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PNRR: aumenterà ancora la dipendenza digitale dalla Cina?

Esattamente come è accaduto per la grave e annosa dipendenza energetica dalla Russia, una quasi analoga dipendenza dalle imprese cinesi negli ultimi tempi si è sviluppata nel settore digitale e delle telecomunicazioni.

di Marco Mayer | 30 Gennaio 2022

Dopo l’attacco estivo di Ransomware al sistema della Regione Lazio (ancora oggetto di indagine soggetta al segreto istruttorio di piazzale Clodio e delle rogatorie internazionali del ministero della Giustizia) nei giorni scorsi un gruppo di ricattatori del Web ha preso di mira la Regione Veneto.

Mentre scattano le indagini a 360 gradi della polizia giudiziaria e della magistratura, questa vicenda conferma che il nesso tra salute pubblica e sicurezza nazionale è uno dei temi rilevanti anche per la nuova Agenzia per la Cybersecurity (ANC) e per l’attività dei servizi.

Il caso del Veneto è pertanto una buona occasione per fare il punto sulla sicurezza informatica in relazione ai progetti per 60/70 miliardi che il Pnrr dedica alla transizione digitale delle imprese e della robotica industriale, delle infrastrutture critiche, della scuola, della sanità, dell’università, della giustizia, dei progetti di transizione ecologica nonché degli altri comparti della pubblica amministrazione.

A questo proposito desidero innanzitutto attrarre l’attenzione sul rapporto che lega il piano strategico nazionale (PSN) e le gare pubblicata da Infratel nei giorni scorsi (15 gennaio) per il potenziamento della banda larga.

Da quanto ho capito, ma potrei sbagliarmi e vorrei essere confortato dal parere dei lettori di Startmag, “tutto cambia perché niente cambi”.

Uso la la metafora del gattopardo perché mi sembra che la gara segua ancora con colpevole perseveranza (diabolicum) il criterio quasi esclusivo della convenienza economica.

Un criterio che negli anni scorsi ha creato tanti problemi a Consip (Lazio compreso) per le forniture di sicurezza informatica alla PA. E non solo a Consip, ma anche alla miriade di stazioni pubbliche appaltanti.

In un ambito contiguo, le gare per le frequenze del 5G sono state impostate solo guardando ad un vantaggio di breve termine per il Tesoro e non per i suoi potenziali riflessi (negativi o positivi) strategici per la crescita economica italiana.

Come é ormai largamente noto la miopia delle scelte politico-amministrative a cui ho appena accennato ha favorito i profili negativi ed in particolare l’ulteriore penetrazione di aziende cinesi sul territorio nazionale.

Mi riferisco a gestori telefonici come Wind3, ai fornitori di tecnologie per reti, snodi e servizi quali Zte e Huawei, a Hikvision per la video sorveglianza,  ad Alibaba, ByteDance (proprietaria dell’app TikTok) o alle numerose imprese cinesi per i monopattini e la mobilità urbana (smart cities) per parlare solo dei nomi e dei progetti più noti.

Esattamente come è accaduto per la grave e annosa dipendenza energetica dalla Russia, una quasi analoga dipendenza dalle imprese cinesi negli ultimi tempi si è sviluppata nel settore digitale e delle telecomunicazioni.

Un obiettivo molto importante del Pnrr per la crescita economica dell’Italia è quello di ridurre la dipendenza da regimi autoritari (Cina e Russia in primis) nei comparti dell’energia e del digitale. Tempo fa il tema era stato giustamente sollevato da Matteo Salvini (no alle aziende cinesi nel 5G). E ovviamente il suo ragionamento vale ancora di più per le reti a banda ultralarga fissa. In questo ambito è chiaro che se con questo tipo di capitolati le aziende cinesi dovessero risultare vincitrici della gara (o comunque presenti nella supply chain) ciò potrebbe ripercuotersi negativamente gli obiettivi del piano strategico nazionale.

Per indicare come la la forte dipendenza tecnologica dal Dragone sarebbe inevitabilmente destinata ad aumentare basta un esempio: un data center in Sardegna di Huawei. In Sardegna come difendersi da una possibile intrusione cinese in una prefettura? Oggi non ci sarebbe un modo veramente efficace.

Se poi è vero quanto afferma il sindaco di Cagliari all’Ansa Paolo Truzzu, dare i compiti di sicurezza ad una azienda del Dragone appare davvero un vero paradosso.

Sono solo i segni di superficialità oppure è un’operazione voluta? Se qualcuno nel Governo se ne occupasse sul piano strettamente politico e non ci si affidasse solo a Ministri tecnici come Colao, Giovannini e Cingolani queste contraddizioni verrebbero al pettine.

In realtà la materia non solo non può essere delegata ai Ministri tecnici, ma neppure solo all’esecutivo. È un tema che i partiti devono affrontare con assoluta urgenza perché nelle società digitali è più difficile difendere le libertà civili, democrazia e diritti umani (come ampiamente accertato dal Copasir).

Mi riferisco a tutte le forze politiche. Qualcosa ha fatto l’opposizione di FdI; ma colpisce una certa pigrizia nella maggioranza su questi temi. In particolare Pd, Forza Italia,+Europa, Azione e Italia Viva dovrebbero sollecitare il Governo se non vogliono che i valori costituzionali e la collocazione euro atlantica dell’Italia vengano messi in discussione da ennesimi errori politici e amministrativi nel campo del digitale e delle telecomunicazioni come purtroppo da molto anni è accaduto e accade in silenzio per le importazioni russe del gas e del petrolio.

(con il consenso dell’autoer riprendiamo questo articolo da Startmag.it)

 

 

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Pubblicato in : Economia

Info Marco Mayer

docente al Master In Cybersicurezza di LUISS Guido Carli e al Cyber Defence della Scuola:di Telecomunicazione del Ministero della Difesa in partnership con
Università di Modena e Reggio Emilia

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