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UNA LEZIONE DI POLITICA, MA ANCHE DI GIORNALISMO

In queste settimane la sinistra parlamentare, il sindacalismo e il giornalismo maggioritario hanno mostrato il peggio di loro.

di Sandra Tognarini | 1 Ottobre 2025

Mi è stato detto che nelle prime ore di Medicina vengono fatti vedere agli aspiranti medici dei cadaveri “donati alla scienza”.

Non lo so se sia vero, o se accada più tardi, ma l’obiettivo dovrebbe essere quello di selezionare chi poi vorrà fare chirurgia in modo che chi arriva al tavolo operatorio non si impressioni alla vista del sangue e maneggi il bisturi con mano sicura.

Qualcosa di simile ai miei tempi avveniva con i giornalisti che si occupavano di nera e di incidenti mortali, in modo da non vomitare vicino alla “scena”.

Io non ho mai fatto nera né incidenti ma ricordo ancora come scarsamente professionali un paio di miei articoli di fine anni novanta collegati tra loro ma pubblicati in mesi differenti in cui ho ceduto purtroppo a un tale coinvolgimento emotivo che ha portato a un pianto a dirotto dopo la morte improvvisa del protagonista dei due articoli.

Non sono stata professionale.

Ma avevo meno di 35 anni.

Ora ne ho 61.

In queste settimane la sinistra parlamentare, il sindacalismo e il giornalismo maggioritario (basta vedere come è stato trattato dall’Ordine il direttore Molinari per aver espresso un semplice giudizio sulla Signora Innominabile del Propal) hanno mostrato il peggio di loro. Dal punto esclusivamente professionale.

In politica, lo ha dimostrato “a contrario” il M5S, uno non vale uno ed è auspicabile che di politica, di temi del lavoro e di giornalismo si occupino persone scafate, allenate al peggio che possa capitare, persone che rimangano lucide e che considerino non il consenso immediato ma dove questo consenso può portarli. Magari in un vicolo cieco.

Esattamente come è auspicabile, se ce ne fosse bisogno, capitare sotto i ferri con un chirurgo che non si emozioni alla prima incisione del bisturi.

Aver aizzato la gente a una empatia che tuttora considero esagerata (perché allora non empatizzare per altri popoli oggetto di genocidi acclarati come i curdi e gli armeni? E degli ucraini e dei loro bambini deportati in Russia ed educati come russi ne vogliamo parlare?) non porterà nulla di buono.

Né alla salute personale di gente a cui è stato detto per settimane che il Bene deve vincere solo perché è Bene (e, vi svelo un segreto, il Bene nel Mondo non vince mai non perché vince il Male assoluto ma perché nel Mondo c’è un fluido scorrere di positivo e negativo esattamente come uno scorrere di colori e di generi e di preferenze sessuali) perché il corpo di fronte alle delusioni psichiche reagisce in modi incontrollabili.

Né alla democrazia italiana. Checché ne dica la Schlein e soci, l’Italia è ancora a maggioranza tendenzialmente di destra e la sinistra ha vinto solo quando ha appaltato la sua faccia migliore a gente come Prodi. Il centro puro, adesso, è solo Calenda. Ma sta calando anche lui perché i delusi di centro vanno con Tajani.

La sinistra si potrà prendere la Toscana e, probabilmente, anche la Puglia. Potrà illudersi di capitalizzare la vicenda della Palestina, ma forse in questi ultimi giorni tanti stanno ragionando sullo standing di Schlein e Conte, sulla esigenza conservativa, qualunque sia la maggioranza pro-tempore, del governo non estremista di un Paese tra le maggiori potenze industriali del mondo rispetto alle torbide illusioni di cinquantina di imbarcazioni dove quattro parlamentari italiani si sono dimostrati del tutto inaffidabili perché proni a soggetti esterni all’interesse del loro Paese, rappresentato dal Presidente della Repubblica.

Anche chi ha fatto nascere l’Unione Sovietica ha dovuto trasformarsi da rivoluzionario a gestore del Potere. La sinistra, dopo la flotilla, si ritrova come affidabilità e perfino come consenso democratico, a un punto zero precedente alla Svolta di Salerno di Togliatti. Forse avrà un consistente consenso rivoluzionario. Ma allora il problema non è di democrazia ma di ordine pubblico.

Togliatti non avrebbe mai permesso una puttanata come la flotilla. Togliatti era un cinico stratega che per accreditarsi come unico rappresentante del comunismo italiano a Mosca fece uccidere dai russi un numero imprecisato di compagni italiani. Figuriamoci cosa avrebbe pensato degli scappati di casa del PD. Dopo essere quasi morto per l’attentato di Pallante, di fronte a una sinistra pronta a prendere le armi, invitò alla calma. E De Gasperi invitò Bartali a dare una mano per distrarre gli italiani dalla questione. Un’altra Italia, Migliore,  

Vediamo come finisce la settimana, se e come si verificheranno ulteriori scioperi propal. Forse sarebbe interesse di Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e Landini che si limitassero a essere pittoreschi.

Ma sono ottimista. Mi paiono tutti abbastanza cretini da poter permettere a Giorgia Meloni di decidere del suo futuro fino alla estrema vecchiaia in assoluta autonomia.

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Pubblicato in : Politica

Info Sandra Tognarini

Giornalista pubblicista ha collaborato a Pistoia con le redazioni locali de Il Tirreno e La Nazione. Laureato a Firenze, alla “Cesare Alfieri. Nel 2003 diventa giornalista professionista e nel 2005. A Bologna partecipa al Movimento Identità Transgender. Nel 2012 inizia una parallela attività teatrale come attrice e drammaturga che continua ancora oggi.

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