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Assoluzione Consip

Per difendere lo Stato di diritto in Italia e in Europa è indispensabile la lista unitaria Renew Europe. Nonostante le difficoltà, l’ obiettivo è tuttora a portata di mano.

di Marco Mayer | 21 Marzo 2024
Sono contento per la sentenza di assoluzione di Luca Lotti e Tiziano Renzi che conosco da molti anni e ovviamente per gli altri imputati del processo Consip.
Di  questa vicenda vorrei anche  segnalare ai lettori un aspetto collaterale. Nonostante le noti  difficoltà della loro relazione –  Matteo Renzi e Carlo Calenda hanno  commentato con quasi  le stesse parole l’ esito del processo.
Sulla scia delle dichiarazioni del deputato di Azione Enrico Costa
https://twitter.com/Enrico__Costa/status/1767183338068910447
 entrambi hanno posto la stessa domanda:  “ci sarà qualcuno – nelle redazioni, nella magistratura, in Parlamento – che  avra’  il coraggio di chiedere scusa?”
Nessuno ha ancora chiesto scusa ad un grande investigatore    come  il Generale Mario Mori per l’ assurdita’ delle  interminabili  vicende giudiziarie di cui e’ stato vittima; da cui, per inciso,   ha guadagnato solo la mafia.
Dubito pertanto che spunti  un  giornalista, un magistrato,  un ufficiale di polizia giudiziaria, un parlamentare che  trovi  il coraggio di chiedere scusa a Luca Lotti e agli altri imputati assolti,  ma mai dire mai.
A differenza del mondo anglossasone in Italia in politica,  nelle alte sfere dei corpi dello Stato,  nelle direzioni dei giornali non esiste  la sana abitudine di dire: scusate, mi sono  sbagliato.
Ma non è solo una questione di comportamenti individuali. L’ uso politico della giustizia nasce da alcuni difetti sistemici del nostro ordinamento a cui non si è voluto o potuto porre rimedio.
Quando una persona, un partito, una azienda  vuole  colpire duramente un avversario (sia esso un politico, un  imprenditore, un alto funzionario pubblico) un modo piuttosto facile è coinvolgere la magistratura e conseguentemente i media ad essi in vario modo  collegati.
Una volta aperto il registro delle notizie di reato la rigidità dei meccanismi operativi e delle  procedure e’ tale che anche per i magistrati, per gli investigatori e per giornalisti più seri è difficilissimo prevenire i rischi di  disinformazione  e  difendere il principio costituzionale della presunzione di innocenza.
In questa cornice a mio avviso l’ aspetto più grave riguarda la  sostanziale ” irresponsabilità”  (nel senso tecnico del termine) delle istituzioni, a partire dal Consiglio Superiore drlla Magistratura.
Proprio nel caso Mori che ho appena citato per moltissimi anni il CSM non ha fornito alla difesa i materiali di cui disponeva  in archivio. Trovo inaccettabile che i vicepresidenti del CSM che si sono succeduti in tutti  questi anni non abbiano (almeno che io sappia)  sentito il bisogno di fornire una spiegazione di questa incredibile inadempienza.
Cosi come avviene in tutti gli  altri apparati dello Stato i migliori pubblici  funzionari che operano nel settore della giustizia si trovano ad affrontare un  ricorrente dilemma esistenziale: se e come e’ possibile perseguire le proprie legittime ambizioni di carriera e contemporaneamente evitare la dipendenza dalle  “cordate” di potere che si formano in  magistratura –  così come in tutte le organizzazioni umane?
Alle dimamiche di potere si deve aggiungere un grave deficit culturale della classe  politica che sembra ignorare i fondamenti  elementari di ogni efficace azione investigativa.
Nessuno vieta ad un parlamentare di denunciare alla Procura  un determinato fatto, ci mancherebbe altro. Ma  è un assoluto controsenso che lo stesso parlamentare si vanti pubblicamente di averlo  fatto per promuovere la propria immagine pubblica, come  abitualmente avviene.
Rendere pubblica una denuncia equivale ad azzopparla ab origine perche’ consente agli eventuali colpevoli di cancellare le prove e vanificare l’efficacia dell’ azione investigativa.
In questa giornata particolare in cui l’ esito positivo di un processo si mescola a profondi sentimenti
di amarezza politica vorrei introdurre una riflessione più ampia.
Il ricordo  del martirio di  Enzo Tortora, le grandi battaglie garantiste  del Partito Radicale, la tutela dello Stato di diritto senza se e senza –  costituiscono le basi fondamentali di tutte  le forze che si riconoscono in Renew Europe.
In un epoca di Controriforma come quella che stiamo attraversando e’ essenziale  battere  il giustizialismo di destra e di sinistra che caratterizza il populismo e il sovranismo in Europa.
Per raggiungere questo obiettivo è essenziale che i libdem, gli europeisti e i  riformisti italiani evitino ogni pericolo di dispersione di voti nelle imminenti elezioni europee.
Per promuovere le libertà e difendere lo Stato di diritto occorre che l’ Italia  invii a Strasburgo una agguerrita pattuglia di europarlamentari come espressione
della lista unitaria di scopo per gli Stati Uniti d’Europa lanciata mesi fa da Emma Bonino.
L’ obiettivo è tuttora a portata di mano. Durante la   mia lunga  esperienza di peacekeeping mi è capitato spesso di fare i conti con rivalità interne tra leader di aree politiche omogenee.
Il primo esempio che mi viene in mente sono le divisioni interne alla piccola  comunità serba in Kosovo dove non era affatto facile far dialogare due personalità forti come padre Sava Janic dello splendido Monastero di Decani e  Mark Jackic,  leader della città di Mitrovica, divisa dal fiume Ibar.
Per quanto apparentemente irrazionale la rivalità tra Carlo Calenda e Matteo Renzi è un fenomeno molto più frequente di  quanto si pensi,  altrimenti non sarebbe stato inventato il proverbio due galli nel pollaio.
Ci sono però alcuni passaggi della storia in cui per ragioni superiori le rivalità devono essere messe da parte per  cercare un nobile compromesso.
Domenica alla Leopolda Matteo Renzi ha accennato anche se in modo un po’ criptico  ad un eventuale passo indietro…Spero che ora  anche Carlo Calenda si muova in questa direzione..
 La posta in gioco è altissima e   in questo momento così delicato per l’ Europa il senso di responsabilità deve prevalere.
Solo così si può battere Orban, la AFD e per quanto l’ Italia  le forze oscure che –  come ha dimostrato l’ inchiesta Consip – usano il giustizialismo di destra e di sinistra per minare lo Stato di diritto e la nostra democrazia.
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Pubblicato in : Politica

Info Marco Mayer

docente al Master In Cybersicurezza di LUISS Guido Carli e al Cyber Defence della Scuola:di Telecomunicazione del Ministero della Difesa in partnership con
Università di Modena e Reggio Emilia

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