La vicenda di Mario Roggero è decisamente piccola, se misurata sugli eventi che fluiscono ogni giorno dai mass-media. Ma è stata sufficiente per illuminare a giorno due interrogativi cruciali che riguardano il futuro prossimo del Paese. Il primo: chi vincerà le future elezioni politiche? Il secondo: il profilo ideologico della Destra italiana sarà populista-illiberale o liberal-conservatore?
Che Mario Roggero, cittadino laborioso dalla pistola facilissima, sia stato condannato per avere ammazzato due rapinatori e ferito un terzo non per legittima difesa, ma per vendetta, è riconosciuto da chiunque abbia una minima contezza della Legge n. 36 del 26 aprile 2019, celebrata e rivendicata dal suo promotore Matteo Salvini, Ministro dell’Interno del Conte I. Ed è su questa legge che si sono basate le sentenze emesse nei tre gradi di giudizio.
Tutte le sentenze si possono discutere, ma occorre prendere atto che la sentenza-Roggero è stata immediatamente travolta da un’esondazione politica brutale di Salvini, di Nordio, di Crosetto e, infine, di Giorgia Meloni, che hanno fatto a gara a emettere una contro-sentenza di legittima difesa e, pertanto, si sono precipitati a richiedere la clemenza e la grazia.
Il fatto è che Giorgia Meloni e Salvini, ormai in campagna elettorale, sono tormentati da un’imprevista e puntutissima spina nel fianco, costruita in laboratorio da Salvini stesso, quella di Vannacci, e dal dilemma che ne consegue: vinco se lo sorpasso a destra o se lo contrasto “da sinistra”? Quale quota di elettorato sono disposto a perdere? Vannacci si è fin da subito qualificato in modo prioritario sui temi della sicurezza e, soprattutto, sulle soluzioni più semplici: Law and Order, immigrati a casa. D’altronde esiste nel Paese una reale “maxi-domanda di micro-sicurezza” di strada, di autobus, di treno, di quartiere, di paese, di città, che le Forze dell’ordine fanno fatica a soddisfare. L’abbassamento del livello di età nell’uso dei coltelli, i maranza, le piccole bande di adolescenti di paese, gli immigrati clandestini ecc… generano e dilatano le paure dei settori più fragili come gli anziani e le donne o dei più esposti come gli esercenti. Vannacci dà “risposte di pancia”, politically incorrect, che sono facili a dirsi e che affiorano emotivamente in tutti noi, correct o incorrect che siamo: a volte vengono in mente pensieri che non si condividono! Il punto è esattamente questo: che le risposte efficaci esigono un’elaborazione di culture e di strategie operative troppo faticosa per troppi. D’altronde, il populismo è esattamente questo: soluzioni semplicissime per questioni complicatissime. Questo fiume carsico e limaccioso esiste da sempre in ogni società, benché sotto-rappresentato o velato dai sistemi politici. Basta andare al bar o, appunto, accedere a un social per percepirlo.
Come la Destra intende affrontare l’irruente imprenditore politico Roberto Vannacci? Qui sorge la questione del profilo ideologico della Destra italiana, messa di fronte al bivio: populismo illiberale o conservatorismo liberale?
Attorno a questo crinale si decide molto del futuro della Destra e della Sinistra in Italia. Se la Lega e Fratelli d’Italia accettano la democrazia elettorale, non pare così sicura e così coerente la loro adesione all’Ordine liberale. Esso prevede la Separazione dei poteri e lo Stato di diritto. Quanto alla separazione dei poteri, la Magistratura è indipendente dall’esecutivo. Si può cambiare il suo ordinamento interno, ma solo per via legislativo-parlamentare. L’esecutivo non puo’ emettere sentenze come fanno Putin in Russia e Xi-Jin Ping in Cina. Né, tampoco, sono i social a poter funzionare da Corte di Cassazione e da Corte costituzionale. E, invece, nel caso Roggero è ciò che la Destra ha preteso di fare, aggiungendovi una sguaiata pressione sulla Presidenza della Repubblica.
Quanto allo Stato di diritto, esso prevede che lo Stato eserciti il monopolio della violenza. La Legge del taglione e dell’occhio per occhio, prevista ancora nell’Esodo (VI-V secolo a. C.) e nel Codice di Hammurabi del 1754 a. C., assegnava ai privati il diritto di vendetta, ma, al contempo, lo regolava.
Il dilemma politico-culturale della Destra appare netto, dunque: inseguire la cultura reazionaria e fascisteggiante di Vannacci per impedire un pericoloso smottamento di parte dell’elettorato oppure distinguersi nettamente dall’ex-generale, con ciò sancendo un orientamento irreversibile liberal-conservatore?
Salvini ha già scelto di superare Vannacci a destra. Giorgia Meloni manifesta un’incertezza dorotea, che le potrebbe costare parecchio.
Quanto alla sinistra, dopo un paio di giorni di silenzio dal comizio di Roggero davanti al carcere di Bollate – giacchè il tema della sicurezza è molto sentito anche dal suo elettorato e, soprattutto, dai suoi Amministratori – si è giustamente erta a difesa della Presidenza della Repubblica. Ma non potrà stare a lungo sulla riva a guardare. La sicurezza sarà un tema centrale della prossima campagna elettorale. Le sarebbe utile l’ammonimento di Tony Blair del 1992, quando era responsabile degli Affari interni del governo-ombra del Partito laburista: “Tough on crime, tough on the causes of crime”: Duri con il crimine, duri con le cause del crimine. Facile denunciare le cause sociali, vere o presunte, del crimine e prospettare la soluzione magica dell’inclusione. Ma come affrontare il crimine e il criminale?
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