Ho iniziato il mestiere di giornalista nel 1989, con tanti sogni e ideali. Via via ho conosciuto l’ambiente, le sue miserie, i suoi compromessi e alla fine ho disprezzato la prosopopea di tutti quelli e tutte quelle che credono di essere un baluardo della democrazia quando, e ci sono molte prove al riguardo, ogni anno aumenta la diffusione di chiacchiere e non di notizie, senza uno straccio di prova.
Era un film “Tutti gli uomini del presidente”, un film che ha spinto generazioni di aspiranti giornalisti a entrare nelle redazioni per provare a restarci. La regola di “quel” Washington Post era: se una notizia non viene confermata da almeno tre fonti che non si conoscono tra loro, la notizia non è provata e quindi non si pubblica.
Internet ha corrotto ulteriormente il giornalismo perché indurre i lettori a cliccare, indipendentemente dalla veridicità di quello che scrivi, è l’obiettivo primario perché contano i banner, le pubblicità. E allora nessuno più capisce la differenza tra informazione e comunicazione. Il giornalismo deve fare informazione, mentre un ufficio stampa o un’agenzia di pubblicità fa comunicazione.
Nel copione di un’opera teatrale americana c’è, secondo me, la definizione più corretta del giornalista: una via di mezzo tra una puttana e un pusher. Ma, tenendo ben presente le attività di una puttana e di un pusher, chi è una “via di mezzo” ha il dovere professionale sia di non “innamorarsi”, “baciare sulla bocca” la fonte di qualunque notizia sia di dare notizie “tagliate bene”, altrimenti chi riceve notizie di qualità scadente, esattamente come chi si rifornisce di droga tagliata male, si abitua a notizie non verificate, credendole vere e, prima di far la stessa fine di un drogato in overdose, diventa lo zombi nelle mani di qualcuno che ha interesse ad avere truppe a bassissimo costo, schiave di dosi di droga di qualità sempre peggiore, per raggiungere i suoi fini: potere, denaro, influenza sulla realtà.
Fateli voi, se volete, i nomi dei peggiori spacciatori di notizie non verificate al solo intento di avere lettori che non sono più in grado di distinguere la realtà da quella “fantasia”, da quel “trip pericoloso” che il cattivo spacciatore ha interesse che i suoi clienti percorrano per farli spendere sempre di più alla sua bottega: giornali cartacei (sempre di meno), libri pubblicizzati in comparsate TV, one man/woman shows a teatro perché, signora mia, i classici del Teatro la casalinga di Voghera non li conosce, ma Travaglio a teatro chi se lo perde? E così anche gli accademici hanno capito che il format teatrale va alla grande e Alessandro Barbero, per esempio, ci si è buttato come un pesce. Magari con una narrazione “espurgata”, come si diceva una volta per le opere letterarie a uso delle signorine di buona famiglia.
Poi ci sono i peggiori dei peggiori: le “squadre (di giornalisti) del calciomercato” che, nei due periodi canonici dell’estate e dell’inverno, per settimane si divertono a raccontare la qualunque e questa “qualunque” ha ancora meno valore delle chiacchiere dei politici che si origliano nel Transatlantico.
Si tratta per lo più di veline che i procuratori chiedono di pubblicare per indurre i direttori sportivi ad aumentare l’ingaggio dei loro assistiti, a lasciare liberi quelli che vogliono cambiare aria o a comprare bidoni che, senza l’aiuto delle “squadre mercato”, dovrebbero cambiare mestiere.
Se ogni componente di una “squadra mercato” rischiasse le gonadi per ogni indiscrezione o retroscena diffuso senza alcuna prova, vivremmo in un mondo migliore perché in particolari stagioni menti particolarmente sprovvedute possono avvelenarsi le vacanze o le feste di fine anno a seconda del destino che i procuratori amici o nemici hanno deciso di far passare alla società x o y.
Da qualche giorno ho smesso di vedere i telegiornali di qualunque canale e di interessarmi delle chiacchiere del calciomercato.
Ogni mattina, e fino alla mattina dopo, do solo una veloce occhiata ai titoli del sito del Corriere della Sera. E sorrido di fronte alle arrampicate sugli specchi di quanti, non solo sulla guerra tra Russia e Ucraina, ma anche su molti altri “filoni”, scambiano il mestiere di giornalista con quello di astrologo. Tanto non corrono alcun rischio.
Non è diverso fare il cane da riporto di questo o quel partito o di questo o quel procuratore di calcio. E chi si difende facendo scenette sulle “bufale” per ribadire che nella sua bottega le bufale non si vendono, dovrebbe rendersi conto che una bufala/fake news è differente da una notizia data in modo non accurato.
Magari l’inchiesta del Watergate sarebbe passata alla Storia anche senza la famosa verifica delle tre fonti che non si conoscevano tra loro perché il Washington Post poteva avere la botta di culo di pubblicare l’inchiesta senza verificarla e cogliere comunque nel segno. Ma per una botta di culo che hai, sai quante inculate rischi di prendere?
È un po’ la stessa differenza che c’è tra la medaglia d’oro “per caso” di Jacobs e le medaglie che prendi durante un’intera carriera, come Federica Pellegrini.
Ecco perché. come dice l’astrologo Paolo Fox, non credete mai a scatola chiusa alle notizie. Verificatele. E se la verifica non è il vostro mestiere, aspettate la fine del calciomercato (tanto a voi non cambia la vita, non dovete firmare nulla) e date solo la mattina una veloce scorsa ai titoli solo per sapere cosa è successo fino alla sera prima perché è il Tempo, e quindi la Storia a dire chi vince, chi perde e chi pareggia, non sono i post di Trump, né quelli della Meloni o le tiritere di Conte.
Figuriamoci se sono in grado di dirlo la Gruber, Floris, Giannini o Travaglio, vecchi spacciatori che ben conoscono le debolezze dei loro clienti.
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