La Commissione Von der Leyen e il filo rosso con Giani. In Europa come in Toscana, serve un’alleanza riformista contro i radicalismi.
Il Parlamento europeo ha respinto con ampia maggioranza la mozione di censura promossa dagli estremi contro la Commissione europea a guida Ursula Von der Leyen. Popolari, Socialisti e Liberali hanno tenuto insieme una coalizione pro-europea che, numeri alla mano, oggi risulta persino più solida rispetto al voto d’investitura del 2024.
Una prova di forza — non di debolezza — che smentisce le letture catastrofiste e mostra come le alleanze responsabili, pur tra differenze, siano l’unico argine efficace contro i populismi di destra e le derive massimaliste della sinistra radicale. Il comportamento ambiguo di gruppi come ECR e Verdi dimostra, semmai, quanto poco affidabili siano certi partner “junior” nei momenti cruciali.
Quello che è successo oggi a Strasburgo ci riguarda anche in Toscana. Nella nostra regione, la sfida più insidiosa non viene tanto dal centrodestra, che rappresenta un’opzione culturalmente lontana dalla storia e dalla vocazione progressista del territorio, ma dalle incertezze interne alla stessa coalizione che sostiene il Presidente Eugenio Giani.
Dopo cinque anni di buon governo, Giani non ha ancora ricevuto una conferma ufficiale come candidato, bloccato da veti e giochi interni che rischiano di compromettere un progetto riformista solido. Eppure, se quella conferma arrivasse, sono convinto che tanti riformisti, civici e amministratori locali — me compreso, nel mio ruolo di consigliere comunale — sarebbero pronti a sostenere convintamente la sua candidatura.
Perché ciò accada, è necessario che le fronde più radicali della coalizione smettano di alimentare il tira e molla sul suo nome. Serve chiarezza, responsabilità, visione. In Toscana come in Europa, serve un’alleanza larga e pragmatica, capace di riformare senza spaccare, di includere senza annacquare, di resistere alla tentazione sterile del “no” ideologico.
E serve anche qualcosa in più: l’impegno quotidiano di ciascuno di noi. Perché la democrazia si difende non solo nei palazzi, ma nelle comunità, nei consigli comunali, nei luoghi di lavoro e di studio, ovunque si costruisca fiducia e dialogo. Io, nel mio piccolo, cerco di farlo ogni giorno con coerenza e passione.
Non è il momento di stare alla finestra. È il momento di esserci, con responsabilità. La partita riformista è ancora tutta da giocare — e ciascuno di noi può essere un piccolo, determinante pezzo di quel ponte che tiene insieme l’Europa e i suoi territori.
Matteo Brizzi – Consigliere politico al Parlamento europeo e consigliere comunale a Massa e Cozzile (PT)


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