• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla nostra newsletter

  • Facebook
Solo Riformisti

Solo Riformisti

Uno spazio aperto al confronto, civile e concreto, e un’occasione di riflessione. Per restare ancorati alla realtà, senza rinunciare agli ideali, per rifiutare le posizioni ideologiche, per riaffermare i valori democratici.

  • Solo Riformisti
  • Politica
  • Economia
  • Esteri
  • Cultura
  • Opinioni
  • Archivio articoli

POLITICHE INDUSTRIALI EUROPEE IDEOLOGICHE ADESSO BASTA

È necessario che l’Europa si liberi subito dai vincoli ideologici. È evidente che la questione non può essere affrontata solo in una cornice europea: richiede una visione e una governance globali.

di Amedeo Lepore | 10 Dicembre 2024

La questione del destino dell’industria all’interno della transizione ambientale emerge con sempre più forza. È necessario che l’Europa si liberi subito dai vincoli ideologici. È evidente che la questione non può essere affrontata solo in una cornice europea: richiede una visione e una governance globali. A maggior ragione, se molti dei Paesi che concorrono all’inquinamento atmosferico e all’impatto negativo sul clima sono al di fuori del nostro continente e se, perdipiù, una politica di riequilibrio richiede grande cura per vaste aree geografiche in via di sviluppo. Il disaccoppiamento in atto tra Stati Uniti e Cina, che complica le cose sul versante delle strategie produttive e del ritorno al protezionismo, sollecita un’iniziativa accorta e un ruolo di cerniera dell’Europa. Questo è il motivo per puntare a un ribaltamento di paradigma, imperniato su una modernizzazione produttiva dotata di tutti gli strumenti necessari alle imprese per assicurare progresso economico anziché decrescita. Il cambiamento climatico non è un fenomeno inconsueto, dato che le temperature mondiali hanno sempre subito variazioni. Eppure, solo con lo sviluppo della prima rivoluzione industriale, Jean Baptiste Joseph Fourier teorizzò il cosiddetto “effetto serra” (1824) e Svante Arrhenius, nel pieno della seconda, studiò l’alterazione della composizione dell’atmosfera e il conseguente riscaldamento del clima provocati dalla combustione del carbone (1896). Un secolo dopo, a seguito delle crisi petrolifere e della nascita di una nuova coscienza per la sostenibilità ambientale, l’ONU formava il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, con il compito di elaborare un rapporto sull’aumento delle temperature (1990). Nel 1992 la Conferenza sull’Ambiente e sullo sviluppo delle Nazioni Unite approvava la Convenzione quadro sul climate change, dando origine alla Conferenza delle Parti (COP), e nel 1995 veniva convocata la Conferenza sui mutamenti del clima a Berlino, iniziando gli incontri di vertice con l’obiettivo di porre al centro delle strategie globali la riduzione del surriscaldamento del pianeta. Da allora, si sono succedute riunioni con cadenza annuale e risultati alterni, che hanno contribuito, in ogni caso, all’avvio di una transizione ambientale. La COP29, conclusa a fine novembre, aveva in programma tematiche di grande importanza su: finanza climatica, con un nuovo stanziamento generale e un sostegno ai Paesi vulnerabili; mercati del carbonio, con un approccio coordinato per la diminuzione delle emissioni; nuovi piani nazionali, con l’aggiornamento degli impegni per la transizione energetica; geopolitica e sfide politiche, con lo sguardo rivolto al riassetto delle relazioni mondiali. Nel corso dei lavori si sono registrati limitati progressi della discussione, ma anche notevoli divergenze su almeno tre punti: l’articolazione del rapporto tra la mitigazione, l’energia e le questioni finanziarie; il nuovo dispositivo europeo di carbon tax; i criteri per i mercati del carbonio e le compensazioni sostitutive di reali decrementi delle emissioni. La dichiarazione finale del G20 a Rio de Janeiro su “Sviluppo sostenibile, transizioni energetiche e azione per il clima” ha fornito un supporto per affrontare l’impasse di COP29, anche grazie alla previsione di azioni per un’economia circolare volta a ridurre i rifiuti e l’inquinamento da plastica. Tuttavia, Il compromesso raggiunto in sede di COP29 ha evidenziato che il meccanismo di finanziamento climatico (la relazione tra prestiti, concessioni, da una parte, e sovvenzioni, per tenere conto della crisi del debito, dall’altra) costituisce un argomento critico, con una differenziazione evidente tra i Paesi in via di sviluppo e quelli avanzati. L’accordo economico sottoscritto al termine dell’incontro ha previsto la destinazione di almeno 300 miliardi di dollari all’anno fino al 2035 dai Paesi industrializzati a quelli meno sviluppati, come supporto alle misure di contrasto al cambiamento climatico. I Paesi non inseriti formalmente nella Convenzione dell’ONU sul clima tra quelli sviluppati, pur avendo un peso rilevante nelle emissioni (Cina, Corea del Sud, Paesi OPEC), sono spinti a contribuire finanziariamente, ma non hanno alcun obbligo a farlo. La mancanza nel documento di Baku di piani concreti per migliorare le condizioni climatiche e favorire la mitigazione delle emissioni, così come l’assenza di propositi ambiziosi per il sostegno alla finanza climatica e alle perdite dei Paesi più esposti sul versante del debito, denota una situazione di stallo. Perciò, da un lato, occorre continuare a lavorare nelle istituzioni internazionali, concependo modelli più efficaci di funzionamento, per fare della transizione ambientale ed energetica un aspetto del riequilibrio degli assetti globali. Dall’altro, bisogna superare le visioni ideologiche che spostano in direzioni impraticabili la ricerca di soluzioni ai problemi aperti, ripensando la strategia per il mutamento climatico attraverso l’inserimento dei fattori di crescita accanto a quelli di sostenibilità. Una svolta in questo campo può avvenire con l’attuazione del paradigma della bioeconomia circolare, che integra obiettivi di riduzione degli impatti sul clima e sull’ambiente con strumenti industriali essenziali per il mondo del futuro: gli investimenti nell’innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale e la crescita di competitività. In questo modo, si può provare a costruire una convergenza strutturale tra gli interessi dei Paesi in via di sviluppo e quelli dei Paesi emergenti e sviluppati.

.

Please follow and like us:
error
fb-share-icon
Tweet
fb-share-icon
Pubblicato in : Economia, Politica

Info Amedeo Lepore

Professore Ordinario di Storia Economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, dove è titolare dei corsi di Storia Economica, di Storia dell’Impresa e della Finanza, di Evoluzione del Capitalismo, delle Tecnologie e della Finanza. È docente di Storia dell’Economia e dell’Impresa alla Luiss Guido Carli di Roma. Ha svolto insegnamenti in diverse Università italiane e straniere. È componente del Consiglio di Amministrazione e della SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno). È socio dell’Accademia Pontaniana, nella Classe di Scienze Morali. Fa parte di Comitati scientifici e di Redazione di varie riviste nazionali e internazionali. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali per la sua attività di studio e di ricerca. Ha pubblicato volumi e saggi, in Italia e all’estero, su temi riguardanti la storia economica italiana ed europea; la storia d’impresa, della contabilità e del marketing; la storia del pensiero economico. I suoi attuali ambiti di ricerca riguardano la storia dell’economia euro-atlantica, il processo di globalizzazione nei suoi vari aspetti, l’impatto sull’economia della pandemia di Covid-19, l’evoluzione dell’impresa, la storia del dualismo economico italiano. Ha svolto anche ruoli istituzionali legati alle sue competenze economiche, da ultimo come Assessore alle attività produttive della Regione Campania.

Post precedente:LA FINANZA PUBBLICA REGIONALE NELLA PROSSIMA LEGISLATURA
Post successivo:2025: SERENO VARIABILE CON QUALCHE SCHIARITA

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra newsletter

Leggi anche

“BANCHE, CREDITO E FLUTTUAZIONI ECONOMICHE”Discorso di Ben S.  Bernanke alla consegna del Premio Nobel per l’Economia 2022

23 Ottobre 2024 | Bernard S. Bernanke

STATO, MERCATO E COOPERAZIONE: LA SINTESI INNOVATIVA POSSIBILE

4 Ottobre 2024 | Amedeo Lepore

SPECIALE QUARTA REPUBBLICA: IN RICORDO DEL 7 OTTOBRE 2023

5 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

OCCIDENTE IN CRISI? LA SOLUZIONE È NON CERCARE “LA” SOLUZIONE

4 Ottobre 2026 | Danilo Breschi

“IL GENOCIDIO” DATO IN PASTO AI BAMBINI”: LA PACE A SENSO UNICO DEL SINDACO DI PISTOIA

2 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

GOVERNARE LA GLOBALIZZAZIONE LA VERA SFIDA PER IL FUTURO

2 Ottobre 2026 | Amedeo Lepore

CON TROPPI IMMIGRATI, LE SCUOLE DIVENTANO GHETTI

2 Ottobre 2026 | Giovanni Cominelli

Ultimi commenti

  • Zeffiro Ciuffoletti su CHI HA SCELTO E CHI NO
  • Francesca su REINDUSTRIALIZZARE: UNA A SFIDA CHE SI PUO’ VINCERE (ANCHE IN TOSCANA) [16]
  • Roberto Casula su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto Catazano su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto su IL BIVIO FATALE DEL PD
  • Alessanro Tosi su SANITÀ, È ORA DI CAMBIARE
  • Renato Campinoti su TOSCANA, AUREA MEDIOCRITAS? [4]
  • Redazione Solo Riformisti su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • MARIELLA su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • Renzo Fagioli su LE DIFFICOLTÀ DELLA TOSCANA [3]

Solo Riformisti

PARTECIPA

Chi vuole può partecipare con articoli, suggerimenti, idee. Scriveteci a: redazione@soloriformisti.it.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

VAI AL FORM DI ISCRIZIONE

LINK RAPIDI

  • Accesso autori
  • Utilizzo dei Cookies

Seguici su Facebook

Segui la nostra pagina su Facebook

  • Facebook

SoloRiformisti.it. Periodico di area riformista del Circolo SoloRiformisti. | E-Mail: redazione@soloriformisti.it

We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue to use this site we will assume that you are happy with it.