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Cina, operazione verità

Rincorrere gli eventi più che prevenirli è  un limite che si riscontra in Italia come nel Regno Unito. Il ritardo più che da deficienze tecniche è da  attribuirsi alla leggerezza con cui la classe politica ha guardato alla crescente influenza del pianeta Cina in Europa.

di Marco Mayer | 28 Luglio 2023

In questi giorni le bodycam cinesi destinate alla Polizia di Stato hanno  riacceso l’ attenzione sulle forniture tecnologiche provenienti dal Dragone. Si tratta di un tema più volte sollevato dal Copasir e che ha radici lontane.

Ricordo per esperienza diretta che nel biennio 2016/17 la Consip  fornì  al Viminale una mega fornitura di smartphones Huwaei quando l’ azienda era già al centro di indagini per spionaggio negli Stati Uniti.

A questo punto più che rincorrere i singoli casi (come si è fatto sinora)  ciò che manca  è una visione di insieme che consenta al Parlamento e all’ opinione pubblica di valutare se e   come  la presenza cinese presenti rischi effettuali e/o potenziali per i nostri interessi nazionali.

Sulla scia di quanto ha fatto recentemente il Regno Unito

https://ukandeu.ac.uk/the-intelligence-and-security-committee-report-on-china/

e  prima di assumere una decisione ufficiale sul rinnovo del memorandum sulla Via della Seta il Governo dovrebbe elaborare un rapporto dettagliato a 360 gradi sui pericoli connessi alla  presenza cinese in Italia che specie  in alcune aree appare tuttora particolarmente pervasiva.

Si tratta di esaminare sia quanto avviene nel territorio nazionale sia  come il Dragone si comporta in alcuni paesi stranieri dove e’ alto il rischio di un  conflitto con i nostri interessi nazionali.

Come si concilia ad  esempio  il nostro “Piano Mattei” con i comportamenti della Cina in paesi quali  la Libia e il Niger?

In Libia la crescente influenza cinese non si limita  ad allinearsi al sostegno russo per il  generale Haftar in Cirenaica, ma si muove  con un approccio decisamente più ampio teso a collegare gli interessi cinesi in Libia con i progetti di penetrazione e di influenza in altri paesi africani.

https://eastwest.eu/en/libya-chinas-economic-diplomacy/

Un campo da non sottovalutare è quello dell’ energia nucleare in cui Mosca e Pechino mostrano una crescente strategia convergente che partendo dalle miniere di uranio comprende la costruzione  delle centrali di produzione e delle relative reti energetiche.

Mosca proprio in questi giorni ha confermato con Rosatom  costruzione della centrale nucleare di Dabaa in Egitto.

https://www.middleeastmonitor.com/20230727-putin-tells-sisi-dabaa-nuclear-power-plant-project-on-track/

In Niger la Cina riapre una delle più importanti miniere di uranio  che  tra l’ altro presenta inquietanti interrogativi per i livelli di inquinamento radioattivo indotto nei decenni precedenti dalla massiccia attività di estrazione condotta da aziende francesi.

https://www.google.com/amp/s/theexchange.africa/industry-and-trade/nigers-deal-with-china-after-french-uranium-catastrophe/%3famp=1

Ho accennato all’ inizio all’ approccio strategico adottato dal Regno Unito perché  offre un utile  esempio a cui potremmo ispirarci.

Il Comitato Intelligence e Sicurezza del Parlamento britannico (in seguito ad  un lavoro iniziato  nel 2019)  il 13 luglio scorso ha presentato  il  rapporto sui rischi rappresentati dalla penetrazione cinese nel Regno Unito.

https://www.politico.eu/article/uk-response-to-china-threat-damning-report-warns-intelligence-security-technology/

Nel testo citato da Politico le minacce (effettive e potenziali) agli interessi nazionali del Regno Unito da parte del Dragone sono esaminate a 360 gradi: dalle reti di spionaggio agli investimenti in aziende, dall’ energia nucleare alle telecomunicazioni, dalla ricerca alla penetrazione nelle università, dai media alle campagne di disinformazione, ecc.

Scorrendo le oltre 200 pagine della relazione – anche se  alcuni elementi sono  secretati tramite codici  –  si possono osservare alcune  carenze rilevanti e soprattutto i numerosi ritardi nelle attività di intelligence britannica sulla Cina.

Rincorrere gli eventi più che prevederli e prevenirli è  un limite che si riscontra anche in Italia. Nel Regno Unito come nel nostro paese  il ritardo più che da deficienze tecniche è da  attribuirsi soprattutto alla leggerezza con cui la classe politica e parlamentare ha guardato alla crescente influenza del pianeta Cina in Europa.

In ambedue le nazioni i flussi finanziari cinesi  e gli indubbi  vantaggi  a breve termine hanno oscurato una visione strategica di medio e lungo periodo causando  gravi danni in materia di sicurezza nazionale.

In Italia esiste da oltre dieci anni un vasto fronte trasversale in parlamento che (più  o meno consapevolmente) ha ignorato  i tanti segnali di allarme dell’ intelligence (soprattutto, ma non solo in campo digitale) sui pericoli che la penetrazione cinese  rappresenta per gli interessi nazionali dell’ Italia.

Basti ricordare l’ ingresso in CDP RETI ispirata da Renzi e Padoan gia’ nel 2014, la vicenda Pirelli, l’ apertura di alcuni porti alla gestione di imprese  cinesi nonché il loro coinvolgimento nei progetti smart cities delle grandi città, ecc.

E’ utile anche ricordare (e ancora meglio  riascoltare) gli interventi di alcuni  parlamentari alla Camera  in aperta difesa di Huwaei e di ZTE per rendersene conto.

Il punto centrale  e’ che per affrontare seriamente la Cina non basta più accendere i riflettori su singole tessere del mosaico  (5G, porti e  cavi sottomarini, reti energetiche, smart cities, videosorveglianza ecc.), ma serve finalmente una visione di insieme.

Del resto solo con una analisi a 360 gradi si possono identificare i molteplici progetti di cooperazione con la Cina che l’ Italia puo intraprendere senza andare incontro a rischi particolari.

A questo scopo il Copasir potrebbe chiedere al Senatore  al  Sottosegretario Alfredo Mantovano che gli organismi di intelligence predispongano un rapporto simile a quello elaborato nel Regno Unito.

È  un materiale che serve perché i partiti politici, il mondo imprenditoriale e sindacale, le istituzioni accademiche, le nuove start up, ecc. non sono informate sui pericoli a cui possono andare incontro e  per farsi che  non si ripetano più casi come quelli della Pirelli a cui è difficilissimo rimediare  efficacemente ex post.

Nel Regno Unito il  Primo Ministro Rishi Sunak  ha apprezzato il rapporto sulla Cina

https://hansard.parliament.uk/commons/2023-07-13/debates/23071347000027/IntelligenceAndSecurityCommitteeReportChina

anche  perché esso ha messo in luce in modo  dettagliato  gli errori e le sottovalutazioni politiche con cui il Regno Unito ha sinora risposta alla minacce e alle sfide del Dragone.

In analogia al premier Sunak anche il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tutto da guadagnare da una operazione verità sulla Cina in Italia  anche se essa dovesse mettere in imbarazzo qualche parlamentare del suo partito e di altri gruppi di maggioranza.

Il costante richiamo agli interessi strategici della Nazione implica inevitabilmente la necessità di colpire tutti gli interessi di bottega, anche quelli di amici e consulenti.

 

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Pubblicato in : Esteri

Info Marco Mayer

docente al Master In Cybersicurezza di LUISS Guido Carli e al Cyber Defence della Scuola:di Telecomunicazione del Ministero della Difesa in partnership con
Università di Modena e Reggio Emilia

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