C’è un tratto ricorrente nella politica italiana e cioè che da anni la sinistra vuole far credere e si presenta come la custode della moralità, dei diritti, della democrazia, della civiltà, della “cultura”. Eppure basta osservare con un minimo di attenzione ciò che dice, ciò che fa e ciò che pretende, per scoprire solo un mosaico di contraddizioni che non si incastra mai e negli ultimi anni questo mosaico è diventato addirittura un murales enorme, vistoso, e impossibile da ignorare.
Gli italiani tra un anno saranno messi di fronte alla scelta se dare ancora fiducia al governo della destra sociale di Giorgia Meloni o rischiare il cambiamento verso qualcosa che a mio parere giudico invece potenzialmente “reazionario”.
Al di là dell’accozzaglia elettorale del cosiddetto “campo LAVROV”, in disaccordo su tutto e più di tutto, certe strizzate d’occhio di questa sinistra a movimenti filo Hamas, la simpatia per l’islamismo, ad Askatasuna e a chi attacca sistematicamente le forze dell’ordine sono, insieme alla mancanza di un vero programma di governo, tra gli elementi che realizzeranno per questa sinistra una sonora sconfitta.
Analizziamo quindi i punti che rendono questa sinistra inaffidabile.
1. La sinistra trasforma ogni tragedia in un comizio
Ogni fatto di cronaca diventa un’occasione per attaccare il governo. Non importa cosa sia successo, chi siano le vittime, quali siano le responsabilità: la narrazione è già pronta.
Fosse anche che piove o fa caldo sarà sempre colpa della Meloni e così la tragedia non è più un evento da capire ma un contenitore da riempire con slogan, il dolore diventa un argomento e la realtà diventa un pretesto.
E chi non si allinea viene accusato di insensibilità, immoralità, complicità e così per questa sinistra il dissenso non è più un’opinione ma una colpa.
2. Il Pride trasformato in un corteo geopolitico
Il Pride nasce per difendere chi viene discriminato per ciò che è.
Con questa sinistra è diventato un palcoscenico dove sfilano:
- sindacati
- movimenti identitari
- gruppi propal
- cause che nulla hanno a che vedere con i diritti LGBTQ+
E il risultato è a dir poco grottesco: si difendono culture che, nei loro Paesi, quei diritti li vietano, li reprimono, li puniscono.
La sinistra dice “inclusione”, ma finisce per includere chi considera la libertà un peccato.
Dice “diritti”, ma porta in piazza chi quei diritti li cancella.
Dice “progressismo”, ma abbraccia culture che non hanno nulla di progressista.
3. La memoria storica usata come arma retorica
Il caso del “genocidio a Gaza” è emblematico.
Una dichiarazione politica che:
- ignora la mancanza di sentenze internazionali
- usa un termine gravissimo come slogan
- arriva a paragonare eventi non comparabili
- trasforma la storia in un campo di battaglia ideologico
La Shoah così diventa un dettaglio, la complessità diventa un ostacolo e la storia diventa un megafono.
4. La sicurezza come tema da minimizzare
Quando la realtà diventa scomoda, la sinistra la trasforma in narrazione e così la criminalità non è criminalità ma “contesto sociale” da comprendere, violenza non è violenza ma “disagio” e le vittime non sono vittime ma “strumentalizzate dalla destra”.
Il risultato è una distanza siderale dalla vita quotidiana delle persone, una politica cioè che sembra più preoccupata di non offendere il colpevole che di proteggere la vittima.
5. La geopolitica come identità, non come analisi
La sinistra occidentale difende cause che, nei Paesi d’origine, reprimono:
- libertà
- diritti civili
- autodeterminazione
- laicità
- diversità
Ma così difende chi non difende noi, giustifica chi non ci giustificherebbe mai e coccola chi non ricambierebbe.
È un paradosso culturale che non si può ignorare.
6. Il moralismo come sostituto della politica
- La sinistra non discute: giudica.
- Non analizza: condanna.
- Non propone: accusa.
E così il dibattito diventa un tribunale morale e chi non è d’accordo non è “diverso” ma è semplicemente “sbagliato”.
È così con questa sinistra la politica diventa catechismo e la complessità diventa eresia.
7. Una identità politica che non sa più chi è
La sinistra oggi non è più:
- socialista
- liberale
- progressista
- riformista
- identitaria
- europeista
- radicale
È tutto e il contrario di tutto.
Difende cause che si contraddicono, abbraccia culture incompatibili, cambia posizione in base al vento e quando non sa cosa dire, parla di “valori”.
La sinistra dice di difendere la libertà, ma difende culture che la negano, dice di difendere i diritti, ma li usa come slogan, dice di difendere la storia, ma la riscrive quando serve, dice di difendere la sicurezza, ma la minimizza, dice di difendere la democrazia, ma trasforma ogni dissenso in colpa morale.
Il risultato è un paradosso politico che non si può ignorare: una sinistra che vuole salvare l’Italia… da ciò che essa stessa contribuisce a creare.
Ma gli italiani sono stanchi!!!
Stanchi di vedere tragedie trasformate in comizi.
Stanchi di Pride trasformati in cortei geopolitici.
Stanchi di sentirsi spiegare la morale da chi non riesce a praticarla.
Stanchi di una sinistra che difende cause incompatibili con i diritti che dice di proteggere.
Stanchi di un dibattito dove la realtà è un dettaglio e la narrazione è tutto.
E soprattutto, gli italiani sono stanchi di essere trattati come spettatori da convincere, non come cittadini da rispettare.
E alla fine, la verità è semplice: non si può continuare a chiedere fiducia mentre si smonta, pezzo dopo pezzo, ciò che tiene insieme la nostra società — la libertà, la sicurezza, la coerenza, la responsabilità.
Perché gli italiani non sono più disposti a farsi raccontare che la confusione è complessità, che la contraddizione è progresso, che la propaganda è sensibilità, che la morale è politica.
Gli italiani vogliono una cosa sola: che qualcuno torni a difendere davvero l’Occidente, i suoi valori, la sua libertà, e la sua identità, senza scuse, senza ambiguità, senza doppi standard.
Il resto è solo rumore.
E il rumore, ormai, non incanta più nessuno!!!
…


CONTRO LA TOSCANA DEI PIAGNONI, PER LA TOSCANA DEI PALLESCHI [10]
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