L’Europa è sotto attacco. Parlare d’altro è un esercizio utile come la sistemazione delle sedie a sdraio sul Titanic, il 15 aprile del 1912. Walter Veltroni
L’attacco all’Europa è il titolo dell’articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 9 luglio, con cui Walter Veltroni lancia un serio avvertimento e un accorato appello al mondo politico nostrano.
Col suo consueto connubio di bello scrivere e chiarezza, il fondatore e primo segretario nazionale del PD lamenta che il parlamento non abbia reagito alle offese di Trump alla Presidente del Consiglio con un documento congiunto di solidarietà che sarebbe stato una doverosa reazione “al più grave attacco politico che l’Italia abbia ricevuto dal dopoguerra in poi”.
Rivolge poi l’attenzione a vari episodi, quali gli attacchi russi al Presidente Mattarella, quelli di Trump ai capi di stato europei e a Leone XIV uniti alle mire sulla Groenlandia e al sostegno esplicito da parte americana e russa per chiunque punti a destabilizzare l’Europa fino a constatare che “l’America oggi è contro i valori di libertà che definiscono l’Occidente”. Valori che oggi dovrebbero essere fatti propri e sostenuti da tutte le forze democratiche europee, “in attesa che l’America torni l’America”. Ne segue quindi un invito a entrambi gli schieramenti che si candidano al governo del paese a prendere “impegni concreti e nitidi proprio sui temi più scottanti” e ad abbandonare “ambiguità doppiezze e formule fumose” perché, “la situazione è seria, come non mai. I frutti amari del populismo e della demagogia autocratica hanno precipitato il mondo in un nuovo tempo di guerra e stanno avvelenando, ovunque, i pozzi della democrazia”.
Già oggi l’acqua di questi pozzi è malsana, inquinata da un bipopulismo costituito da due polarizzazioni centrifughe, estreme e autoreferenziali in cui il consapevole dibattito pubblico cede il passo a battaglie a colpi di slogan e fake news, e non trascuriamo la preoccupante certezza che, indipendentemente dal risultato che uscirà dalle urne, Trump e Putin troveranno molti amici nel nuovo parlamento, sia nelle file della maggioranza sia in quelle dell’opposizione.
In questi primi giorni di luglio, mentre i bombardamenti russi colpiscono quasi esclusivamente obiettivi civili, migliaia di bambini ucraini vivono da deportati, Putin minaccia la Polonia e paesi baltici e emergono le attività di guerra ibrida dei suoi agenti in Italia, Conte a Napoli ha dichiarato che la Russia non è una minaccia per l’Europa facendo eco a Salvini e guadagnandosi l’approvazione esplicita del generale Vannacci oltre a quella di Goffredo Bettini, mentre pochi giorni prima il piddino Alessandro Alfieri, durante un’audizione alla Commissione Esteri e Difesa del Senato ha chiesto all’ambasciatore ucraino quanto il suo paese sia disposto a cedere alla Russia per arrivare alla pace (seduta del 02/07/26, registrazione disponibile su Radio Radicale). Il tutto accompagnato dall’”assordante silenzio” di Elly Schlein… Per tutti loro sarebbe utile la lettura della breve prefazione di Veltroni alla raccolta dei discorsi di Zelensky (Combatteremo fino alla fine. I giorni della Resistenza)
Ma che cosa è successo al PD? Siamo agli antipodi del partito fondato diciannove anni or sono da Veltroni al Lingotto. Allora si proponeva come partito dei riformisti con vocazione maggioritaria, oggi, per usare una definizione da prima repubblica, potremmo dire che con la scelta del Campo Largo portata avanti in modo “testardamente unitario” si è trasformato in una corrente esterna dei Cinque Stelle.
Come è stato possibile? E, soprattutto, perché?
Difficile trovare risposte convincenti, l’unica certezza è che, come dice Pina Picerno, “la storia dei democratici italiani non merita questo epilogo”.


COSA VOGLIAMO DALLA POLITICA: TRE GENERAZIONI A CONFRONTO
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