LA LEGGE SULL’ANTISEMITISMO
Mi è stato chiesto anche di proporre una riflessione sul disegno di legge che ha portato così tante discussioni, il disegno di legge sull’antisemitismo, e da lì poi fare qualche considerazione più generale rispetto alla situazione politica.
Arriva un momento in cui la propaganda smette di essere uno strumento legittimo della politica e diventa il modo in cui una società guarda al mondo. Come riformisti siamo convinti che il riformismo non sia moderatismo indifferente verso i grandi principi, anzi che sia insoddisfazione profonda della nostra mente, della nostra cultura, del nostro vivere. Siamo riformisti ma non crediamo che questa insoddisfazione possa risolversi con la propaganda o con soluzioni, come dire, palingenetiche che distruggono la capacità di costruire gradualmente risposte serie.
IL SOSTEGNO ALL’ UCRAINA
Lo ha detto ieri bene, ieri o ieri l’altro, Giorgio Tonini quando parlava dell’Ucraina, dove non è vero che per essere a sostegno dell’Ucraina si smette di essere pacifisti. Noi crediamo invece che proprio la capacità di resistere, la capacità di aiutare chi resiste, di non girarsi dall’altra parte per una pace che è più una ricerca del proprio quieto vivere che una pace vera, tutto questo permette una pace costruita sulla pari dignità. Essere pacifisti non significa rinunciare a sostenere con forza la resistenza ucraina, non significa avere uno sguardo rivolto ad una realtà deformata o all’invocazione della pace come principio astratto.
Quindi come riformisti siamo profondamente desiderosi, volenterosi di cambiare la realtà, nello stesso tempo ci rendiamo conto che la realtà porta la sua concretezza ogni giorno nella politica. Non si può pensare che la forza non sia dentro le dinamiche della storia e anche un pacifista deve fare i conti con la presenza della forza nella storia.
È chiaro che ad una forza individuale, arbitraria, noi preferiamo una forza collettiva sostenuta dal diritto internazionale, ma proprio perché è così sappiamo che la costruzione della pace richiede resistenza, vicinanza a questo popolo e che le due cose non sono in contrapposizione: la diplomazia e il sostegno politico non sono in contrapposizione. E ogni timidezza, in questo senso, indebolisce un’altro obiettivo molto radicale, che è quello dell‘europeismo che deve caratterizzare in primis la nostra proposta politica. Si parla di programma, io voglio capire: nel programma sulla politica estera si evidenzierà il fatto che l’adesione all’Unione Europea è un’adesione a una comunità di destino, non un’adesione puramente, come dire, teorica? Qualcuno pensa di opporsi all’adesione dell’Ucraina all’Europa, ma è proprio il futuro dell’Europa che si gioca in questa vicenda. Un’ Europa salda nei suoi principi che sta seduta al tavolo a decidere del suo destino e non accetta di fare la comparsa come vorrebbero gli USA o la Russia,
LA PROPAGANDA
Quindi cosa c’entra questa cosa con la battaglia contro l’antisemitismo? C’entra perché a me sembra che sia stato un momento in cui la propaganda non è più diventata uno strumento della politica, ma è diventata un modo in cui una società ha guardato il mondo. La propaganda fa questo: sposta lo sguardo dai problemi reali. Il problema reale è la resistenza dell’Ucraina a un’invasione illegittima e ingiusta, il problema è un rafforzamento dell’Unione Europea in tutte le sue dimensioni, da quella politica a quella della difesa comune, della politica estera comune. Anche sull’antisemitismo la propaganda ha spostato lo sguardo, ti impedisce di guardare i fatti e ti costringe a guardare il racconto del fatto, ti convince che il problema è vincere la discussione con il tuo nemico e non capire la realtà.
Che cosa significa questo? Significa che il disegno di legge sull’antisemitismo è stato generato da due considerazioni che peraltro noi avevamo discusso al gruppo del Senato. La prima: abbiamo le sofferenze di cittadini italiani, di una minoranza che in questo momento vede i figli accompagnati a scuola in mezzo a camionette della polizia. Abbiamo cittadini italiani che subiscono intimidazioni nell’università, non possono parlare nelle aule universitarie. È dall’incontro con questi sguardi, con queste persone, che è nata l’idea di essere dentro a questa discussione sull’ antisemitismo che la destra aveva portato all’attenzione del Parlamento, di esserci con la nostra sensibilità e la nostra presenza. Aver incrociato questi sguardi e queste persone ci ha spinto al confronto per ottenere un cambiamento profondo delle leggi in campo.
Alla fine la legge non contiene più nessuna misura repressiva dal punto di vista amministrativo, né da un punto di vista penale: è totalmente una legge orientata all’educazione e al rafforzamento della strategia nazionale contro l’antisemitismo. La propaganda vuole imbavagliare la realtà del contenuto della legge e raccontare altro.
Il secondo aspetto che volevo sottolineare ,oltre all’attenzione alle persone, alla sofferenza delle persone, a quelle che noi chiamiamo “prossimo”, è l’altra questione fondamentale che vuole affrontare la legge: la mancanza di confronto. Al contrario di quello di cui viene accusata, la legge promuove dialogo e confronto e lo promuove con un articolo specifico. E questa volontà di dialogo e di confronto è stata anche promossa attraverso un emendamento alla legge di bilancio: promuovere il dialogo e il confronto, promuovere diversi punti di vista. Non possono infatti essere le università,case della cultura e del senso critico,ostaggio di un unico punto di vista radicalizzato dove chi si alza in piedi e non è d’accordo col senso comune non ha diritto di parola. Ma che libertà è questa?
Anche in questo caso abbiamo promosso uno spazio di libertà sia nella legge che con l’emendamento: ci sono già 30 università che hanno partecipato ai bandi che mirano a promuovere iniziative di confronto e di dialogo. Quindi vedete c’è una propaganda che ha coperto completamente i reali contenuti della legge ed è il segno di una radicalizzazione di chi non vuole accettare che la realtà è più complessa delle nostre tifoserie.
IN DIFESA DELLA DIGNITA’
Non dobbiamo avere paura di radicarci nei nostri principi in primo luogo la difesa della dignità delle persone, che rappresenta la difesa della democrazia. Il problema non riguarda i cittadini italiani di origine ebraica riguarda tutti noi; come diceva Bonhoeffer: “Chi non grida per gli ebrei, non può cantare il gregoriano”. Bisogna pensare che questo è uno dei segni fondamentali del degrado della democrazia. Nei primi decenni del ‘900 sono accadute tre cose che hanno determinato la perdita della libertà: la presenza di dazi negli scambi, la perdita di autorevolezza delle istituzioni internazionali poiché i regimi nazionalisti uscirono dalla Società delle Nazioni e, in terzo luogo, il riarmo senza controllo degli Stati nazionali.
Questi tre fattori hanno determinato la crisi della democrazia negli anni ’30 del ‘900, dice il Presidente Mattarella, ma aggiungerei che c’è anche un quarto fattore: le punizioni e le colpe collettive in particolare degli ebrei. Le analogie fra oggi e i primi decenni del 900 sono impressionanti. Anche oggi ad esempio vengono chiamati in causa cittadini italiani di origine ebraica,che magari nemmeno hanno la cittadinanza israeliana, per i fatti e le nefandezze che commette anche in queste ore il governo Netanyahu. Si viene chiamati in correo per cose di cui non si ha nessuna responsabilità. È come se un cittadino turco fosse chiamato in causa per quello che fa Erdogan, che non è notoriamente un democratico. Assistiamo al ritorno della colpa collettiva, all’ individuazione di un nemico, del capro espiatorio, come direbbe René Girard.
Quindi la battaglia sull’antisemitismo, su questo DDL, è una battaglia che riguarda il riformismo italiano, così come la battaglia dell’Ucraina è una battaglia che riguarda la sofferenza di una popolazione intera che vuole più di ogni altro la pace, non ha bisogno che gliela spieghiamo noi il desiderio di pace.
IL PROGRAMMA DEL CENTROSINISTRA
Questa capacità di avere uno sguardo che va oltre la propaganda credo sia caratteristica dei riformisti. Siamo ad un momento decisivo per il programma del centrosinistra: mi pare venga fuori dalle proposte di queste ore di varie anime la richiesta di un aumento semplice della presenza dello Stato nell’ ‘economia e nella società. Mi chiedo: non c’è forse anche bisogno, insieme a più Stato, di più società, di più legami, più relazioni, più investimento, di più responsabilità nei corpi intermedi? Il nostro programma non può essere quello dei partiti populisti o statalisti, deve essere un programma diverso che incontra una società plurale e pluralista.
Bene quindi le iniziative che testimoniano questa pluralità, una visione complessiva ed inclusiva. La resistenza in Ucraina riguarda il futuro dell’Europa e senza Europa noi saremmo appunto sudditi, non sovrani: abbiamo bisogno di un salto di qualità vero, politico, in linea con quello che i nostri fondatori, i fondatori dell’Europa, hanno scelto.
Questo è il senso della libertà di parola, di confronto e di attenzione, anche di sguardi che riguardano una minoranza di origine ebraica, che riguardano il popolo ucraino, che riguardano un milione e duecentomila minori che oggi sono in stato di povertà e di cui bisogna parlare. Perché la libertà che pratichiamo vada al di là della propaganda e incontri la realtà. È il contributo che credo noi possiamo dare in questa fase e di cui vi ringrazio. Sono sicuro che voi sarete parte di questa battaglia insieme a noi.

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LA TORRETTA DI BABELE DEI LIBERAL-DEMOCRATICI
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