Rimandato il premierato, bocciato il referendum sulla Magistratura, avviato il percorso pieno di insidie di una nuova legge elettorale, non resta molto del programma di governo originario del centro-destra per la XIX Legislatura. Se si aggiungono le imprevedibili perturbazioni internazionali e il rischio di un ulteriore rallentamento del tasso di sviluppo, la Meloni è tentata, a questo punto, di dedicarsi solo alla campagna elettorale, che non è mai incominciata, solo perché non è mai finita.
E’ questa, d’altronde, la condizione simmetrica dell’opposizione. Alla quale in questi anni è bastato poco per “campare”: bastava dire No. Tuttavia, la strada del “campo largo” si presenta tortuosa ai fini della vittoria. Il M5S è il meglio piazzato. Il passaggio dall’era-Grillo all’era-Conte ha comportato la metamorfosi finale del populismo. Rinunciato ad aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, accantonata la democrazia diretta, sepolta l’idea del by-passaggio della burocrazia amministrativa per via di computer sul tavolo di ogni cittadino, Conte si è dedicato ad aggiornare l’eterno assistenzialismo democristiano meridionale. Le percentuali del NO referendario al Sud – a Napoli ha raggiunto il 70% – sono, al riguardo, un robusto segnale. Gli elettori hanno mostrato scarsa fiducia nell’assistenzialismo della Destra.
Chi sta peggio è, nonostante le apparenze, Elly Schlein. Si trova a guidare la maggiore forza della sinistra italiana verso un porto assai lontano dalle sue origini storiche. L’effetto cumulativo Conte-Schlein è che nessuno sa quale sia il programma del “campo largo” per il governo del Paese.
Ciò non significa di per sé che questa mancanza possa dispiacere ad una parte dell’elettorato, a quella, in particolare, che non crede più di tanto che la politica e il governo possa cambiare qualcosa della sua vita quotidiana. Si avvia ad essere il 50%. Un’altra parte è interessata solo ad un governo che “assista”.
Tuttavia, le forze impegnate sul versante della produzione della ricchezza si pongono il problema della collocazione del Paese nel quadro geo-politico europeo e globale e, pertanto, chiedono un programma di governo. Sul tema è in corso un balletto all’interno del “campo largo”. Alternativamente Schlein e Conte affermano : “Prima il programma, poi la leadership!”. Al momento, Conte vuole le primarie, perché pensa di vincerle; Schlein no, perché teme di perderle. Ma, se Schlein rimonta nei sondaggi interni al “campo largo”, allora…
Resta sullo sfondo la domanda cruciale: il PD è capace di governo? Il vecchio PCI lo era. Ancora negli anni ’70, il riformista e “socialdemocratico” Giorgio Napolitano, responsabile economico del PCI, affidava alla classe operaia “una funzione nazionale”, cioè il PCI candidava a governare il Paese. La classe operaia non era semplicemente uno dei tanti ceti sociali, era il polo antagonistico del sistema capitalistico. Stava dal lato delle “forze produttive” che lottavano per svilupparsi contro “i rapporti di produzione capitalistici” che, secondo la vulgata marxiana, le comprimevano.
Oggi quella “funzione” è andata perduta. E non perché “i capitalisti”, la classe operaia, i suoi sindacati siano spariti, ma perché il marxismo, nella sua versione gramsciano-togliattiana, è andato perduto. Non è questo il posto per ricostruire le tappe di questa “caduta”. Solo prendiamo atto che lo sviluppo delle forze produttive – cioè: scuola, educazione, università, scienze, tecnologia, A. I., industria, in una parola “lo sviluppo umano” – è sparito dall’orizzonte culturale della sinistra. Al suo posto è salita la costellazione dei Diritti. La stella più grande è quella dei Diritti individuali, ai quali si connettono, a catena, i Diritti sociali.
I Diritti? Nascono come bisogni, diventano desideri, si pretendono come diritti. Quando raggiungono questo stadio, si autoproclamano “naturali”. Per ogni bisogno diventato diritto, il mercato ne inventa un altro ogni giorno: degli uomini, degli animali, delle piante…. A quel punto, la politica di sinistra non può che farsene carico. Quali gli esiti? Il primo: poiché i diritti crescono sul terreno dei bisogni – bene elencati dalla scala di Maslow – e questi sono avvolti dal mercato, più ne vengono soddisfatti e più il mercato propone sempre nuovi mezzi per soddisfarli. Il secondo: lo Stato sociale che “deve” realizzarli si gonfia e perciò la spesa pubblica aumenta a dismisura. Il terzo: se si parla di diritti, entra il campo il Diritto, cioè la magistratura che lo amministra.
Oggi la Magistratura ha già incominciato a definire il livello del salario minimo, gli standard urbanistici, la bioetica e molto altro ancora… Tutto è giuridico! I rapporti privati e sociali vengono pervasivamente giuridizzati. La Magistratura conta più della rappresentanza e del governo. A questo punto la società civile non regge più su un’Etica pubblica, costruita su un’idea condivisa di Bene comune, ma solo sulla “Rule of Law”. Il PD è diventato il partito del Welfare, della Spesa pubblica, dei Diritti. Eccovi, signori, il Partito democratico all’americana. E lo sviluppo? Lasciato alla Destra, comunque “costretta” a governare, qui e ora.
Da: ITALIA OGGI – 21 aprile 2026
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