Continuo a leggere newsletter sul matrimonio Bezos-Sanchez (o Sanchez-Bezos) che parlano di interpretazioni femministe, chirurgia estetica, Venezia stuprata eccetera eccetera.
E penso che ormai la maggior parte del genere umano, soprattutto la parte più consapevole appartenente al genere femminile, è arrivata al punto di non ritorno nella sopravvalutazione dell’essere umano in generale e del genere femminile in toto (consapevole e non consapevole) in particolare.
Dobbiamo morire, gente. Muoiono le civiltà. Muoiono le città. Muoiono gli esseri umani. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. C’è chi se ne frega (vedi la battuta sulle rughe attribuita ad Anna Magnani) e invece c’è chi spende fortune per salvare il salvabile o addirittura provare a far andare indietro il tempo.
Il Mose di Venezia e il botox, il nuovo-vecchio stadio di Firenze e la punturina di acido ialuronico per donne e uomini sono lo stesso elefante nella stanza di una civiltà diversa da quella chi riusava parti decadenti e decadute dell’antica Roma per abbellire qualunque cosa fosse venuta dopo.
Venezia è un cimitero, non è una città. E come tutti i cimiteri ci sono quelli che amano pregare davanti a loculi e fosse dove delle scatole di legno contengono gusci di carne in decomposizione e c’è anche chi al cimitero si separa dagli altri e celebra macabre feste private sperando di restare giovane bevendo il sangue di vittime passate per caso, troppo curiose per salvarsi. Siete voi, i favorevoli e i contrari alla festa macabra di Mr Amazon, che metaforicamente gli avete dato il sangue che alimenta la sua illusione di immortale potere. Lui ha vinto perché ha catturato la vostra attenzione.
L’unica salvezza è l’indifferenza. Perfino per se stessi.
Sarebbe bello chiudere i cimiteri e spargere i cadaveri in natura affinché rientrino nel ciclo naturale, sarebbe bello salvare le opere finché c’è posto per esporle, ma buttare giù e rifare da capo gli edifici che non sono più utili (vedi lo stadio di Nervi a Firenze, figuriamoci il secondo anello del Meazza a Milano a cui qualcuno vuol mettere addirittura il vincolo), lasciare che Venezia si inabissi come si è inabissata secoli e secoli fa Baia, la Miami dei Romani.
O magari, finché Venezia è ancora a galla, smembrarla e venderla pezzo per pezzo, con prezzi per tutte le tasche, per conservarne qualche resto nei musei ma anche nelle case di chi ne vorrebbe un vero souvenir, non come quelli falsi dei negozietti cinesi.
Il mondo c’era prima che un piccolo scoiattolo scendesse dagli alberi e si evolvesse fino a diventare scimmia e poi quello che noi siamo da migliaia di anni. Troverà il modo di ricominciare anche quando noi saremo estinti a causa della nostra arroganza, del nostro crederci al centro della Terra e al centro dell’Universo.
Immortali in opere e pensieri.
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IL DISCORSO DEL RABBINO
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