• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla nostra newsletter

  • Facebook
Solo Riformisti

Solo Riformisti

Uno spazio aperto al confronto, civile e concreto, e un’occasione di riflessione. Per restare ancorati alla realtà, senza rinunciare agli ideali, per rifiutare le posizioni ideologiche, per riaffermare i valori democratici.

  • Solo Riformisti
  • Politica
  • Economia
  • Esteri
  • Cultura
  • Opinioni
  • Archivio articoli

Il destino del Sud

L’Italia rischia una frammentazione del quadro politico, economico e territoriale, che può bloccare la ripresa. Non a caso, l’ultimo convegno della Banca d’Italia ha inserito il Mezzogiorno in una prospettiva mondiale, riproponendolo quale essenziale snodo di una questione nazionale.

di Amedeo Lepore | 24 Giugno 2022

Mentre le correnti dell’antiamericanismo si nutrono, ben oltre gli errori compiuti dagli Stati Uniti negli ultimi anni, di un minaccioso tentativo di ritorno a un nazionalismo aggressivo e a un populismo irresponsabile, emergono le questioni geoeconomiche di fondo, con le quali anche l’Europa dovrà fare i conti. Dani Rodrik, economista di Harvard, fa risalire la diffusione di un “nazionalismo a somma zero” domestico alla messa in discussione su larga scala della collocazione dell’America “in cima al totem economico globale”. Daron Acemoglu, economista del Massachusetts Institute of Technology, rileva come il nazionalismo stia giocando un ruolo centrale nella politica internazionale, in relazione a tre ordini di fattori: rimostranze storiche nei confronti di un passato di subalternità, nuove forme di autoritarismo e disuguaglianza scaturite paradossalmente dall’integrazione neoliberista, esasperazione strumentale di un sentimento nazionalista a copertura di gravi colpe e carenze interne. Nell’invasione russa dell’Ucraina compaiono tutte e tre queste motivazioni, quale concentrato di un’instabilità generale, provocata dalla scelta unilaterale del conflitto militare. Allo stesso tempo, un interrogativo frequente è rivolto allo stato di salute dell’economia americana, come chiave per interpretare l’evoluzione del contesto mondiale in questo periodo di crisi. Un rapporto dell’Economist Intelligence Unit aiuta a comprendere se gli Stati Uniti si stiano dirigendo verso una recessione. I primi allarmi per una situazione sempre più problematica si sono cominciati a propagare all’inizio di quest’anno, nonostante l’America sia stata una delle principali aree a riprendersi dalle pesanti conseguenze della pandemia. Dopo un incremento del Pil reale del 5,7% nel 2021, negli ultimi mesi la ripresa economica ha cominciato a rallentare vistosamente, con la contrazione dello stesso Pil a un tasso dell’1,5% su base annuale. Il documento dell’EIU prevede una brusca frenata della crescita nel corso del 2022 e del 2023, a causa di un’alta inflazione, di un aumento dei tassi di interesse e di uno stallo dell’economia globale. Tuttavia, la domanda dei consumatori dovrebbe essere così resiliente, in virtù di una rigidità del mercato del lavoro e di solidi bilanci familiari, da scongiurare una recessione vera e propria. Questa valutazione non esclude dall’orizzonte statunitense una possibile complicazione delle condizioni economiche, con forti pericoli di ribasso, nel caso si scatenassero alcuni elementi avversi. Il primo scenario di rischio considera plausibile una seconda ondata di inflazione tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo, se la guerra dovesse prolungarsi e intensificarsi o le forniture energetiche russe calare ancora o la pandemia subire una recrudescenza. Questo quadro potrebbe determinare un rialzo ulteriore dei prezzi delle materie prime e dell’energia o influenzare negativamente la produzione industriale e i flussi commerciali mondiali, con il medesimo risultato di un’impennata dell’inflazione e di una caduta dei consumi, con effetti recessivi. Il secondo scenario contempla la possibilità di una Federal Reserve eccessivamente irruenta, che, in base a una sopravvalutazione della capacità di spesa dei consumatori in estate, inasprisca la politica monetaria in maniera imprevedibile con la scelta di una strategia “restrittiva” a tassi molto elevati, procurando un crollo dei consumi in autunno e una spirale recessiva. Il terzo scenario implica un tracollo del prezzo degli assets, dovuto a una combinazione di tassi di interesse crescenti, notevole inflazione, impatti economici del conflitto e peggioramento della fiducia di imprese e consumatori. Un raffreddamento consistente del mercato azionario con una discesa degli indici del 40% e oltre, indotto dall’anticipazione da parte degli investitori dell’inizio della stretta della Fed, colpirebbe soprattutto i titoli tecnologici e la ricchezza delle famiglie, riducendo i consumi e favorendo l’apertura di una fase depressiva. Si tratta solo di ipotesi, ma è significativo che vengano formulate dalla sezione di ricerca e analisi di mercato dell’Economist. Del resto, l’EIU riporta una percezione diffusa tra grandi banche, economisti ed esperti, sostenitori della quasi certezza di una flessione dell’economia americana, ricordando pure – come ha fatto Larry Summers, il teorico della stagnazione secolare – la ricorrenza di una crisi entro due anni, in presenza di un’inflazione al di sopra del 4% e di una disoccupazione al di sotto del 4%. La differenza tra congiuntura americana ed europea è palese: l’inflazione d’oltreoceano è prevalentemente da domanda, quella continentale da offerta. Tuttavia, chi rischia di più è l’Europa, perché si trova al centro del mutamento vorticoso degli assetti di potere ed è più debole sia dal punto di vista della struttura che della dinamica economica. Questo è anche il motivo di una maggiore flessibilità nella variazione di strategia da parte della BCE, comprendendo il grave pericolo dell’adozione di misure monetarie restrittive cui non corrisponda un’azione espansiva degli investimenti, dell’occupazione e della crescita economica. L’Italia non è più l’ultima ruota del carro europeo, avendo dimostrato di possedere energie pubbliche e private per risalire la china, come nella fase di rimbalzo del 2021. Sul Paese, però, incombe una preoccupante ipoteca, rappresentata dal rischio di frammentazione del quadro politico, economico e territoriale, che può bloccare la ripresa. Non a caso, l’ultimo convegno della Banca d’Italia ha inserito il Mezzogiorno in una prospettiva mondiale, riproponendolo quale essenziale snodo di una questione nazionale. E nei prossimi giorni a Maratea molti esponenti delle istituzioni, delle università e della ricerca, delle imprese e dell’informazione concentreranno l’attenzione su questo difficile “passaggio di fase”, che colloca il destino del Sud nel contesto nazionale ed europeo. Comunque, una comparazione con le crisi dei decenni passati, oltre a mitigare le previsioni più fosche a livello globale, potrebbe condurre alla consapevolezza di una disponibilità di politiche economiche articolate, in grado di fronteggiare le più dure avversità, solo se sono perseguite con coerenza e tenacia.

(questo articolo, già pubblicato dal quotidiano Il Mattino, è ripreso con il consenso dell’autore)

Please follow and like us:
error
fb-share-icon
Tweet
fb-share-icon
Pubblicato in : Economia

Info Amedeo Lepore

Professore Ordinario di Storia Economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, dove è titolare dei corsi di Storia Economica, di Storia dell’Impresa e della Finanza, di Evoluzione del Capitalismo, delle Tecnologie e della Finanza. È docente di Storia dell’Economia e dell’Impresa alla Luiss Guido Carli di Roma. Ha svolto insegnamenti in diverse Università italiane e straniere. È componente del Consiglio di Amministrazione e della SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno). È socio dell’Accademia Pontaniana, nella Classe di Scienze Morali. Fa parte di Comitati scientifici e di Redazione di varie riviste nazionali e internazionali. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali per la sua attività di studio e di ricerca. Ha pubblicato volumi e saggi, in Italia e all’estero, su temi riguardanti la storia economica italiana ed europea; la storia d’impresa, della contabilità e del marketing; la storia del pensiero economico. I suoi attuali ambiti di ricerca riguardano la storia dell’economia euro-atlantica, il processo di globalizzazione nei suoi vari aspetti, l’impatto sull’economia della pandemia di Covid-19, l’evoluzione dell’impresa, la storia del dualismo economico italiano. Ha svolto anche ruoli istituzionali legati alle sue competenze economiche, da ultimo come Assessore alle attività produttive della Regione Campania.

Post precedente:La moda toscana e le strategie UE
Post successivo:La ricetta per la crescita

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra newsletter

Leggi anche

“BANCHE, CREDITO E FLUTTUAZIONI ECONOMICHE”Discorso di Ben S.  Bernanke alla consegna del Premio Nobel per l’Economia 2022

23 Ottobre 2024 | Bernard S. Bernanke

STATO, MERCATO E COOPERAZIONE: LA SINTESI INNOVATIVA POSSIBILE

4 Ottobre 2024 | Amedeo Lepore

SPECIALE QUARTA REPUBBLICA: IN RICORDO DEL 7 OTTOBRE 2023

5 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

OCCIDENTE IN CRISI? LA SOLUZIONE È NON CERCARE “LA” SOLUZIONE

4 Ottobre 2026 | Danilo Breschi

“IL GENOCIDIO” DATO IN PASTO AI BAMBINI”: LA PACE A SENSO UNICO DEL SINDACO DI PISTOIA

2 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

GOVERNARE LA GLOBALIZZAZIONE LA VERA SFIDA PER IL FUTURO

2 Ottobre 2026 | Amedeo Lepore

CON TROPPI IMMIGRATI, LE SCUOLE DIVENTANO GHETTI

2 Ottobre 2026 | Giovanni Cominelli

Ultimi commenti

  • Zeffiro Ciuffoletti su CHI HA SCELTO E CHI NO
  • Francesca su REINDUSTRIALIZZARE: UNA A SFIDA CHE SI PUO’ VINCERE (ANCHE IN TOSCANA) [16]
  • Roberto Casula su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto Catazano su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto su IL BIVIO FATALE DEL PD
  • Alessanro Tosi su SANITÀ, È ORA DI CAMBIARE
  • Renato Campinoti su TOSCANA, AUREA MEDIOCRITAS? [4]
  • Redazione Solo Riformisti su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • MARIELLA su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • Renzo Fagioli su LE DIFFICOLTÀ DELLA TOSCANA [3]

Solo Riformisti

PARTECIPA

Chi vuole può partecipare con articoli, suggerimenti, idee. Scriveteci a: redazione@soloriformisti.it.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

VAI AL FORM DI ISCRIZIONE

LINK RAPIDI

  • Accesso autori
  • Utilizzo dei Cookies

Seguici su Facebook

Segui la nostra pagina su Facebook

  • Facebook

SoloRiformisti.it. Periodico di area riformista del Circolo SoloRiformisti. | E-Mail: redazione@soloriformisti.it

We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue to use this site we will assume that you are happy with it.