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UN’EUROPA DA MANUALE

La costruzione europea raccontata ai giovani francesi, italiani, polacchi e tedeschi.
Vedasi alla fine dell’articolo il programma dell’incontro aperto a tutta la cittadinanza che si terrà a Pistoia.

di Giorgio Petracchi | 11 Ottobre 2025

L’integrazione europea è un processo storico che caratterizza le vicende del vecchio continente da più di settant’anni, da quando nel 1947 con il lancio del Piano Marshall ebbe origine l’Organizzazione di Cooperazione Economica Europea (OECE), primo esempio di cooperazione intergovernativa nel contesto economico. Nel 1950 con la nota dichiarazione del ministro degli Esteri francese Robert Schuman, si sarebbe giunti nel volgere di due anni alla creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), mentre nel 1957, a Roma, sarebbero stati firmati i trattati che avrebbero dato origine all’EURATOM e alla CEE. Da quel momento in poi la costruzione europea avrebbe subito cambiamenti ed evoluzioni sino all’attuale Unione Europea (UE).

Le vicende, i caratteri, le scelte dell’Unione Europea segnano tuttora e in maniera sempre più forte le vite dei cittadini degli Stati membri; inoltre l’UE interagisce con tutti i principali attori dello scenario internazionale (Stati, organismi internazionali, gruppi di pressione, multinazionali, media, opinioni pubbliche).

Ciò detto, in quanto cittadino europeo, constato come la dimensione storica dell’Unione Europea susciti poco interesse nell’opinione pubblica italiana. E al tempo stesso rilevo come da alcuni anni, invece, l’azione dell’UE sia soggetta a critiche e a contestazioni da un variegato numero di attori politici e sociali italiani. Non vorrei allargarmi troppo fino a comprendere l’opinione pubblica europea nel suo complesso. Ma Sylvain Schirmann e Martial Libera, autori del recente volume Idées Reçues sur l’Union Europeénne, denunciano anch’essi la generale disaffezione degli europei verso l’Unione Europea e la sua storia. Ciò autorizza dunque a generalizzare e a riconoscere un’evidente difficoltà della coscienza pubblica europea ad identificare se stessa in termini storici. Sembra quasi che una comunità politica in via d’integrazione, come l’Unione Europea, non avverta l’esigenza di far crescere contestualmente una propria coscienza storica.

L’Unione Europea vive perciò in un presente – apparentemente – senza passato. E l’assenza di miti comuni a fondamento di una comunità sovranazionale rende arduo o, meglio, arido, raccontare alle giovani generazioni il processo di costruzione europea. Non ha il mito americano della frontiera raccontato da Frederick Jackson Turner. Né ha il mito russo della conquista della Siberia, l’epopea di un popolo e di un Paese paragonabile al mito americano del West, che rivive nel famoso libro di Juri Semjonov. E nessuno ha scritto una poesia sull’integrazione europea, come ha osservato il poeta e drammaturgo inglese John Osborne.

Manca al centro del racconto ogni sostanza emotiva, dal momento che lievito della grande eredità greco-romana, il capitale assiologico che ha alimentato per secoli la cultura europea, sembra essersi in gran parte esaurito. Christian Meier, uno storico dell’antichità, ha intitolato il suo libro Da Atene ad Auschwitz, con intento certo provocatorio. Nello stesso tempo, si è dissolta anche l’illusione di una cristianità identificabile con il concetto di Europa. Le masse come le élite rifuggono dalle chiese. Ciò che rimane della storia dell’Europa – inaridite le sue radici culturali – è dunque un ripetersi di negazioni, di contrapposizioni e di guerre. Per cui la costruzione europea è un prodotto più della ragione che della passione, il portato delle lezioni impartite dalla storia, il risultato di un calcolo d’interessi, un esercizio di volontà.

Solo il ruolo del diritto rimane ancora alla base di tutto, quale cardine del <<funzionalismo>> (l’integrazione europea funzione dopo funzione),  la strada intrapresa in modo pragmatico dai <<padri fondatori>> nel solco della tradizione contrattualistica iniziata da Grozio.

Ogni passo sulla strada della costruzione dell’unità europea ha perciò comportato un corrispettivo processo, lento e faticoso, di cessione di competenze, che, originariamente, erano una prerogativa delle rispettive autorità nazionali. Per costruire questa Europa c’è stato bisogno di accordi, di compromessi, di rinunce, di lungaggini, grazie al paziente lavoro delle tecnocrazie comunitarie: innanzitutto sul piano economico-doganale e poi anche su quello monetario, con soluzioni di compromesso fra gli interessi degli Stati nazionali preesistenti e tenendo conto delle loro specifiche tradizioni culturali, politiche e militari.

Noi europei giudichiamo troppo spesso l’Unione Europea sulla base dei suoi aspetti negativi o su questioni marginali. Dovremmo invece imparare a pensarla – come suggerisce Mario Monti – all’interno del percorso di integrazione, alle sfide che ha vinto, non solo alle battaglie che ha perso.

Capire tutto ciò è il solo modo per renderci conto che dobbiamo tenerci cara questa costruzione, per quanto imperfetta essa sia. Se non altro perché essa ci ha dato, oltre a tante altre cose, ottanta anni di pace. Una cosa che in questa parte di mondo non si era mai verificata. E che non era affatto scontata.

Sulla base di queste considerazioni, sorge spontanea la questione di come la storia dell’integrazione europea – come ricordato un processo ancora in corso – sia raccontata nei libri di testo di storia delle scuole superiori nei vari Stati membri. Perché su tali libri si formano o si dovrebbero formare le conoscenze delle giovani generazioni su questo importante fenomeno. Un’analisi in tal senso risulta quindi importante, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche per offrire agli studenti una interpretazione il più possibile serena e storicamente valida di quanto accade all’interno dell’UE.

Perciò, con la collaborazione del collega prof. Antonio Varsori, insigne collega dell’Università di Padova, ho ritenuto opportuno avanzare un progetto di ricerca che, sostenuto dalla Fondazione Caript, prenda in considerazione attraverso un’analisi comparativa il modo in cui la storia del processo di integrazione viene trattata nei testi di storia delle scuole superiori in alcune nazioni dell’UE particolarmente rappresentative: Italia, Germania, Francia, Polonia.

In ciascuno di questi Paesi sono state formate Unità di ricerca (quella italiana composta dai proff. Giampaolo Perugi, Paolo Bucci, Giampaolo Francesconi, Franecsco Gaiffi), il cui compito è di  analizzare in una dimensione diacronica (e con mirati carotaggi) i manuali scolastici dei rispettivi Paesi. Lo scopo è quello di rilevare se il progressivo slittamento del luogo della sovranità dagli Stati all’Unione Europea è visto andare verso la costruzione di una <<comunità di destino>> (l’idea stessa che abbiamo di Europa), oppure andare, invece, contro la storia stessa dell’Europa, che è storia di nazioni.

Prof. Giorgio Petracchi, responsabile scientifico del progetto.

Un’Europa da manuale. La costruzione europea raccontata ai giovani francesi, italiani, polacchi e tedeschi.

Programma


Venerdì 7 novembre 2025
Prima sessione

Sala Maggiore Comune di Pistoia
Presiede: Giorgio Petracchi, Università di Udine


Ore 9:30
Saluti istituzionali

Introduzione
Antonio Varsori, Prof. emerito, Università di Padova
Ore 10:00 Prolusione
Il presente e il futuro dell’Europa
On. Prof. Giuliano Amato
Ore 10:45 Pausa caffè
Ore 11:00
La cultura, cenerentola d’Europa
Maurizio Serra Ambasciatore, membro dell’Académie française
Ore 11:45
Il diritto come pilastro della civiltà europea e del processo d’integrazione
Giuseppe Morbidelli, Prof. emerito, Università di Roma “La Sapienza”
Ore 12:30 Interventi e discussione
Ore 13.00 Chiusura della sessione mattutina


Venerdì 7 novembre 2025
Seconda sessione

Saloncino della Musica, Fondazione Caript
Presiede: Giovanni Tarli Barbieri, Università di Firenze

L’integrazione europea nei manuali scolastici
Ore 15:30
Rapporto Unità italiana
Giampaolo Perugi, speaker dell’Unità italiana
Ore 16:00
Rapporto Unità francese
Sylvain Schirmann, Prof. émérite, Université de Strasbourg
Ore 16:30
Rapporto Unità tedesca
Lucrezia Ranieri, Università di Siena
Ore 17:00
Rapporto Unità Polacca
Adrianna Siennicka, Università di Varsavia
Ore 17:30 Pausa caffè
Ore 17:45 Tavola rotonda
Valutazione comparativa dei risultati delle unità di ricerca


Mauro Moretti, Università per Stranieri di Siena
Daniele Pasquinucci, Università di Siena
Giorgio Petracchi, Università di Udine
Antonio Varsori, Prof. emerito Università di Padova
Krzysztof Strzałka, Università Jagellonica, Cracovia
Interventi e discussione


Ore 19.00 Chiusura della sessione pomeridiana


Sabato 8 novembre 2025
Terza sessione

Saloncino della Musica, Fondazione Caript
Presiede: Sylvain Schirmann, Prof. émérite, Université de Strasbourg


Ore 9:30
Le politiche della memoria del Parlamento europeo
Daniele Pasquinucci, Università di Siena
Ore 10:00
La dimensione educativa nel processo di costruzione europea: un bilancio storico
Simone Paoli, Università di Pisa
Ore 10:30
Europe in the Making: Civic Education Through Individual Collective Archival Memory.
Dieter Schlenker, Direttore degli Archivi Storici dell’Unione Europea, Firenze
Ore 11:00 Pausa caffè
Ore 11:15
Storie d’Europa per fare l’Europa: storici e casi editoriali negli anni Novanta.
Benedetto Zaccaria, Università di Padova
Ore 11:45
La storiografia sulla costruzione dell’Unione Europea
Antonio Varsori, Prof. emerito, Università di Padova
Ore 12:15
Interventi e discussione
Conclusioni: Giorgio Petracchi, Università di Udine


Ore 13.00 chiusura dei lavori

.

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Pubblicato in : Cultura, Politica

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