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A pane e gas

di Il tocco di Alviero | 14 Marzo 2022

Il conflitto ucraino sta avendo conseguenze di ogni tipo, in ogni settore, ora dopo ora. Si è già ampiamente dibattuto delle conseguenze di carattere finanziario (dovute alle sanzioni) e di carattere economico, dovute soprattutto all’aumento di gas e petrolio. C’è tuttavia, a mio avviso, un altro elemento non ancora del tutto evidente nella sua drammaticità e legato all’aumento del prezzo del grano e dei prodotti derivati (pane e pasta). In super sintesi: la guerra ha fatto schizzare anche i prezzi di tutte le materie prime agricole. Grano, mais, soia, olio vegetale… Sono stati raggiunti record paragonabili a quelli del 2008. Russia e Ucraina producono quasi un quarto del grano mondiale. A pensar male si fa peccato, tuttavia.. Tuttavia già da gennaio 2022 la Russia aveva bloccato le sue esportazioni e la flotta russa posizionata sul Mar Nero ha impedito le esportazioni di grano ucraino. Se a ciò si aggiunge che il 2021 è stato un anno particolarmente negativo per Canada e Usa (con raccolti ridotti, causa siccità), forse la decisione di entrare in guerra proprio adesso, non è del tutto scollegata ad una possibile guerra del grano. Già nel piano di “Dottrina sulla sicurezza alimentare” del 2010, Putin aveva annunciato il perseguimento di una politica autarchica sia sul fronte energetico, che alimentare. Dall’invasione della Crimea nel 2014 ad oggi, la Russia è passata dall’essere grande importatrice a grande esportatrice. L’influenza della Russia nell’industria del cibo in generale è destinata ad aumentare, favorita anche dai cambiamenti climatici: ora si coltivano cereali dove, nel passato, per gli inverni troppo rigidi, era impossibile. Ed è davvero un paradosso: l’ambiente sta aiutando proprio una delle nazioni che più lo hanno danneggiato. Ma torniamo alla guerra del grano. Le conseguenze del conflitto sul mercato alimentare internazionale sono già evidenti per noi europei, ma si rifletteranno presto e con dinamiche più esasperate sui paesi nord africani e mediorientali (Marocco, Tunisia, Egitto, Siria, Iran, Iraq) che presentano già economie in tensione, falcidiate dal Covid, dalla siccità e dal loro fragile contesto politico. Il rischio di disordini di piazza, al grido “vogliamo il pane” potrebbe presto trasformarsi in massicci flussi migratori verso l’Europa, alimentando così il livello di disordine sociale nei paesi più sviluppati. Proprio quello che Putin potrebbe aver pianificato. Sono ovviamente solo scenari e come tali vanno considerati, anche se potrebbero rientrare in un disegno criminale ben più ampio. Come se ne esce? Forse una cosa Putin ha ampiamente sottovalutato oltre alla durata del conflitto: la dipendenza tecnologica della Russia dall’occidente. Rispetto ai precedenti conflitti di portata mondiale, oggi il mondo è completamente interconnesso e dipende dalla tecnologia (civile e militare). Al di là della propaganda bellica, alcuni esempi sono già eclatanti: mezzi militari di ultima generazione fermi perché mancano pezzi di ricambio, l’eliminazione di un generale dell’armata russa, scoperto ad usare una linea civile anziché quelle criptate, le frequenti incursioni di hackers nei programmi televisivi russi. Sono solo esempi, che mostrano però la fragilità dell’autarchia tecnologica russa, sia in ambito militare che civile. Le file di sovietica memoria dinnanzi a farmacie, bancomat e negozi a Mosca testimoniano un regresso economico di almeno 20 anni. “A’ la guerre comme à la guerre”: in un ulteriore innalzamento della conflittualità con il mondo occidentale, al di là delle forze militari in campo, Putin potrebbe trovarsi presto la popolazione russa in subbuglio, sfinita dall’essere confinata in un isolamento forzato.  E questo potrebbe spingerlo ad accettare una “vittoria mutilata” e alle diplomazie internazionali, (che non possono avere gli stessi tempi dei conflitti), di trovare nuovi punti di equilibrio e nuovi accordi che possano garantire un futuro di pace. Lo speriamo davvero tutti…

 

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Pubblicato in : Nuvole e mercati

Info Il tocco di Alviero

Alviero Laureato con lode in Economia e alunno dell’Almo Collegio Borromeo, ha studiato e lavorato per alcuni anni all’estero. Master post laurea in “Contabilità e Finanza”, esperto di consulenza finanziaria e gestione del portafoglio, è stato manager nell’area dei mercati finanziari in alcuni dei principali gruppi bancari italiani e internazionali. Docente in alcuni Master post laurea, per diletto si appassiona di arte ed è autore di numerosi studi di economia e finanza dell’arte. Autore di numerose pubblicazioni, è stato insignito della Medaglia Laurenziana per la divulgazione di contenuti tematici innovativi a livello nazionale e vincitore del Premio Spoleto Festival Art 2016. Si interessa anche di politica, ma non ha vinto nessun premio. Ha una compagna e due figli che gli danno molta soddisfazione, a differenza della sua squadra del cuore… ma si sa che il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

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