I Sindaci ed alcune Regioni invocano la suddetta programmazione e non avendola trovata dicono di NO a tutti gli impianti (quelli del loro giardino, quelli di “altrove” possono andare bene, ma a questo punto interviene il Sindaco del Comune di Altrove che invoca un “altrove” un po’ più in là).
Partiamo da capo. La UE ha fatto un piano energetico continentale che punta alla decarbonizzazione e alla maggiore autonomia energetica che fissa gli obbiettivi da raggiungere con le rinnovabili. Quegli obbiettivi sono poi stati ripartiti tra gli Stati UE e l’Italia ha stabilito nel proprio PNIEC un target nazionale del 39,4% di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo entro il 2030 con il Decreto Legislativo n. 5/2026 che recepisce la direttiva europea RED III.
L’Italia ha ripartito gli obiettivi europei sulle fonti rinnovabili (target 2030) tra le Regioni e le Province autonome attraverso il meccanismo del burden sharing con il Decreto Aree Idonee Rinnovabili del 21 giugno 2024.
Questo decreto, semplificando, stabilisce che tutte le aree protette (per vincoli idrogeologici, archeologici, paesaggistici, boschivi, prossimi a corsi d’acqua, già percorsi da incendi, terreni costieri, zone umide, parchi e riserve nazionali, regionali e locali) siano da ritenersi NON IDONEI. A questi si debbono aggiungere i vincoli riguardanti le linee elettriche, i gasdotti, le fasce di salvaguardia delle ferrovie e cento.
Nei restanti terreni che I COMUNI e LE REGIONI hanno deciso di NON PROTEGGERE è consentito (se sono terreni agricoli e solo con il consenso del proprietario) di installare impianti agrivoltaici completi di piani agronomici la cui esecuzione è sorvegliata da tecnico terzo chiamato a riferire alla Regione che può revocare l’autorizzazione in caso di non attivazione.
La Regione Toscana è in ritardo di un paio di anni nell’emanare la propria Legge di recepimento della norma nazionale, e, per non sapere né leggere né scrivere, boccia in procedura di VIA quasi tutti i progetti dando il via a contenziosi giuridici lunghissimi e molto costosi e così si trova agli ultimi posti nel raggiungimento degli obbiettivi ed ha accumulato un ritardo ormai incolmabile.
Nel frattempo i Comuni invocano la “programmazione” intendendo il potere di veto sui singoli progetti in barba alla legislazione nazionale, senza alcun vincolo riguardo gli obbiettivi europei e senza avere la minima conoscenza tecnica sulla progettazione.
Se guardiamo la realtà vediamo che (a mia memoria) solo un parco fotovoltaico in Toscana ha avuto il pieno consenso di un Comune: si tratta dell’impianto Strillaie in Comune di Grosseto dal quale il Comune stesso ha ricavato una consistente compensazione.
Per il resto solo NO, ma detti con la solita frasetta ipocrita “noi siamo a favore delle rinnovabili” e subito dopo a fomentare “comitati” e a sponsorizzare disinformazione.
Questa è la politica oggi.
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