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Il gioco dell’oca dell’economia italiana

di Il tocco di Alviero | 8 Novembre 2021

L’Italia sembra aver imboccato definitivamente la strada della ripresa economica: l’anno prossimo (e quindi in soli 2 anni) l’Italia ritoccherà il livello di produttività pre Covid.

Un successo? Sì, se consideriamo che dopo la crisi del 2008, l’Italia ci aveva messo ben 11 anni per tornare ai livelli precedenti.

Potremmo scrivere per ore ed ore sulla differente (e più illuminata) visione economica adottata per fronteggiare questa crisi pandemica, rispetto a quella finanziaria del 2008: politiche monetarie ultra espansive e massicce politiche fiscali hanno favorito questa ripresa internazionale. Il modello dell’austerity adottato nel passato si era rivelato un clamoroso errore.

Gaudeamus igitur? Dipende. Perché tornando a guardare nei nostri confini, l’Italia torna esattamente nel punto in cui si era già impantanata due anni fa. Qualcuno la chiamava soddisfatto “decrescita felice”, ma a mio modesto avviso, una economia che non è cresciuta negli ultimi 40 anni (dal grande boom industriale durato fino agli anni 70), di felice ha ben poco.

Le cause di questo colossale flop sono numerose e ben conosciute: burocrazia, sistema scolastico poco focalizzato alla eccellenza, pubblica amministrazione, giustizia lenta e farraginosa, etc etc.. e su queste ha una responsabilità diretta la nostra classe dirigente.

Ma c’è anche una responsabilità degli stessi attori economici, che in alcuni casi hanno preferito fossilizzarsi su un modello di capitalismo familista, che da tempo sembra affetto dalla sindrome di Peter Pan (non vuole più crescere) e in altri casi hanno ricercato il raggiungimento della dimensione, come salvaguardia della futura esistenza.

Per carità, abbiamo anche casi virtuosi di giovani rampolli dell’industria italiana che hanno capito che è meglio fare l’azionista che il manager, affidando il ruolo a gente, (presumibilmente) più competente, (visto che anche in economia, uno non vale uno), ma la maggior parte delle imprese italiane sceglie ancora la successione in famiglia.

E ora abbiamo tutti una splendida occasione, che è rappresentata dalla dote miliardaria garantita dall’Europa, purchè si traduca nel coraggio di fare riforme da parte dello Stato e di fare impresa da parte degli imprenditori.

Non possiamo più trovarci tra 10 anni con una crescita a zero. Il mercato non ce lo consentirebbe: non si fa credito a chi non ha reddito e il nostro spread alle stelle sarebbe il testimone del nostro inabissamento.

O ora o mai più. Che poi significherebbe sostenere le imprese meritevoli e le nuove iniziative, garantire il salvataggio alle sole aziende con concrete possibilità di recupero ed espellere quelle aziende che drenano risorse dal mercato, senza restituirle.

L’alternativa è come sempre imbarcare tutti sulla nave dell’economia italiana. Speriamo allora di non incontrare sulla rotta nessuno scoglio…

 

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Pubblicato in : Nuvole e mercati

Info Il tocco di Alviero

Alviero Laureato con lode in Economia e alunno dell’Almo Collegio Borromeo, ha studiato e lavorato per alcuni anni all’estero. Master post laurea in “Contabilità e Finanza”, esperto di consulenza finanziaria e gestione del portafoglio, è stato manager nell’area dei mercati finanziari in alcuni dei principali gruppi bancari italiani e internazionali. Docente in alcuni Master post laurea, per diletto si appassiona di arte ed è autore di numerosi studi di economia e finanza dell’arte. Autore di numerose pubblicazioni, è stato insignito della Medaglia Laurenziana per la divulgazione di contenuti tematici innovativi a livello nazionale e vincitore del Premio Spoleto Festival Art 2016. Si interessa anche di politica, ma non ha vinto nessun premio. Ha una compagna e due figli che gli danno molta soddisfazione, a differenza della sua squadra del cuore… ma si sa che il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

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