie sono introdotte agevolazioni sugli aumenti salariali. Viene inoltre prevista una tassazione agevolata delle maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e a turni.

Sul fronte dell’occupazione, la manovra conferma gli incentivi fiscali alle assunzioni, attraverso una maggiorazione della deducibilità del costo del lavoro: fino al 140% per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 36 e fino al 180% per quelle riguardanti madri lavoratrici appartenenti alle categorie previste dalla normativa.

Per le partite IVA viene inoltre innalzata da 85.000 a 100.000 euro la soglia di ricavi e compensi per l’accesso al regime forfettario, con specifiche regole di uscita dal regime e applicazione dell’IVA.

Le politiche familiari costituiscono la principale area di intervento in termini di risorse programmate. L’obiettivo dichiarato è sostenere la natalità, rafforzare la conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari e offrire un contributo al reddito delle famiglie con figli.

Tra le misure più rilevanti figura il rafforzamento dei congedi parentali, con un ulteriore mese retribuito all’80%, che porta a quattro i mesi complessivamente interessati dall’agevolazione e prevede maggiorazioni per i figli successivi.

È inoltre introdotto un contributo previdenziale destinato ai nuovi nati, attraverso un versamento INPS di 100 euro annui in un apposito salvadanaio, utilizzabile al compimento della maggiore età per finalità formative, previdenziali o di avvio di attività.

Particolare attenzione è riservata anche alla popolazione anziana. La manovra introduce una carta da 300 euro destinata agli over 75 con redditi pensionistici entro 28.000 euro, per il sostegno alle spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale. La misura, secondo le informazioni diffuse, dispone di una dotazione di circa 1,6 miliardi di euro e interessa una platea potenziale di circa 5,5 milioni di persone.

La sanità rappresenta uno dei capitoli più rilevanti della manovra, sia per l’entità delle risorse aggiuntive sia per le criticità che caratterizzano il funzionamento del Servizio sanitario nazionale.

Il finanziamento del Fondo sanitario nazionale raggiunge nel 2027 circa 146,3 miliardi di euro, con un incremento di circa 3,4 miliardi rispetto al 2026. L’aumento comprende risorse già previste dalla precedente legislazione e ulteriori stanziamenti della nuova manovra: non deve pertanto essere interpretato come un incremento interamente riconducibile alla sola Legge di bilancio 2027.

Una parte delle risorse è destinata al personale sanitario, con particolare attenzione al rafforzamento delle indennità per i medici dei pronto soccorso, mentre ulteriori interventi riguardano l’aggiornamento delle tariffe ospedaliere, il trattamento delle patologie neurodegenerative e il finanziamento delle prestazioni.

Sul versante dei dispositivi medici viene innalzato il tetto di spesa al 4,7% e lo Stato interviene con una copertura di circa 1,4 miliardi di euro sul payback relativo al periodo 2019-2023, a fronte di un importo complessivo dovuto dalle imprese di circa 4 miliardi.

Rimane tuttavia aperta una questione di fondo: la crescita nominale delle risorse non coincide necessariamente con un rafforzamento del finanziamento sanitario in rapporto alla ricchezza nazionale. Le proiezioni disponibili collocano infatti la spesa sanitaria pubblica italiana intorno al 6,4% del PIL nel 2027, un livello sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente.

Il confronto internazionale rende più evidente il problema. Secondo i dati Eurostat 2024, la spesa pubblica per la funzione sanitaria, misurata secondo la classificazione COFOG, si colloca intorno all’8,9% del PIL in Francia, al 7,6% in Germania, al 6,6% in Italia e al 6,5% in Spagna. Pur tenendo conto delle differenze organizzative e istituzionali dei diversi sistemi sanitari, il divario con la Francia e la Germania segnala una diversa intensità dell’impegno pubblico nel finanziamento della sanità.

Il sostegno al sistema produttivo costituisce un’altra componente significativa della manovra, con risorse inizialmente quantificate in circa 3,3 miliardi di euro.

Gli interventi sono orientati soprattutto al contenimento dei costi energetici e al sostegno degli investimenti. Sono previste misure a favore delle imprese per ridurre l’impatto del costo dell’energia elettrica, insieme a incentivi per gli investimenti in impianti fotovoltaici, per la produzione di biometano e per la riconversione degli impianti a biogas esistenti.

Un ruolo importante è attribuito anche agli investimenti nel Mezzogiorno, attraverso il rafforzamento degli strumenti di incentivazione fiscale e del credito d’imposta per la ZES unica. Si tratta di interventi che puntano a sostenere la capacità produttiva, favorire la localizzazione degli investimenti e ridurre alcuni dei divari territoriali che continuano a caratterizzare il sistema economico italiano.

Sul versante delle infrastrutture, il quadro programmatico individua circa 3,1 miliardi di euro, con particolare riferimento al rafforzamento della rete ferroviaria e al potenziamento delle infrastrutture pubbliche. Sono interessati anche edifici scolastici, ospedali, università, impianti sportivi e bacini idroelettrici.

Sul fronte previdenziale, la manovra conferma l’APE sociale e istituisce un fondo da 850 milioni di euro annui fino al 2029 per favorire la flessibilità in uscita dal mercato del lavoro, rinviando a un successivo provvedimento la definizione delle condizioni di accesso e della platea dei beneficiari. E’ noto che su questo punto c’è una certa differenziazione di impostazione fra la Lega da una parte e FdI e Forza Italia dall’altra.

Contemporaneamente, interviene sui meccanismi di rivalutazione delle pensioni, prevedendo una tutela piena per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo e una progressiva riduzione della rivalutazione per gli importi superiori. La misura determina un contenimento della dinamica della spesa previdenziale e rappresenta una delle componenti di razionalizzazione della spesa pubblica.

Per il comparto della difesa e della sicurezza sono inizialmente previsti circa 4,5 miliardi di euro. Le risorse sono destinate al rafforzamento delle capacità operative, al finanziamento delle missioni internazionali e al potenziamento degli organici. Tra gli interventi specifici figurano il programma di reintroduzione dei Carabinieri ausiliari e il finanziamento del programma aeronautico GCAP.

Per la scuola sono previsti circa 650 milioni di euro nel triennio per interventi di efficientamento energetico degli edifici, mentre la manovra introduce una riduzione degli organici di docenti e personale ATA, con un risparmio stimato a regime di circa 252 milioni di euro annui dal 2028.

La struttura della manovra riflette la necessità di reperire risorse in un quadro di finanza pubblica ancora condizionato dal percorso di rientro del deficit e dagli impegni assunti in sede europea.

Le coperture individuate dal Governo si basano principalmente su tre direttrici: il ricorso alla flessibilità prevista dalle regole europee, il contributo richiesto ad alcuni comparti economici e il contenimento della spesa delle amministrazioni centrali.

Nel Documento programmatico di bilancio il contributo del settore finanziario è quantificato in circa 5 miliardi di euro, mentre ulteriori entrate sono attese dal settore energetico e da quello dei giochi. A queste componenti si aggiungono risparmi derivanti dalla revisione delle spese dei Ministeri e della Presidenza del Consiglio, inizialmente quantificati in circa un miliardo.

La flessibilità europea costituisce un elemento importante del quadro finanziario, in particolare per il trattamento delle maggiori spese per difesa e sicurezza. Il ricorso a tale margine consente di conciliare, almeno in parte, l’incremento delle risorse destinate a specifiche priorità con il rispetto del percorso di aggiustamento dei conti pubblici.

L’analisi delle misure e della loro consistenza finanziaria suggerisce tuttavia alcune considerazioni di fondo. Una manovra di circa 26 miliardi di euro, in un Paese che deve intervenire contemporaneamente su fiscalità, sanità, previdenza, salari, natalità, competitività industriale, infrastrutture e divari territoriali, dispone inevitabilmente di margini limitati. Il risultato è una politica economica che tocca numerosi ambiti, ma difficilmente riesce a imprimere a ciascuno di essi un impulso di intensità tale da modificarne significativamente le condizioni strutturali. È il caso della riforma fiscale: una riduzione dell’IRPEF che può determinare un beneficio massimo di circa 500 euro annui per contribuente rappresenta un alleggerimento del prelievo, ma ha una capacità limitata di incidere sul reddito disponibile e sui consumi delle famiglie.

Analoga considerazione vale per la sanità. Le risorse aggiuntive consentono di sostenere il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, ma non sembrano sufficienti ad avviare un effettivo recupero del divario con i principali Paesi europei. L’incidenza della spesa sanitaria italiana sul PIL rimane infatti sensibilmente inferiore a quella francese e tedesca. In altri termini, si interviene per contenere le criticità e mantenere il funzionamento del sistema, più che per realizzare un suo significativo rafforzamento strutturale. La stessa limitatezza delle risorse si ritrova, con intensità diverse, negli interventi per le famiglie, nelle politiche previdenziali e nel sostegno agli investimenti.

Una parte rilevante delle entrate attese deriva dal contributo richiesto ai settori bancario, assicurativo ed energetico, attraverso accordi, prelievi e misure di carattere settoriale. Si tratta di risorse che possono contribuire a finanziare gli interventi nel breve periodo, ma che presentano caratteristiche differenti rispetto a entrate strutturali e ricorrenti del sistema tributario. La loro disponibilità dipende infatti dall’andamento economico e reddituale di specifici comparti, da accordi e da decisioni regolatorie, e non necessariamente da una crescita stabile della base imponibile complessiva del Paese. Ne deriva una questione di sostenibilità: finanziare misure permanenti con entrate di natura contingente o legate a condizioni settoriali favorevoli può rendere più complessa la programmazione pluriennale della spesa e la continuità degli interventi.

La manovra affronta infine questioni importanti e socialmente rilevanti: favorire le famiglie con figli, sostenere i nuclei a basso reddito e la popolazione anziana, incentivare le imprese che investono, migliorare la remunerazione del lavoro attraverso la detassazione degli incrementi contrattuali e delle prestazioni straordinarie, favorire l’occupazione e accompagnare gli investimenti produttivi. Sono obiettivi condivisibili sul piano delle finalità economiche e sociali, ma la loro concreta efficacia deve essere valutata anche alla luce dell’entità dei benefici individuali. Una volta ripartite tra le platee interessate, le risorse si traducono spesso in vantaggi economici di dimensione contenuta, che possono offrire un sostegno puntuale, ma difficilmente modificano in modo sostanziale le condizioni economiche dei beneficiari. La detassazione di una componente salariale, ad esempio, può aumentare il netto in busta paga, ma non sostituisce una crescita strutturale delle retribuzioni; analogamente, un contributo alle famiglie può alleviare alcune spese, ma non risolve le difficoltà legate al costo della vita, alla casa e alla conciliazione tra lavoro e cura.

La questione di fondo è dunque quella della distanza tra l’ampiezza degli obiettivi dichiarati e la capacità finanziaria di realizzarli. La Manovra 2027 interviene su numerosi fronti e distribuisce risorse verso una pluralità di destinatari, ma lo fa prevalentemente attraverso misure selettive, incentivi circoscritti e trasferimenti di importo contenuto. Ne emerge una politica economica orientata soprattutto alla gestione delle esigenze immediate, piuttosto che alla trasformazione delle principali criticità strutturali del Paese.

Il tema non è soltanto quanto si spende, ma soprattutto quale cambiamento le risorse disponibili siano in grado di produrre. Per rafforzare stabilmente il potere d’acquisto, recuperare il finanziamento della sanità, sostenere la natalità, rilanciare gli investimenti e accrescere la produttività occorrono interventi di maggiore continuità e intensità finanziaria. In assenza di questa dimensione, il rischio è che la manovra finisca per perseguire molti obiettivi senza riuscire a imprimere a nessuno di essi una svolta realmente significativa.

Insomma, questo paese, o mette mano a riforme strutturali significative rendendo in tal modo più flessibile e riallocabile una gran parte della spesa pubblica attuale, cosa che doveva essere fatta col PNRR ma che sembra appena avviata, oppure continuerà, qualunque sia il Governo, con manovre che danno “messaggi e ammiccamenti” all’opinione pubblica ma che non spostano di molto la traiettoria strutturale dello sviluppo economico, sociale e ambientale.

Con l’autorizzazione dell’autore

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Pubblicato in : Apertura, Economia, Politica

Info Mauro Grassi

Mauro Grassi. Nato e residente a Firenze. Laureato in statistica e in economia a pieni voti. E’ stato Direttore di ricerca all’Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana) fino al 2000. Quindi Direttore Generale della Regione Toscana fino al 2011. Dopo una breve esperienza di Assessore all’Ambiente e all’Urbanistica al Comune di Livorno ha svolto dal 2013 incarichi di direzione presso il Ministero delle Infrastrutture e la Presidenza del Consiglio (Direttore di #Italiasicura). Attualmente svolge attività di Consulenza in campo ambientale.

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