Putin ha detto di essere pronto al dialogo con l’UE, ma ha proposto Gerhard Schroeder.
È insieme un passo avanti e una trappola.
Il passo avanti è riconoscere che la sicurezza europea va negoziata con l’Europa. La trappola è proporre un uomo che, dopo aver lasciato la cancelleria nel 2005, ha assunto quasi subito un incarico come chairman di un consorzio del gasdotto tedesco-russo e che, secondo il ministro tedesco per l’Europa, non ha le credenziali di honest broker perché “heavily influenced by Mr Putin”.
La stessa Alta Rappresentante Kaja Kallas ha detto che permetterebbe a Schroeder di “be sitting on both sides of the table” e che “Europe will never be a neutral mediator because we are on Ukraine’s side”. Vero, non siamo neutrali. Ma non siamo neanche l’Ucraina. E qui sta il margine storico dell’UE.
Kyiv non può cedere su sovranità e territori: è esistenziale. L’UE invece ha un margine proprio, che né Washington né Kyiv possono offrire: una nuova architettura di controllo degli armamenti in Europa dopo la fine dell’INF, regole su esercitazioni e missili a medio raggio, il dossier sanzioni e i 200 miliardi di asset russi congelati, la garanzia che l’UE resti comunità economica e non diventi blocco militare – distinzione che Mosca stessa ha fatto quando ha detto di non opporsi all’adesione dell’Ucraina all’UE.
Se l’UE si presenta al tavolo con la posizione ucraina fotocopiata, Putin dirà che parla solo con Trump. Se si presenta con una posizione europea – non neutrale, ma distinta, con cose proprie da dare e da chiedere – diventa indispensabile. L’UE non è un impero, non ha un imperatore. Non può avere un solo rappresentante senza spaccarsi tra Parigi, Berlino, Varsavia e Budapest.
La mossa più europea è un’altra: i Volenterosi – oggi 35 Stati, definiti da von der Leyen “second line of defence” dopo l’esercito ucraino – concordano una rosa di tre nomi credibili, accettati da Kyiv e dai 27, e
lasciano a Mosca la scelta tra i tre. È la formula del federalismo pragmatico evocata da Draghi: coalizioni di volenterosi attorno a interessi strategici condivisi, riconoscendo che non tutti devono muoversi allo stesso ritmo.
L’impero impone il suo uomo. L’Europa offre una scelta dentro un perimetro suo. Se Putin rifiuta anche tre nomi non compromessi, sarà chiaro a tutti che il problema non era Schroeder, ma che non voleva parlare con l’Europa. Non lasciamoci scappare un ruolo storico e soprattutto non lasciamoci sfuggire un’occasione di Pace.
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FIRENZE E IL CORAGGIO DELLA POLITICA (21)
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