Sarebbe bello avere una proposta salvifica da offrire, però mi limito a pensare a come la Toscana può rispondere alle rapide trasformazioni di questi ns. tempi. Negli ultimi anni il personale impegno nelle Acli mi ha consentito di approfondire la questione dello sviluppo socio-economico e così desidero incrociare la mia riflessione con i risultati emersi da una indagine promossa dalle Acli regionali, a cura di IREF (Istituto di Ricerche Educative e Formative) sul lavoro che cambia in Toscana di fronte alle transizioni digitale, ecologica e demografica.
Nei prossimi cinque anni in Toscana saranno necessari oltre 200.000 nuovi lavoratori, in gran parte per sostituire i pensionamenti. L’industria è il settore con più necessità e quindi maggiore difficoltà di reperimento di forza lavoro qualificata. Il nodo principale è quello delle competenze: digitali e ambientali (difficili da reperire almeno per la metà del fabbisogno lavorativo). Nel settore privato quasi un terzo del fabbisogno di manodopera sarà coperto da lavoratori stranieri. Infine lo squilibrio demografico accentua il mismatch generazionale e nelle aree interne mette a rischio comparti produttivi.
Il mondo del lavoro è in profonda trasformazione e il futuro economico e sociale dei territori, in Europa, in Italia e anche in Toscana, sarà determinato dalle tre grandi transizioni: digitale, ecologica e demografica. Tutto ciò, già da adesso, porta a modificare il modo di produrre, le competenze richieste e l’organizzazione delle imprese. Questa la sfida che la Toscana, con un tessuto produttivo formato da numerose piccole e medie imprese, importanti settori industriali e manifatturieri, un turismo molto sviluppato, un patrimonio agricolo e ambientale rilevante, deve cogliere per un futuro senza declino.
La transizione digitale sta cambiando profondamente le attività economiche e i settori tradizionali (tessile, moda, meccanica, agroalimentare, artigianato, ecc.) ne sono pienamente coinvolti. L’introduzione di automazione, intelligenza artificiale, robotica e strumenti digitali permette alle imprese di aumentare la produttività, competere nel mercato globale e creare nuovi servizi, però allo stesso tempo mansioni ripetitive possono essere automatizzate e alcune competenze diventare obsolete. Oltre alle competenze digitali di base è fondamentale adattarsi a strumenti tecnologici che cambiano rapidamente.
La seconda grande trasformazione è quella ecologica. La riduzione delle emissioni, l’utilizzo efficiente delle risorse e la sostenibilità stanno modificando il sistema produttivo verso una vera green economy. Per la Toscana questa transizione rappresenta un’opportunità, può favorire la nascita di nuove professioni legate alle energie rinnovabili, all’economia circolare, alla mobilità sostenibile e alla tutela del territorio. Inoltre, possedere conoscenze relative alla sostenibilità ambientale sarà strategico anche per le professioni tradizionali.
La terza trasformazione riguarda la demografia. La Toscana, come molte altre regioni italiane, deve confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione, la diminuzione delle nascite e la conseguente riduzione della popolazione in età lavorativa. Questo fenomeno diminuisce il numero delle persone disponibili a lavorare e le imprese incontrano difficoltà nel trovare personale, di conseguenza si dovrà favorire l’aggiornamento delle competenze dei lavoratori più anziani e prolungare positivamente la vita professionale. Un ruolo importante sarà svolto dall’immigrazione e dall’inserimento lavorativo delle persone che oggi partecipano meno al mercato del lavoro.
In tutti i casi sarà necessario investire nella formazione, accompagnare con percorsi di riqualificazione imprese e lavoratori legati a processi produttivi ad alto impatto ambientale. La formazione continua assume un’importanza straordinaria.
La questione centrale diventa quindi quella delle competenze e Il futuro del lavoro e dello sviluppo industriale in Toscana dipende dalla capacità della guida politica di capire le trasformazioni così da sostenere, sviluppare e mettere in più stretta relazione alcuni degli attuali punti di forza delle Toscana: università e centri di ricerca, fondazioni ITS e istituti superiori, associazioni di categorie economiche, distretti industriali, settore turistico, patrimonio culturale e ambientale. Se tutto questo accade, allora è possibile contestualmente parlare di attrazione degli investimenti e creazione di infrastrutture che volutamente non ho affrontato ma di cui la Toscana ha certamente necessità.
Insomma serve la capacità di investire nelle persone, nella conoscenza, nell’innovazione e farlo almeno alla stessa velocità dei cambiamenti.


LA DEMOCRAZIA HA BISOGNO DI INSEGNANTI CHE STIANO BENE
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