È uscito, proprio in questi giorni a cura dell’OCDE, un Documento su “Accelerating climate Adaptation. A framework for assessing and addressing adaptation needs ad priorities”. Si tratta di un punto di riflessione sullo stato delle politiche e degli strumenti di adattamento realizzati fino ad oggi e dei limiti emersi nel corso della implementazione nei singoli paesi dell’OCDE. La necessità di adattamento ai cambiamenti climatici è urgente, soprattutto a causa del continuo aumento delle temperature globali e a causa di un certo ritardo nella attuazione delle politiche di mitigazione. Peraltro, mentre le politiche di mitigazione, come dimostrano i passi inconsulti del nuovo Presidente americano, richiedono una cooperazione globale, le politiche di adattamento sono per lo più implementabili a livello locale e nazionale. Le riflessioni contenute nel Documento possono essere sintetizzate in quattro
grandi aree di indirizzo.
Progettazione e Implementazione dei Piani di Adattamento
L’adattamento ai cambiamenti climatici è un processo che richiede un quadro istituzionale solido, in grado di supportare la pianificazione a lungo termine, un coordinamento unitario al massimo livello (per l’Italia potrebbe essere la Presidenza del Consiglio), una chiara distribuzione delle responsabilità tra i vari ministeri e agenzie e una gestione efficace dei processi di monitoraggio e attuazione in grando di dare informazioni pertinenti e aggiornate all’opinione pubblica. Negli ultimi anni, numerosi paesi hanno sviluppato strategie e piani di adattamento, come le Strategie Nazionali di Adattamento (NAS) e i Piani Nazionali di Adattamento (NAP). Questi strumenti sono fondamentali per coordinare gli sforzi di adattamento, riducendo così i costi e l’incertezza. I piani di adattamento aiutano i decisori politici a identificare gli strumenti migliori per perseguire gli obiettivi di adattamento in modo economico ed efficace, affrontando anche le sfide legate a obiettivi politici che potrebbero essere conflittuali.
Molti paesi hanno scelto di sviluppare documenti di pianificazione adattativa in più fasi, cominciando con l’adozione delle NAS e proseguendo con i NAP. Questi piani sono stati rafforzati dall’Accordo di Parigi, che ha sottolineato l’importanza di sviluppare e implementare tali piani, includendo la necessità di aggiornamenti periodici nelle comunicazioni fra paesi riguardanti i Contributi Nazionali Determinati (NDC). L’adozione dei NAP è aumentata significativamente negli ultimi venti anni, e oggi tutti i paesi membri dell’OCSE hanno adottato tali piani, mentre anche molti paesi in via di sviluppo hanno avviato questo processo.
Buone Pratiche per i Piani Nazionali di Adattamento (NAP)
La struttura e il contenuto dei NAP variano in base al contesto di ciascun paese, rispecchiando le diverse fasi di sviluppo e la capacità di pianificazione di ciascun paese. La maggior parte dei NAP include una valutazione dei rischi climatici, una sezione dedicata al monitoraggio e alla valutazione, e una descrizione delle strutture istituzionali responsabili dell’attuazione. Alcuni NAP, come quello dell’Austria, fissano azioni specifiche per ciascun obiettivo di adattamento, con dettagli a livello settoriale. Altri, come quello del Regno Unito, si concentrano sui meccanismi di coordinamento tra i vari stakeholder coinvolti, includendo anche una sezione dedicata alla rendicontazione per garantire un processo di apprendimento continuo. In alcuni casi, i NAP stabiliscono anche meccanismi di governance specifici per le risposte di adattamento, assegnando responsabilità chiare e definendo scadenze precise e criteri di valutazione.
Barriere all’Attuazione dei Piani di Adattamento
Nonostante i progressi notevoli nella pianificazione, l’effettiva attuazione dei piani di adattamento è stata spesso irregolare e limitata ad alcuni settori, come l’agricoltura, la gestione delle risorse idriche e la protezione degli ecosistemi. Ciò solleva dubbi sulla capacità di questi piani di tradursi in azioni concrete. Una delle principali difficoltà nell’attuazione è la mancanza di finanziamenti. Molti NAP non includono una strategia di finanziamento chiara e solo una minoranza di essi ha stimato i costi associati alle strategie di adattamento o l’importo dei costi legati all’inerzia. Per affrontare questo problema, alcuni paesi, come la Germania, hanno introdotto leggi sull’adattamento che stabiliscono obblighi legali per la creazione di strategie federali di adattamento con obiettivi misurabili.
Inoltre, il monitoraggio continuo dei progressi e una chiara allocazione delle responsabilità tra i ministeri e le agenzie sono essenziali per garantire che i piani vengano attuati correttamente. Un buon esempio di questo è rappresentato dal Comitato per il Cambiamento Climatico del Regno Unito, che ha il compito di monitorare e valutare i progressi nell’attuazione dei NAP. La mancanza di risorse finanziarie e di una pianificazione integrata con i bilanci nazionali e settoriali può ostacolare l’attuazione efficace dei piani di adattamento, mentre una maggiore integrazione dell’adattamento nelle politiche fiscali e nei programmi di spesa potrebbe favorirne l’attuazione.
Un esempio di questa difficoltà è dato dal caso italiano. In Italia il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) ha fra i propri compiti specifici proprio quello della riduzione della vulnerabilità alle diverse tipologie di rischio climatico. Ma la sua recente presentazione da parte del Mase (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica) ha messo in evidenza l’estrema debolezza di uno Strumento che è tutt’al più un Documento di approfondimento tematico e che non ha niente a che vedere con un Piano strategico mancando di Governance, di Risorse finanziarie e di un Sistema open di monitoraggio attivo, cioè di un sistema che controlla, interviene in caso di inadempienza e rende tutta l’informazione in “real time” trasparente all’opinione pubblica.
Prossimi Passi
L’adattamento ai cambiamenti climatici è ormai una necessità urgente, in particolare data la continua crescita delle temperature globali. Il quadro di adattamento proposto nel documento dell’OCDE mira a orientare le analisi e le politiche dei paesi, tenendo conto delle differenti esposizioni ai rischi climatici, delle azioni di adattamento per ridurre i rischi e delle possibili sinergie o conflitti tra le politiche di adattamento e mitigazione. La pianificazione fiscale e macroeconomica dovrebbe considerare non solo i fondi pubblici necessari per finanziare l’adattamento, ma anche i meccanismi per mobilitare finanziamenti privati, che sono cruciali per integrare gli interventi di adattamento nei bilanci nazionali e settoriali.
Il prossimo passo fondamentale sarà l’introduzione di modelli di analisi più completi e strumenti di valutazione che possano aiutare a superare gli ostacoli finora incontrati nella progettazione e implementazione delle politiche di adattamento. L’approfondimento degli studi empirici sui costi e benefici delle misure di adattamento, sul ruolo delle assicurazioni, e sulle politiche di finanziamento private potrebbe facilitare l’efficacia e l’efficienza delle politiche di adattamento.


LE VICENDE DELL’ECONOMIA DAL BOOM AD OGGI
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