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Uno spazio aperto al confronto, civile e concreto, e un’occasione di riflessione. Per restare ancorati alla realtà, senza rinunciare agli ideali, per rifiutare le posizioni ideologiche, per riaffermare i valori democratici.

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Un giornale controcorrente

Il nostro vuole essere uno spazio aperto al confronto, civile e concreto, e un’occasione di riflessione. Per restare ancorati alla realtà, senza rinunciare agli ideali, per rifiutare le posizioni ideologiche, per riaffermare i valori democratici.

di Filippo Buccarelli | 10 Febbraio 2019

Innanzitutto, il titolo: “SoloRiformisti”. Perché è semplice, perché la semplicità è sempre il prodotto della complessità e perché la complessità è impegnativa, è una sfida che oggi – nell’epoca dell’informazione approssimativa e gridata, delle prese di posizione impulsive ed emotive, dei convincimenti “a prescindere” – rappresenta il vero nodo di svolta della democrazia e della futura convivenza civile.

Siamo soltanto dei riformisti. Ma essere tali non vuol dire affatto rinunciare a coltivare alti ideali in nome del pragmatismo e di visioni politiche di corto respiro. Proprio il contrario: non c’è onesto realismo, non c’è saggio buon senso pratico, che non sia al contempo orientato da progetti di prospettiva, capaci di scaldare i cuori delle persone e di motivarle ad agire insieme. E, viceversa, non c’è idealità che – affinché non muoia nell’ideologia – non abbia bisogno di atteggiamenti (auto-) critici, di capacità argomentativa, di confronto e di ascolto reciproco, di “orientamento all’intesa” e di costante procedere per “tentativi ed errori”, secondo una logica di graduale aggiustamento che sola permetta di non tradire la direzione intrapresa.

Questo è, secondo noi, essere riformisti. E il giornale che oggi inauguriamo vuol essere, in questo senso, nel suo piccolo, un presidio di democrazia, in un momento storico in cui tutti i principi di questa specifica forma di governo – di più: di questa cultura che è il precipitato di secoli di storia, di lotte e di riflessioni, e che ha portato a un sempre maggior ampliamento della libertà degli individui – appaiono sotto attacco.

Noi siamo “popolari”, non “populisti”. Se qualcuno ci chiede cosa sia oggi il “popolo”, rispondiamo che, in sé e per sé, non lo vediamo. Ciò che scorgiamo sono una miriade di persone, ciascuna con una sua storia, con le proprie paure e con le proprie speranze, ciascuna ricca della propria specifica diversità anche quando viva nella stessa strada, nello stesso quartiere o nella stessa città, nello stesso territorio o nello stesso Paese. E, se vediamo il loro stare, il loro progettare, il loro soffrire e il loro gioire, il loro muoversi, non riusciamo a parlare il linguaggio ideologico di chi le vuole un tutt’unico, come materiale solido separabile in pezzi, e come pezzi da contrapporre, da scagliare l’uno contro l’altro come sassi pronti a colpire. Parliamo invece quel linguaggio le cui parole acquistano senso se colgono la dinamica vissuta degli incontri, e anche degli scontri, sì, ma che, nel farlo, in un caso come nell’altro, riconoscono il legame che unisce costitutivamente ogni essere umano, e forse di più: ogni creatura vivente. È la parola del “prendersi cura”, la parola della “carezza”, che tocca ma con mano aperta, e che dunque vincola ai doveri ma lascia l’altro libero di scostarsi, in nome dei suoi diritti e del Diritto ad avere diritti.

Noi siamo democratici, e non tali purché aggettivati con un qualche prefisso “post-”. La nostra è la Democrazia dei Moderni: consultiva, partecipativa, decisionale ma pur sempre, inevitabilmente, rappresentativa. Quando, fra il “sovrano” e le persone, spariscono i corpi intermedi – i partiti, le associazioni, le organizzazioni, i comitati civili – quelle diventano “sudditi” e non rimane altro che la legge del più forte. Ed è sempre il sovrano a schiacciare i singoli, anche quando li diletti con la magra soddisfazione numerica di un sì o di un no, di un “like” o di un “pollice verso”. È antica legge umana – questa − che non dovrebbe mai essere dimenticata, mai. Perciò ci piace la parola “compromesso”. È diversa da “compromissione”. Indica il faticoso lavoro del confronto, della rimessa in discussione delle cose apparentemente ovvie, della distinzione – in ogni fenomeno sociale e umano – di un significato e dell’esatto suo contrario, che sempre si accompagna al primo. È il lavoro costante, e mai definitivo, per una soluzione che li faccia vivere insieme, in una sintesi più ampia che stimoli ulteriormente ad andare ancora avanti.

Se dunque noi siamo tutto questo, il giornale che oggi vi offriamo sarà uno spazio aperto di dibattito e di argomentazione, di riflessione e di proposta concreta. Sarà una sede di discussione ma anche l’occasione di un impegno pratico: non partitico, ovvero “di parte”, né propagandistico, ma “civile”. Civile nel linguaggio che userà e in quello richiesto agli ospiti per potervi intervenire. Civile nel taglio degli editoriali – che, come tali, dovranno il più possibile basarsi su dati fattuali e su segnalazione delle eventuali fonti utilizzate – e civile in quello degli articoli e degli interventi, improntati all’argomentazione, all’accettazione delle critiche altrettanto suffragate e alla disponibilità alla replica.

Vi proponiamo, insomma, semplicemente, un giornale “SoloRiformista”

Filippo Buccarelli

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Pubblicato in : Politica

Info Filippo Buccarelli

Filippo Buccarelli è Professore incaricato e ricercatore a contratto presso l’Università di Firenze. Si laurea nel 1995 presso la Facoltà “Cesare Alfieri” di Firenze con una tesi sui nuovi conflitti sociali postindustriali. Nel 2001 – dopo le prime esperienze didattiche e di ricerca presso la stessa Facoltà – è dottore di ricerca in sociologia generale presso la facoltà di scienze politiche di catania, con una tesi sulle nuove culture del lavoro. Dallo stesso anno, è professore Incaricato presso la facoltà di psicologia dell’ateneo fiorentino (sociologia del lavoro e delle organizzazioni), e dal 2003 presso quella di Scienze Politiche (sociologia della devianza, sociologia dei comportamenti devianti, storia della sociologia, sociologia corso avanzato). dal 2003 al 2006 è stato responsabile di ricerca dell’area studi sociali di asel-agenzia servizi economie locali di prato, e dal 2007 svolge attività di coordinamento scientifico dell’osservatorio sociale della provincia di pistoia per conto del dipartimento di scienza della politica e di sociologia dell’università di Firenze.

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