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L’EPIFENOMENO TRUMP E LA CRISI DELL’UNIVERSALISMO CRISTIANO-LIBERALE

Se, oggi, Trump, Putin, Xi Jin-Ping intendono spartirsi il mondo con la politica della minaccia, dell’oltraggio, della prepotenza, della sottomissione dell’altro, ciò che, infine, viene messo in discussione sono i diritti soggettivi degli individui e la loro eguaglianza, in primo luogo il diritto a decidere come vivere.  

di Giovanni Cominelli | 1 Marzo 2025

Quali sommovimenti culturali e filosofici hanno sottoprodotto l’epifenomeno Trump? Intanto, cause geopolitiche, in primo luogo.

Quella decisiva: la Cina è protesa verso il primato produttivo, commerciale, militare in questo XXI secolo. Gli USA stanno tentando di impedirlo. Perciò si propongono di sganciare i Russi dall’alleanza con i Cinesi, offrendo loro l’Ucraina e lasciando loro campo libero in Europa. 

Agli USA interessano il Pacifico e i due Poli.  A ciascuno, dunque, secondo la sua capacità di influenza e di minaccia. È da sempre la posizione della scuola cosiddetta “realista”. In ogni caso, non sono le ragioni geopolitiche quelle decisive.

Contano forse di più le ragioni socio-culturali, conta la filosofia dell’uomo e della storia.

La globalizzazione della produzione e degli scambi in corso dagli anni ’80 del ‘900 non ha generato l’universalizzazione del “fattore umano”, non ha sciolto le culture e i costumi.

Semmai ha moltiplicato l’orgoglio delle differenze, ha eccitato ogni istanza identitaria, sotto qualsiasi cielo. Sotto quello americano, storicamente multirazziale, la cosiddetta “teoria critica della razza” (Critical race theory) e lo “wokismo”, emersi rispettivamente con l’intenzione di combattere il razzismo strutturale e di riportare la giustizia sulla terra, hanno finito per sottoprodurre discorsi e azioni affermative a potenziamento dell’identità razziale dei nativi, dei neri, dei latinos, degli asiatici e, dunque, anche dei bianchi…

Le istituzioni politiche e amministrative e il sistema  educativo e formativo sono diventati programmaticamente “sensibili al colore”: tu non sei riconosciuto per il tuo valore e merito, ma perché sei membro di una razza riconosciuta.  

In una parola: la reazione identitaria alla globalizzazione sta generando l’abbandono dell’universalismo cristiano-liberale, che Paolo aveva ben sintetizzato nella “Lettera ai Galati”, scritta negli anni ‘60 del I secolo dopo Cristo, e che Andrea Graziosi cita nel suo volumetto “Il ritorno della razza”: “Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero…non c’è maschio e femmina”. 

La crisi dell’universalismo cristiano-liberale

La metastasi della teoria critica della razza combinata con gli effetti di lungo periodo della globalizzazione sulla struttura socio-economica americana, tra cui i massicci movimenti migratori, e con le minacce reali e percepite al primato mondiale degli USA, provenienti dalla Cina, ebbene tutto ciò ha messo in crisi il paradigma dell’universalismo cristiano-liberale.  

In misura minore, è accaduto anche all’interno delle società nazionali europee. La caduta dell’universalismo a Ovest, l’affermarsi del Russkji Mir, l’emergere dell’etno-nazionalismo cinese e indiano, il neo-ottomanesimo turco, il fondamentalismo iraniano, insomma i disordini identitari degli scacchieri mondiali stanno portando all’abbandono della grammatica del diritto internazionale, che si era elaborata a partire dalla Pace di Westfalia del 1648, attraverso un’alternanza di guerre, trattati e paci fino al 1945.

È vero che il diritto internazionale si limita a regolare i rapporti tra gli Stati, ma a suo fondamento sta il fine della protezione dei diritti soggettivi dei sudditi divenuti finalmente cittadini.

Il nesso è ben visibile nel domenicano Francisco de Vitoria, che con Grozio e Alberico Gentili è uno dei padri del diritto internazionale: gli Stati devono regolare i rapporti tra di loro, in base a convenzioni, trattati, norme e non in base ai rapporti di forza, perché “sotto” di loro sta la comunità universale del genere umano, composta da individui, ciascuno dei quali – quali che siano la fede o il colore – è titolare di diritti soggettivi naturali. Il diritto degli Stati riflette quello degli individui.

Ne consegue che se, oggi, Trump, Putin, Xi Jin-Ping intendono spartirsi il mondo con la politica della minaccia, dell’oltraggio, della prepotenza, della sottomissione dell’altro, ciò che, infine, viene messo in discussione sono i diritti soggettivi degli individui e la loro eguaglianza sotto qualsiasi cielo, in primo luogo il diritto a decidere come vivere.  

Viene avanti una filosofia hobbesiana della storia, senza che si veda emergere dagli oceani un super-Leviatano in grado di domare i Leviatani degli Stati.

Il tradimento morale del trumpismo

Il tradimento dell’universalismo cristiano-liberale ha generato il tradimento morale. Che la rivista tedesca “Der Spiegel” ha scolpito in copertina, dove sta la foto di Zelensky, con la didascalia: “Verratet”, tradito.

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https://www.santalessandro.org/2025/02/25/lepifenomeno-trump-e-la-crisi-delluniversalismo-cristiano-liberale

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Pubblicato in : Cultura, Esteri, Politica

Info Giovanni Cominelli

Laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino, all’Università statale di Milano. Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990. Scrive di politiche dell’istruzione sulla Rivista “Nuova secondaria” e www.santalessandro.org, su Libertà eguale, su Mondoperaio.

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