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Il G20 di Giorgia Meloni

Se vuole essere davvero credibile l’Unione Europea deve innanzitutto partire dai bisogni della popolazione locale, gravemente peggiorate negli ultimi anni, per le drammatiche conseguenze del cambiamento climatico

di Marco Mayer Valeria Fargion | 12 Settembre 2023
La decisione di destinare all’Africa 3 miliardi di euro in 5 anni (il 70% dei fondi a disposizione) per contrastare il cambiamento climatico é una scelta politica  lungimirante di  Giorgia Meloni e fa onore ai suoi sherpa  G20.
Tuttavia  é fondamentale che gli interventi previsti rispondano alle esigenze reali delle popolazioni. L’Africa – basti pensare agli avanzati processi di desertificazione – paga il prezzo più alto nonostante contribuisca con soltanto il  4% delle emissioni globali.
Sinora la Global Gateway dell’ Unione Europea non ha tenuto conto delle necessità del continente africano. Non lo ha fatto  per due ragioni.
 La prima è che ha deciso le priorità  senza consultare nessuno –  tanto meno la società civile africana.
La seconda e’ che leggendo in dettaglio le prime  iniziative previste si può osservare che esse hanno uno scarso impatto ambientale. L’impressione é che più che favorire un adattamento dell’Africa (in particolare della sua agricoltura)  ai cambiamenti climatici,  esse puntino a favorire le aziende europee che intendono investire in campo energetico, infrastrutturale e dei trasporti.
Come  già sottolineato  in riferimento ai recenti colpi di stato, l’ Italia deve spingere l’Europa a  cambiare il suo approccio verso l’ Africa.
https://formiche.net/2023/08/mali-niger-burkina-faso-sahel-mayer/
Sinora per i cittadini africani l’immagine dominante  dell’Unione Europea é stata quella di una   “Fortezza Postcoloniale”  interessata a sfruttare le risorse minerarie  (l’uranio del Niger, il petrolio e il manganese in Gabon solo per fare alcuni esempi) e a mettere in atto misure securitarie tese  a bloccare, respingere e  rimpatriare i migranti.
Sotto questo profilo il  ruolo della UE in Africa é rimasto in un cono d’ombra  per la presenza dominante della Francia soprattutto nell’Africa centro-occidentale dove per l’  appunto sono avvenuti tutti i recenti colpi di stato .
Se vuole essere davvero credibile l’Unione Europea deve innanzitutto partire dai bisogni della popolazione locale, gravemente peggiorate negli ultimi anni, per le drammatiche conseguenze del cambiamento climatico su cui si sono agevolmente  innestati  conflitti  e minacce terroristiche.
Tutti parlano dei viaggi  a Tunisi del Presidente del Consiglio per il   memorandum sull’ immigrazione, ma nessun giornale scrive che la Tunisia  nel 2023 ha  visto una riduzione  di più del 60% della produzione di cereali.
 https://www.rfi.fr/fr/afrique/20230402-la-r%C3%A9colte-c%C3%A9r%C3%A9ali%C3%A8re-tunisienne-sera-d%C3%A9sastreuse-avertit-le-syndicat-des-agriculteurs-tunisiens
Nel 2022 per l’espansione delle monoculture  destinate all’esportazione l’Africa ha perso 3, 6 milioni di ettari di foreste. La deforestazione e i rapidi processi di urbanizzazione  hanno costretto gli  elefanti ad avvicinarsi sempre piu ai villaggi e perfino alle metropoli e alle grandi discariche africane 
 
https://www.nigrizia.it/notizia/africa-nel-2022-disboscati-36-milioni-di-ettari-di-foreste
https://news.mongabay.com/2023/08/elephants-invade-as-habitat-loss-soars-in-nigerian-forest-reserve/
È difficile capire se l’ Europa sarà in grado di cambiare il suo approccio  all’ Africa, ma è certo che  su un reale cambio di impostazione si gioca la durata della credibilità internazionale  recentemente conquistata  da  Giorgia Meloni e rafforzata dal G20 che si tiene in questi giorni in India.
Oltre alla lotta contro le ricadute  del cambiamento climatico,  l’altro aspetto su cui l’ Italia e l’ Europa potrebbero  avere un ruolo  é il supporto  alla realizzazione di sistemi sanitari degni di questo nome.
In un rapporto pubblicato pochi giorni fa la prestigiosa rivista Lancet descrive con grande chiarezza la rilevanza e l’urgenza politica del rafforzamento dei sistemi sanitari in Africa.
 https://www.thelancet.com/commission/peace-health-equity-gender-equality?dgcid=raven_jbs_etoc_feature_lancetpeacefulsocieties23
Per una riflessione approfondita sulle  ragioni che rendono necessaria e urgente  una svolta politica  nelle  relazioni tra Africa e Europa nonché su nuove proposte suggerite all’ attenzione si puo’ fare riferimento al volume Revisting Africa Relations: Revisiting EU-Africa Relations in a Changing World
Oltre a superare un approccio prevalentemente securitario  é fondamentale che la UE sappia collegare  gli interventi di emergenza a progetti strategici.
Per restare in campo sanitario  basti pensare al Sudan. Il Centro di eccellenza cardiochirurgica di Karthoum ha realizzato  in poche di settimane  due nuovi reparti di traumatologia e di chirurgia di urgenza per far fronte ai tanti feriti dei violentissimi scontri armati iniziati il 15 Aprile scorso
https://en.emergency.it/projects/sudan-khartoum-salam-centre-for-emergency-and-trauma-surgery/
Il centro ospedaliero Salam (che ha circa 500 dipendenti in grande maggioranza locali) non  è solo   un modello di eccellenza sanitaria per il Sudan e per i paesi confinanti ma  si configura anche come modello paradigmatico su come intervenire in Africa  con grande serietà ed efficacia https://www.emergency.it/progetti/sudan-khartoum-centro-salam-di-cardiochirurgia/
Se Ambiente e Salute saranno le parole chiave per un nuovo rapporto tra il nostro continente e l’Africa , il Mediterraneo diventerà nuovamente un mare di scambi, prosperità e pace. Non é più accettabile che esso sia insanguinato  da  migliaia di morti in mare per la miopia dell’Europa e per l’avidità delle elites politico-amministrative presenti in tanti paesi africani che i arricchiscono talvolta  con i proventi del traffico dei migranti e molto spesso con accordi al ribasso con le multinazionali del business estrattivo. Elites che  appena  ne hanno bisogno vengono a curarsi nelle migliori cliniche europee con i loro lussuosi jet privati.

 

Marco Mayer e Valeria Fargion
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