Non sono tempi da anime belle. Quattro anni fa scoprimmo improvvisamente che, oltre la lunga pace di cui noi europei avevamo goduto, c’era la guerra. Anche nei nostri confini. C’era la possibilità che uno Stato ne aggredisse un altro. E, naturalmente, l’aggressore era lo Stato più forte.
Poi, due anni dopo, altre dolorose verità fummo costretti a scoprire: che lo Stato degli ebrei poteva ancora infiammare il mondo. Fu grande, dapprima, lo sdegno di fronte al pogrom del 7 ottobre, ma ben più grande, subito dopo, lo sdegno di fronte alla reazione di Tel Aviv, che credette di sconfiggere il terrorismo colpendo a tappeto Gaza e la sua popolazione. Scoprimmo cioè cosa significa il conflitto asimmetrico tra uno Stato e un nemico senza Stato, qual è la differenza tra guerra e guerriglia. Israele era Golia, ma Davide si è dimostrato invincibile.
Frattanto, altri richiami alla realtà ci stavano risvegliando bruscamente. L’amico americano aveva preso sembianze ostili, diceva di volerci privare dell’ombrello difensivo sotto cui eravamo vissuti per decenni, ci colpiva con le tariffe daziarie. Svuotava di senso storiche comunanze culturali.
Infine, nelle ultime settimane, ancora una volta, la forza delle cose ha smontato impietosamente le nostre certezze. Non è vero che una superpotenza nucleare può tutto. Non è vero che un regime capace di massacrare il suo stesso popolo sia destinato ad arrendersi alla superpotenza. E non è vero che il diritto internazionale regoli i rapporti fra gli Stati, non è successo nella Guerra Fredda, non è successo nel “nuovo ordine” seguito al 1989, non succede nel Terzo Millennio.
Né è vero che esista la sacra libertà dei mari. Non è esistita nella storia, quando la Danimarca accampava pretese sull’accesso al Baltico, gli ottomani sul mar Rosso, i turchi sul Bosforo e sui Dardanelli. E non esiste oggi che Teheran impedisce il passaggio dello stretto di Hormuz.
La mia generazione, la generazione dei boomers, venendo dagli anni delle guerre mondiali, ha creduto nell’incredibile: la pace come imperativo morale e razionale, i diritti universali delle nazioni, l’intangibilità delle popolazioni civili, la garanzia di un totem chiamato ONU, la possibilità di esportare la democrazia, il tocco magico del libero mercato.
Le generazioni successive alla mia, non avendo memoria del tragico primo Novecento, sono state, se possibile, ancora più ingenue. Hanno ritenuto che il mondo dorato dell’Occidente fosse una sorta di condizione naturale. La manna dal Cielo.
Siamo tutti anime belle. Vecchi e giovani. Le cose non vanno così.
Da nagorà
https://www.nagora.org/il-risveglio-delle-anime-belle


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Quanto è vero, professore…