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LIBANO‑ISRAELE, IL VERTICE DI WASHINGTON E IL NODO HEZBOLLAH

Il primo incontro diretto tra Libano e Israele a Washington riapre un dialogo complesso, segnato da anni di tensioni irrisolte. Senza affrontare in modo credibile le questioni di sicurezza sul terreno, ogni iniziativa diplomatica rischia di restare fragile e di breve respiro.

di Marco Mayer | 10 Aprile 2026

Martedì a Washington presso il Dipartimento di Stato dovrebbe tenersi il primo incontro diretto tra le delegazioni libanese e quella israeliana. L’appuntamento è di grandissima importanza e di altrettanta difficoltà.

Nella primavera del 2007 ho visitato i contingenti militari della missione Unifil nel sud del Libano. Tra i principali compiti affidati dal Consiglio di Sicurezza ai caschi blu c’era il supporto tecnico alle forze armate libanesi per le operazioni di disarmo dei miliziani dire Hezbollah. Purtroppo ho constatato già allora che i militari libanesi non avevano né i mezzi né l’ok per agire.

A venti anni di distanza è triste ricordare che l’esercito libanese non è mai stato in grado di fare un passo concreto in questa direzione. Ieri il governo libanese ha nuovamente dichiarato di voler bandire le milizie armate di Hezbollah almeno nel territorio di Beirut; si tratta di gesto politicamente significativo, ma simbolico.

Per due decenni non solo non c’è stato disarmo, ma all’opposto si è verificato un vero e proprio processo di riarmo. Basti pensare che solo nell’ultimo mese Hezbollah è stato in grado di lanciare dal Libano più di tremila missili e droni contro Israele.

Non c’è, inoltre, da considerare solo l’aspetto degli armamenti. In questi anni il partito di Dio – e non solo la sua ala militare – ha ribadito più volte la sua fedeltà alla teocrazia sciita di Teheran nonché riaffermato l’annientamento di Israele come suo obiettivo strategico. Hezbollah da sempre risponde alle direttive degli Ayatollah iraniani e non a quelle delle autorità libanesi pur facendone parte.

A questo punto (in analogia con quanto si prospetta per Hamas dopo sei mesi di cessate il fuoco a Gaza) il nodo politico del disarmo dei gruppi terroristici si pone in tutta la sua urgenza e drammaticità.

Domani i negoziati che si aprono a Islamabad tra Usa e Iran (dopo il precario cessate il fuoco raggiunto con la mediazione pakistana) non possono limitarsi alla riapertura della libera navigazione nello stretto di Hormuz. Tagliare il cordone ombelicale tra l’Iran e i suoi proxy diventa imperativo.

La presenza indebolita, ma persistente e minacciosa di Hezbollah, Hamas, Houti e milizie irachene filoiraniane è un ostacolo oggettivo che tutti dovrebbero riconoscere, non solo i Paesi del Golfo che per la prima volta hanno dovuto utilizzare i loro sistemi di difesa aerea contro i missili lanciati dall’Iran

Chi giustamente (come la Cina e l’Unione europea) propone di estendere il cessate il fuoco al Libano ha anche il dovere di proporre un piano realistico ed efficace per disarmare Hezbollah; solo così una iniziativa di pace può avere successo duraturo.

Assicurare la navigazione in sicurezza nello stretto di Hormuz, sostenere il futuro politico ed economico del Libano e, last but not least contribuire concretamente al disarmo di Hezbollah sono scelte a cui l’Italia non può sottrarsi in questa fase così turbolenta della politica mondiale.

Manca più di un anno alle elezioni politiche; non è tempo di comizi. Maggioranza e opposizione dovrebbero confrontarsi su come favorire con azioni concrete i negoziati di pace in corso mettendo a disposizione le risorse e l’esperienza di cui l’Italia dispone. Un’ultima considerazione. A chi avesse in mente di “flirtare” con la nuova edizione della Global Flotilla in corso di preparazione è bene ricordare che il suo leader è il brasiliano Thiago Avila, noto supporter di Hezbollah.

Da: formiche del 10-04-2026

https://formiche.net/2026/04/libano%e2%80%91israele-il-vertice-di-washington-e-il-nodo-hezbollah-lopinione-di-mayer/#content

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Pubblicato in : Esteri, Politica

Info Marco Mayer

docente al Master In Cybersicurezza di LUISS Guido Carli e al Cyber Defence della Scuola:di Telecomunicazione del Ministero della Difesa in partnership con
Università di Modena e Reggio Emilia

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