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PISTOIA: PRESENTE & FUTURO: -4- ANDREA GUALTIEROTTI

Le opinioni di alcune personalità pistoiesi: ANDREA GUALTIEROTTI intervistato da Luciano Pallini.

di Andrea Gualtierotti | 13 Febbraio 2026

Non le manda a dire Andrea Gualtierotti. Ne ha per tutti, compreso l’intervistatore. Mette in evidenza come pesi nella realtà pistoiese la mancanza di obiettivi condivisi, il freno di troppi vincoli al futuro, che potrà essere quello di una comunità Hamish. E’ stata cancellate l’esperienza della università a Pistoia e del Centro di innovazione per poca lungimiranza ed interessi di bottega. Eppure il futuro appartiene alla istruzione superiore. La giunta Tomasi non ha dato alcuna svolta ed è prigioniera della burocrazia comunale. Per non parlare delle scelte miopi della Associazione industriali e tanto altro ancora.

1.      In una Toscana che arretra in un Paese che è fermo, che lettura dai della situazione economica e sociale del Comune? Quale futuro per le attività economiche nel panorama di una galoppante deindustrializzazione? E quale futuro lavoro, in particolare per i giovani e le donne? In uno scenario che sarà dominato dalla diffusione delle applicazioni della Intelligenza artificiale

Il problema essenziale per la Toscana e ancor di più per Pistoia è la mancanza di obiettivi, questo rende impossibile scegliere le priorità e le emergenze. Qualunque investimento diventa inutile e trasferisce i costi ai nostri nipoti senza dargli alcun vantaggio, il nostro è un territorio verde ma non governato da almeno trent’anni e il verde con le condizioni di degrado ambientale a niente serve. Il futuro cosa ci richiederà, qualcuno ha provato a frugare nella sfera di cristallo per valutare uno scenario di società, etica, attività produttive, ambiente, conoscenze coerenti con le disponibilità del nostro territorio, leggi Futurama della fondazione Agnelli, che negli anni ‘70 lavorò ad anticipare il futuro.

Nei primi anni 2000 la camera di commercio attivò numerosi tavoli che in parte avevano risposto ai punti critici del sistema e le indicazioni erano chiare ma i politici pistoiesi o non leggono o non capiscono per cui nessuno si è preoccupato di investire in iniziative e indirizzi allora indicati. Presumo che stando fermi alla fine potremo risultare un interessante esperimento sociologico internazionale dove una società arcaica di poche decine di migliaia di persone vive una vita post-dopoguerra, una sorta di comunità Hamish in Europa.

Seriamente non vedo grande rilevanza nell’intelligenza artificiale – se non per gli ingenti investimenti in grado di portare al tracollo le grandi aziende informatiche che hanno bisogno di mediatizzare al massimo il loro prodotto e mantenere la copertura borsistica degli investimenti. Personalmente vedo altri settori più promettenti ma su questo non abbiamo fatto il primo passo indicato da tutte le ricerche, ossia non abbiamo investito niente nella formazione avanzata. Su questo diventerei noioso, in estrema sintesi non siamo e non lo saremo più capaci di attrarre i giovani. Sulle attività produttive un pietoso velo, però abbiamo un futuro radioso a girare sulle nuove ciclovie che ci aprono un interessante mercato per riparazioni di gomme e sellini, non produzione ma micro-manutenzione marginale.

2.      Ti sei occupato, nei diversi incarichi che hai ricoperto, di area metropolitana, ma ormai da anni non si percepisce più né una visione unitaria di questa realtà né pare che in Regione avvertano questa mancanza.  E allora ritorna in auge il tema, che qualche decennio anni fa agitava Pistoia, della sua marginalità in questa area. Su quali interventi, non solo di infrastrutture fisiche, Pistoia dovrebbe puntare per rientrare in questa partita e sviluppare le sue potenzialità? E come dovrebbe atteggiarsi Pistoia di fronte lo sviluppo dell’aeroporto di Firenze-Peretola, per dirne una?

Prima di discutere o immaginare un intervento nell’area Metropolitana sarebbe necessario fare quello che da sempre funziona a Lucca e Pisa, ossia una unità di obiettivi da parte dei politici locali, categorie imprenditoriali produttive e commerciali, questo richiede tavoli costruttivi con la volontà di giungere a una proposta unitaria, l’atteggiamento vuotamente individualistico a Pistoia invece non consentirà di pensare ad una condivisione generale. Così se valutiamo l’attività della provincia di Pistoia che dà lavoro a troppi dipendenti amministrativi costosi e inutili, un po’ di gettoni ai vari politici poco capaci che non sono in grado di gestire nessuna strategia di coordinamento. Se avessimo investito nei giovani e nella conoscenza avremmo potuto dare il nostro contributo, adesso non serve fare strade o dighe, né promuovere il restauro del territorio per il ripristino pedologico e culturale. Nel 2004 facemmo un accordo con alcuni dipartimenti Universitari aprendo anche nuovi corsi di specializzazione, vedi la laurea in economia turistica, con ottimi risultati, corsi abbandonati a se stessi che hanno prodotto la fuga dalla nostra città mostratasi del tutto inaffidabile. Se il nostro modello di sviluppo sono gli Hamish, comunque, gli aeroporti e le università vanno bene anche così

3.       Un tema ineludibile è quello del rapporto con il privato per la gestione dei servizi (acqua, rifiuti): c’è nella sinistra un evidente ritorno al passato sia la gestione pubblica dell’acqua che per la quotazione in borsa della multiutility, su base esclusivamente ideologiche, per dire qualcosa di sinistra, ma non per migliorare il servizio ai cittadini. Cosa ne pensi?

Sinceramente non trovo interessante perdere il controllo di una delle poche risorse che la nostra provincia ha in particolare per la qualità dell’acqua che fino ad oggi abbiamo avuto, non possiamo confondere la nostra acqua con quella del Bilancino ipercalcarea e costosissima. Tecnicamente avremmo la possibilità di vendere in bottiglia la nostra acqua. Non vedo riduzione dei costi con la multiutility, anzi il sistema è diventato incontrollabile e noi siamo inesistenti nei numeri di controllo possiamo solo passivamente farci comandare, serve solo per pagare consiglieri direttori e tecnocrati, basta provare a fare un allacciamento e ci troviamo in mezzo a procedure e manuali assolutamente illogici se non ridicoli. Il linguaggio burocratese che ormai pervade imprese, enti e pubblica amministrazione alla ricerca del miglioramento dei servizi produce incredibile confusione e nessun miglioramento.

Provando a semplificare, se quoto i servizi in borsa ovviamente devo compensare il sistema finanziario con un maggior onere del 10% minimo, se basta, a cui aggiungere almeno il 2 % d’intermediazione. A questo devi sommare una quota per il soggetto emittente di almeno il 5% per il costo della gestione e pubblicità del titolo emesso, sei nell’impossibilità di controllare il tutto per cui con poche aggressioni di mercato puoi perdere il 50% del valore di mercato che in genere è la maggior valutazione iniziale (ovviamente chi lo promuove è pagato nel 2%, quindi più vale l’azione più viene retribuito). Puoi essere facilmente scalato, per cui dividiamo il problema, l’acqua è come l’aria non può essere quotata, i rifiuti sono altra cosa devono essere privati e controllati, se aumenta il costo riduci l’impatto ambientale e la selezione, migliorando in maniera il rapporto qualitativo e quantitativo. Per intenderci l’anno scorso un ETF che avesse copiato l’indice MIB avrebbe prodotto il 21% di rendita, niente riferimenti alla borsa di NY dove ci sono state rese del 125% da inizio anno 2025.

4.      Non parliamo poi degli investimenti in opere pubbliche: a grandi risorse a disposizione dei comuni, tutti, non ha corrisposto una concreta capacità operativa, in enti dai quali fuggono i migliori tecnici ed amministrativi. Serve selezione di priorità, quali opere realizzare e quali rinviare. In questo gioco, quali terresti e quali rinvieresti a tempi migliori?

Ho sempre pensato che più che gli incontri per il piano operativo urbanistico, dovevano essere fatti incontri di sensibilizzazione e di ascolto per le grandi opere pubbliche. Dopo 40 anni di inefficienza totale degli uffici tecnici e amministrativi non potevamo sperare che ci fossero miglioramenti in tal senso, le scelte mancate creano confusione; penso ad alcuni interventi che sono stati fatti, progetti di miglioramento sismico su edifici di uso pubblico assolutamente inutili e insipienti, ormai la domanda ‘ma dove ti sei laureato?’ mi viene alla bocca troppo frequentemente.

Le uniche grandi opere da fare erano un piano dei parcheggi che togliesse le auto dalle strade del centro storico e della periferia, il loro impatto visivo è inquinante come il loro motore. Le scuole sono fondamentali e necessarie, la ricerca dei professori a cui consentire di vivere con asili, alloggi e servizi era indispensabile, piccole città con grandi scuole sono la base per il futuro ma sono necessari collegamenti rapidi efficienti con il mondo, non dobbiamo fare tranvie o treni troppo lenti, ci vogliono specifici incastri che avevano il loro naturale sviluppo previsto in area fiorentina. Firenze arriverà tra troppi anni noi dovevamo prepararci e facilitare questa esigenza ma non mi sembra che questo sia stato fatto, basta pensare ai collegamenti mancanti con il territorio degli ‘Unni e Visigoti’ (LU) oltre Serravalle.

Probabilmente questa area regionale corre troppo ma noi la ignoriamo nessun collegamento reale con il centro universitario più rilevante d’Europa, Pisa, siamo attratti da UNIFI, scadente e politicizzata. Perché non abbiamo provato a rendere più pragmatica la collaborazione con questa parte della Toscana per collegarsi con Ospedali, Università, Aeroporti e scuole superiori?!                                                             

5. Cosa metteresti al centro del programma come impegno prioritario e prevalente per la nuova amministrazione: la casa piuttosto che la cultura? Servizi per la natalità ed i bambini o servizi per l’assistenza agli anziani (i bambini non votano, gli anziani si…? Il sostegno alle attività economiche o l’ambiente?  

Nella domanda stai provando a dare un indirizzo che non mi piace, siamo alla svolta della fisica quantistica e le scelte opposte non possono e non devono essere alternative devono convivere. La casa deve essere lasciata ai privati, le banche devono rientrare a Pistoia, le abbiamo perse nel silenzio della politica perché faceva comodo a singoli e partiti, adesso è il momento di investire e ricreare le condizioni indispensabili, se non migliorano commercialmente i valori delle abitazioni non sarà possibile aiutare a fare investimenti o ristrutturazioni. Quindi escludiamo le case dal dibattito saranno necessarie per l’inseminazione di giovani ma non sono prioritarie, lo è la cultura, le nostre scuole sono, salvo rarissime eccezioni, di bassissimo livello il sapere deve essere al primo posto non è pensabile essere passivi lettori o scrittori in inutili call sul sesso degli angeli.

Dobbiamo ottimizzare, promuovere il linguaggio, la fisica, la matematica, la scienza in genere. Alla fine, troveremo solo una eccellenza l’anno, forse, ma avremo alzato il livello generale ad una soglia importante. Ho sempre indicato l’esperienza di Pittsburgh come una bussola fondamentale del rinnovamento, investire nei giovani e basta, sono loro che hanno futuro gli anziani lo hanno già vissuto, non dobbiamo né sfruttarli né vessarli, ma non possiamo fare investimenti per il futuro mirando alle esigenze dei vecchi (categoria a cui mi onoro di appartenere), sarebbe un investimento inutile a saldo negativo.

Quando parliamo di giovani si parla di sport, asili nido, scuole, palestre, medici specialisti, abbigliamento, mobili, alimentazione particolare. Potrei continuare ma quando si parla di sport non si pensa alle opportunità reali, ad esempio un centro specialistico per sportivi o appassionati amatoriali anche di tipo riabilitativo. Perché abbiamo distrutto strutture e attrezzature ospedaliere solo perché incapaci d’interpretare le occasioni, creare cittadelle con specializzazioni avrebbe potuto essere una grande occasione per la provincia, ma non si è fatto, adesso gli spazi di mercato sono sempre più stretti e complicati. La scelta di una grande comunità di Hamish resta la più probabile.

6. Uno dei temi più avvertiti è la questione dell’abitare, affrontata spesso senza tener conto del cambiamento profondo della domanda: sempre più anziani spesso non completamente autosufficienti, crescita di separazioni e divorzi moltiplica la domanda di abitazioni, la mobilità per studio o lavoro genera domanda per abitazioni temporanee, le nuove marginalità e povertà chiedono più edilizia popolare pubblica. Quali proposte potrebbero venire dagli enti pubblici in collaborazione con i privati, profit e non profit, con il supporto delle aziende del credito e le Fondazioni bancarie per elaborare un programma a medio-lungo termine e curarne la realizzazione?

Non avevo letto questa domanda credimi, per cui ho già dato parzialmente alcune risposte d’altronde avevamo affrontato insieme, quattordici anni fa, uno studio per segnalare questo problema cercando di dare risposte; ma il degrado già visibile allora oggi è ulteriormente peggiorato, nessuno ci ha letto o ha pensato che le nostre anticipazioni della realtà si sarebbero tradotte veramente nella situazione attuale. Anzi se vogliamo le soluzioni all’epoca possibili adesso non possono essere molto efficaci e non so fino a quanto sostenibili. Siamo e ti considero con me cittadini poco residenti, leggiamo la nostra città con occhi disincantati ormai da oltre quarant’anni e le miserie le piccolezze mentali di piccoli uomini che hanno fatto la città le confrontiamo e leggiamo ogni giorno, non esiste più capacità di pensiero lungo, di fantasia, di generoso altruismo.

Mi sono commosso quando Andrea Niccolai ha rotto la sua lunga assenza dalla città (!) per risolvere una misera contesa degna della peggior Idiocracy. Onore a chi ci prova ma il ritardo per tutto il resto è ingestibile e la mancanza di personalità nei punti chiavi adesso si sta facendo sentire e non parlo del mondo della politica ma della società economica. Ci siamo fatti mettere troppi vincoli e inutili norme che rendono quasi impossibile sciogliere la macchina politica e amministrativa, cercano tutti tranquillità e accondiscendenza ma gli Hamish sono dietro l’angolo chissà che non sia la soluzione migliore, proponiamo intanto per il piano di attuazione urbanistica spazi per la coltivazione di Marijuana ci saranno utili.

7.  Il rapporto con i privati per gli investimenti: si afferma, si invoca ma poi nella pratica non riesce a decollare perché si pretende di imporre obblighi e adempimenti del pubblico e perché scattano sempre, regolarmente, le pregiudiziali ideologiche, dimenticando la lezione di un dirigente che ha fatto il suo paese grande, forse anche troppo: «Non importa che il gatto sia bianco o nero, purché acchiappi i topi». Come metterlo in pratica per il recupero e la riqualificazione urbana?

Un amico, nove anni fa, mi coinvolse nel progetto di restauro di un importante palazzo storico notificato a Lucca, dopo i quattro mesi di rilievi e di progetti nel mese di dicembre pochi giorni prima di Natale presentammo il tutto agli enti preposti, il 10 di febbraio successivo ci furono rilasciate tutte le autorizzazioni. Non conoscevamo nessuno, il Sindaco dell’epoca ci accolse con grande entusiasmo, risanavamo una parte importantissima del loro centro storico, gli stessi uffici tecnici ci aiutarono ad interpretare il loro singolare regolamento urbanistico e piano di attuazione senza alcun pregiudizio, bene, a Lucca si può fare. Altro progetto coevo a Pistoia, dall’inizio al rilascio delle autorizzazioni nel mezzo due amministrazioni diverse, totale 9 anni e la sorpresa di costi di ogni genere. Ma quale privato può investire in questa città!?

8.      I sindaci di fronte ai problemi dei cittadini quali la sicurezza ed il contrasto criminalità in campagna elettorale tendono ad atteggiarsi a Superman, promettendo l’impossibile su temi dove hanno competenze residuali, ma, una volta eletti, ridiventano il timido Clark Kent schiacciato da ostacoli burocratici ed impossibilitato a mantenere. Cosa si dovrebbe fare per il contrasto alla criminalità e per la sicurezza ed il decoro della città?

Non ho sinceramente esperienza su questo, le mie posizioni sono di assoluta intransigenza contro chi crea disordine e sfrutta la società civile, non posso accettare che qualcuno si inviti a pranzo e a cena senza essere invitato, la nostra città può crescere solo accogliendo persone qualificate e acculturate, di incapaci né avevamo già diversi da esportare, non ci possiamo permettere un ulteriore peggioramento.                                                                  

9   Indicami tre interventi prioritari, chiari e definiti oltre che monitorabili nel loro avanzamento, che inseriresti nel programma per la città, le periferie, la montagna.

La scuola e la formazione, abbiamo oggi numerose strutture scolastiche sane e recuperate, ma accaparriamoci i migliori professori con bandi e finanziamenti, richiediamo alle scuole efficienza e misuriamo i risultati, non vogliamo bimbi belli e sereni ma macchine da guerra per il mercato globale. Cittadelle sportive ad alta qualificazione con specialisti sanitari per il mantenimento fisico e la riabilitazione, richiedono verde, attrezzature e qualcuno che cerca e propone specialisti altamente qualificati con servizi da offrire.

10. Se ti dico Università a Pistoia e Centro Innovazione impresa che reazione hai?

Piango, in campagna elettorale per il consiglio regionale qualcuno mi ha detto che finalmente l’università sarebbe venuta a Pistoia, non sapeva neppure che nel 2003 avevamo sei corsi per quattro dipartimenti proprio al centro innovazione d’impresa. Una splendida macchina con il freno a mano tirato lasciata a se stessa, mal gestita, portata al fallimento e primo e unico corridoio autorizzato di accesso all’Europa esisteva solo un altro BIC in Toscana, mi dispiace solo per il tempo perso a salvarla e farla funzionare in sintonia con la Provincia per poi consegnarla ad incapaci. Sarei dovuto intervenire pesantemente lasciai devastare uno strumento indispensabile senza protestare.

11.  Come ha lavorato l’amministrazione Tomasi? Ha usato al meglio gli strumenti e le risorse che ha avuto a disposizione? Dove ha fatto meglio e quali le carenze che risultano più evidenti?

Credo che dopo l’amministrazione che l’ha preceduto il sindaco Tomasi avrebbe potuto rinnovare con serenità la macchina amministrativa indispensabile per il funzionamento, grande disponibilità formale nessuna azione seria per rinnovare gli acquisti dirigenziali di ogni settore, sono stati fatti forse privi di colorazione politica, ma di scarsissima qualità professionale.

Per me lascia un’amministrazione lentissima e macchinosa, nessun salto in avanti anche se con il sorriso. Il comune buonsenso del buon padre di famiglia di Lido Scarpetti, assolutamente non acculturato, si è perso come era stato perso con gli ultimi sindaci pistoiesi dopo di lui. Senza dirigenti, con la riforma Bassanini ormai medioevale, non è possibile fare niente gli assessori possono solo dare indicazioni a cornice, la pittura la devono fare i dirigenti; quindi, i politici non possono che perdere la faccia sulla incapacità strutturale dei dirigenti.

12. Last but not least… Le organizzazioni imprenditoriali ma anche le organizzazioni sindacali sembrano aver perso interesse ai problemi dello sviluppo locale, anche perché sono state interessate da aggregazioni territoriali che disegnano per la provincia il vestito di Arlecchino. Aggregazioni guidate da ragioni soprattutto di sopravvivenza economico-finanziaria ma anche per uno sfocarsi del ruolo di rappresentanza degli interessi. Per questo vale il furibondo contrasto che si è svolto attorno alla presidenza di Confindustria Firenze e Costa con le maggiori imprese manifatturiere contrarie a consegnare quel ruolo a imprenditore del turismo. Parlami del panorama pistoiese.

Se vogliamo essere buoni diciamo che la mia attività associativa si è fermata nel 2016 quando obtorto collo come costruttori pistoiesi siamo stati costretti a fonderci in una realtà interprovinciale, a causa di incapacità organizzativa da parte di Assindustria Pistoia. Non entro nei particolari sulla responsabilità del danno al patrimonio umano e finanziario potrebbe sembrare endogeno invece è stato esogeno, con la politica che ha cercato di controllare anche Assindustria.

Ma questa è storia, con questo torniamo alle domande iniziali in cui proponevo di guardare alla costa, non solo per simpatia ma perché Firenze è stata invasa dalle esigenze della politica e rischia lo strabismo, a Firenze se non hai padrini politici non avanzi ma stai guardando solo ai tuoi interessi personali. Con la costa troviamo la libertà, la salvezza culturale d’impresa ma quanti imprenditori sono rimasti a Pistoia? Pochi e scarsamente interessati alle politiche associative, non ci sono più interessi sindacali, la base principale ossia i funzionari sindacali non sono più necessari e se questo servizio non serve cos’altro può fornire una associazione se non il falso supporto a politici di turno o a sottosegretari in visita che ascoltano pseudo interessati alle esigenze delle attività produttive.

Contro chi dovrebbe difendere gli interessi delle imprese, contro le banche? Sono state associate anche le banche trasportando i reclami in contenziosi silenziosi all’interno degli stessi uffici, con efficacia assolutamente inesistente. Resta quindi evidente il lento sciogliersi della rappresentatività incapaci di proposte, e allora concludo ricordando il prof. Piantoni della Bocconi che ai propri allievi proponeva una riflessione legata alla scoperta della medicina moderna dopo la Rivoluzione francese, “domandatevi ogni mattina, quando andate a lavorare in azienda, se state vendendo sanguisughe o medicine. Siete nel presente o nel passato?”.

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Pubblicato in : Politica

Info Andrea Gualtierotti

Laureato in Architettura, Istituto di Restauro, Università degli studi di Firenze relatore Prof. Francesco Gurrieri Votazione 110 e lode. Ha svolto attività imprenditoriale iniziata nell’impresa edile paterna. Ha creato nuove aziende specialistiche nel campo del restauro architettonico, del consolidamento e conservazione dei materiali Storico Artistici. Vicepresidente del Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Regione Toscana dal 1982 al 1984. Vicepresidente dell’Associazione Industriali di Pistoia dal 1992 al 1995. Presidente del Collegio dei Costruttori di Pistoia dal maggio 2006 al 2016. Consigliere di Amministrazione della “San Giorgio per lo Sviluppo Urbano S.p.A.” dal 1994 al 1995. Presidente del Consiglio di Amministrazione del Centro Innovazione Industriale srl (BIC Pistoia) dal 1994 al 1998. Presidente della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Pistoia dal luglio del 1999 al gennaio 2005. Presidente del Consiglio di Amministrazione del Centro Sperimentale per il Vivaismo S.r.l. dal 2000 al 2005.

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