Quali sommovimenti culturali e filosofici hanno sottoprodotto l’epifenomeno Trump? Intanto, cause geopolitiche, in primo luogo.
Quella decisiva: la Cina è protesa verso il primato produttivo, commerciale, militare in questo XXI secolo. Gli USA stanno tentando di impedirlo. Perciò si propongono di sganciare i Russi dall’alleanza con i Cinesi, offrendo loro l’Ucraina e lasciando loro campo libero in Europa.
Agli USA interessano il Pacifico e i due Poli. A ciascuno, dunque, secondo la sua capacità di influenza e di minaccia. È da sempre la posizione della scuola cosiddetta “realista”. In ogni caso, non sono le ragioni geopolitiche quelle decisive.
Contano forse di più le ragioni socio-culturali, conta la filosofia dell’uomo e della storia.
La globalizzazione della produzione e degli scambi in corso dagli anni ’80 del ‘900 non ha generato l’universalizzazione del “fattore umano”, non ha sciolto le culture e i costumi.
Semmai ha moltiplicato l’orgoglio delle differenze, ha eccitato ogni istanza identitaria, sotto qualsiasi cielo. Sotto quello americano, storicamente multirazziale, la cosiddetta “teoria critica della razza” (Critical race theory) e lo “wokismo”, emersi rispettivamente con l’intenzione di combattere il razzismo strutturale e di riportare la giustizia sulla terra, hanno finito per sottoprodurre discorsi e azioni affermative a potenziamento dell’identità razziale dei nativi, dei neri, dei latinos, degli asiatici e, dunque, anche dei bianchi…
Le istituzioni politiche e amministrative e il sistema educativo e formativo sono diventati programmaticamente “sensibili al colore”: tu non sei riconosciuto per il tuo valore e merito, ma perché sei membro di una razza riconosciuta.
In una parola: la reazione identitaria alla globalizzazione sta generando l’abbandono dell’universalismo cristiano-liberale, che Paolo aveva ben sintetizzato nella “Lettera ai Galati”, scritta negli anni ‘60 del I secolo dopo Cristo, e che Andrea Graziosi cita nel suo volumetto “Il ritorno della razza”: “Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero…non c’è maschio e femmina”.
La crisi dell’universalismo cristiano-liberale
La metastasi della teoria critica della razza combinata con gli effetti di lungo periodo della globalizzazione sulla struttura socio-economica americana, tra cui i massicci movimenti migratori, e con le minacce reali e percepite al primato mondiale degli USA, provenienti dalla Cina, ebbene tutto ciò ha messo in crisi il paradigma dell’universalismo cristiano-liberale.
In misura minore, è accaduto anche all’interno delle società nazionali europee. La caduta dell’universalismo a Ovest, l’affermarsi del Russkji Mir, l’emergere dell’etno-nazionalismo cinese e indiano, il neo-ottomanesimo turco, il fondamentalismo iraniano, insomma i disordini identitari degli scacchieri mondiali stanno portando all’abbandono della grammatica del diritto internazionale, che si era elaborata a partire dalla Pace di Westfalia del 1648, attraverso un’alternanza di guerre, trattati e paci fino al 1945.
È vero che il diritto internazionale si limita a regolare i rapporti tra gli Stati, ma a suo fondamento sta il fine della protezione dei diritti soggettivi dei sudditi divenuti finalmente cittadini.
Il nesso è ben visibile nel domenicano Francisco de Vitoria, che con Grozio e Alberico Gentili è uno dei padri del diritto internazionale: gli Stati devono regolare i rapporti tra di loro, in base a convenzioni, trattati, norme e non in base ai rapporti di forza, perché “sotto” di loro sta la comunità universale del genere umano, composta da individui, ciascuno dei quali – quali che siano la fede o il colore – è titolare di diritti soggettivi naturali. Il diritto degli Stati riflette quello degli individui.
Ne consegue che se, oggi, Trump, Putin, Xi Jin-Ping intendono spartirsi il mondo con la politica della minaccia, dell’oltraggio, della prepotenza, della sottomissione dell’altro, ciò che, infine, viene messo in discussione sono i diritti soggettivi degli individui e la loro eguaglianza sotto qualsiasi cielo, in primo luogo il diritto a decidere come vivere.
Viene avanti una filosofia hobbesiana della storia, senza che si veda emergere dagli oceani un super-Leviatano in grado di domare i Leviatani degli Stati.
Il tradimento morale del trumpismo
Il tradimento dell’universalismo cristiano-liberale ha generato il tradimento morale. Che la rivista tedesca “Der Spiegel” ha scolpito in copertina, dove sta la foto di Zelensky, con la didascalia: “Verratet”, tradito.
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