L’atteggiamento delle pubbliche amministrazioni in Toscana verso gli impianti FER è di allergia quando non di malcelato rifiuto.
Lo dice il cimitero di progetti respinti dalla Regione ma anche il fatto che i Sindaci sono, pressoché sempre, Presidenti honoris causa dei “comitati contro …”.
Una repulsione ideologica anche quando giurano di essere “a favore delle rinnovabili …” ma ovviamente contro quelle che riguardano il proprio territorio.
Le altre, quelle ad “altrove” possono andare bene, solo che ad “altrove” c’è un altro Comitato contro l’impianto vicino che rinviano ad un successivo “altrove”. È ovviamente, un modo per raggirare i cittadini, ma ormai la politica è questa.
Eppure le rinnovabili potrebbero essere viste come una occasione, una opportunità, specie dai Comuni che non hanno alcun potere decisionale sulla loro approvazione o meno.
Le norme prevedono che gli investitori mettano a disposizione fino al 3% del valore annuo della produzione elettrica per progetti di compensazione ambientale a favore degli Enti Locali (non quindi nel bilancio ordinario e non in forma monetaria ma solo come realizzazione di progetti)
I progetti da realizzare debbono essere indicati dagli Enti Locali già in fase di valutazione del progetto e, in caso di approvazione, debbono essere inseriti nella Autorizzazione Unica come presupposto per la continuità della Autorizzazione stessa.
Per essere venali dobbiamo dire che si tratta di cifre rilevanti. Per la Val di Cornia, ad esempio, il valore dei progetti da finanziare, in caso di approvazione dei progetti presentati, gira intorno a 10 milioni di €. Nel trentennio di durata dell’impianto FER.
Il problema è che, con i Comitati alle calcagna, i nostri Comuni di norma disertano i tavoli di concertazione e soprattutto non presentano progetti nel timore di apparire succubi degli investitori o sostenitori dei progetti.
Già accaduto per il rigassificatore di Piombino dove è prevalsa la linea dei comitati contro le compensazioni “a noi non ci comprano” mentre anche quelle dell’impianto eolico sulla costa sono sfumate perché frutto di una convenzione bilaterale invalidata.
E se l’Autorizzazione Unica non conterrà gli obblighi dell’investitore rimane solo la via di chiedere, dopo, con il cappello in mano, come per il rigassificatore di Piombino.
Invece le compensazioni potrebbero essere utilizzate per far realizzare nello stesso sito degli impianti fotovoltaici e completamente a carico degli investitori, delle vasche di laminazione delle piene del reticolo idrografico minore senza sottrarre terreno agricolo o per opere di sistemazione dei fiumi.
Nulla vieterebbe al Comune di chiedere la realizzazione, sempre a carico dell’investitore, di un impianto da 1 MW per cancellare le spese in energia elettrica e costituire una Comunità Energetica con i cittadini e/o le imprese.
E poi ci sono progetti locali, sempre di natura ambientale, che variano da luogo a luogo: manutenzione giardini, piantumazioni urbane, piste ciclabili ecc.
Ma il tutto presuppone un cambio di mentalità: passare da considerare le rinnovabili da nemici invasori ad opportunità da utilizzare, superando la convinzione ideologica e falsa che i Comuni abbiano poteri decisionali sulla loro realizzazione.
Facciano quello che compete loro, senza pretendere poteri decisionali che costituzionalmente non hanno e non possono avere.
Se qualcuno dei Comitati li accuserà di essere traditori se lo meriteranno perché sono stati proprio loro, i sindaci, ad illuderli che la linea era “no passaran”. Mentre era solo millantato credito.
…


UN CONTRIBUTO IN MERITO ALLA REINDUSTRIALIZZAZIONE DELLA TOSCANA [18]
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