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Progetto Europa/10

Elezioni EU, determinanti per il futuro europeo, non solo l’ennesimo test per i partiti italiani. Dobbiamo puntare su più Europa, combattendo le spinte sovraniste che vogliono esattamente il contrario.

di Aldo Mariconda | 20 Aprile 2024

Le elezioni che in Italia si susseguono continuamente, ora Sardegna, Molise, Basilicata, poi per l’Europa, sono diventate una continua prova di forza per i partiti nostrani e un test del consenso al governo. Tutto fa pensare che le europee di giugno non saranno diverse, quando invece i risultati delle stesse potranno essere determinanti per il nostro futuro.

L’Europa è oggi debole in uno scenario globale, su due punti principali: politica estera e di difesa comuni, economia e competitività.

Non vi è una politica estera comune. Siamo più o meno allineati agli USA, ma non preparati al probabile cambiamento che si pensa seguirà alla eventuale vittoria di Trump. Abbiamo la Russia di Putin alle porte, è palese la stanchezza nel supporto all’Ukraina da parte americana e la debolezza europea nel fornire armi (con un’Italia che spende, a giudizio della NATO, meno del dovuto nella difesa e che promette armi che poi non fornisce). E con atteggiamenti a mio avviso irresponsabili da parte di alcuni stati, dall’affermazione di Macron dì poter inviare soldati francesi in Ukraina – che effettivamente non ha soltanto carenza di armi da anche di uomini, di fatto carne da macello per una guerra di trincea – alla pressione dei paesi baltici, Estonia, Lettonia, Lituania, verso le minoranze russofone obbligate a imparare le lingue locali, pena l’espulsione dai paesi dove da lungo tempo si sono radicati. Perché dobbiamo provocare Putin, dargli spunti per giustificare la sua aggressività e pretese imperiali? Lo ha fatto anche l’Ukraina, certamente vittima dell’attacco russo, ma che ne ha fatto di tutti i colori violando i diritti umani nelle zone russofone, con i mercenari del battaglione Azov!

Non si riesce nemmeno a varare non tanto l’esercito comune, peraltro impossibile senza un’autorità politica altrettanto comune, ma nemmeno un fondo per l’acquisto degli armamenti, direi almeno standard per i 27 stati. E questo di fronte a quanto Trump ha già dichiarato, che in caso di sua vittoria, gli stati che non spenderanno in armamenti il 2% almeno del PIL non avranno più l’ombrello NATO.

Sul piano economico, l’Europa rischia di diventare assolutamente marginale in uno scenario globale che vede in calo il suo peso e il suo ruolo, come in calo sta diventando anche quello egemonico – anche sul terreno economico – degli USA e la progressiva crescita del peso di nuove potenze, Cina e India in primis. Il tema è stato affrontato da Mario Draghi, incaricato dalla Presidente della Commissione EU Ursula von der Leyen, col documento presentato al Parlamento EU, Annual Single Market and Competitiveness Report. I problemi più importanti sono la transizione al digitale e l’Intelligenza Artificiale, quella green, e la sostenibilità sociale di queste transizioni, tenuto conto anche dell’aumento della povertà, in Italia testimoniato dai recenti dati ISTAT ma fenomeno diffuso in tutto il mondo occidentale nel quale la globalizzazione ha allargato la forbice ricchi/poveri, anche con la perdita di peso sia economico che sociale della piccola borghesia. Non possiamo diventare dipendenti dalla Cina per l’auto elettrica o dagli USA per la A.I., settore nel quale alcuni stati si muovono con interesse prioritario, come la Francia che sta diventando, con forti investimenti, hub europeo della Ricerca e Sviluppo, mentre altri stati sembrano assenti. Oggi comunque assistiamo ad uno stato di deflazione dell’economia tedesca, che inevitabilmente pesa anche sull’Italia dato il peso del ns. export vs. la Germania, e incombe sull’intera Europa un pericolo di dazi USA nel caso di vittoria di Trump.

E qui aggiungerei due elementi di preoccupazione: l’Europa oggi ha costi energetici maggiori rispetto alle grandi potenze tradizionali ed emergenti, per le ragioni ben note. E la politica della BCE sui tassi d’interesse, secondo anche autorevoli esperti come Donato Masciandaro, potrebbe essere più veloce nell’anticipare un calo dei tassi.

Tenuto conto dello scenario descritto, siamo di fronte ad una scelta politica: dobbiamo puntare su più Europa, combattendo le spinte sovraniste che vogliono esattamente il contrario. E su questo punto, dobbiamo dire francamente che l’Europa a 27 difficilmente potrà e sarà disponibile a marciare in questa direzione. Sergio Fabbrini, politologo alla Luiss e ad Harvard, e Romano Prodi suggeriscono di puntare su un gruppo ristretto di Stati disposti a marciare verso una maggiore integrazione di tipo federale, passibile poi di allargarsi.

Oserei aggiungere una considerazione finale emersa anche da una mia diretta esperienza. In Italia anche forze politiche che si dichiarano ferventemente europeiste non sempre sono coerenti nello scegliere i nostri rappresentanti al parlamento EU. A volte si preferisce un candidato capace di attirare consenso ma del tutto impreparato, altre si tende ad emarginare politici che possono essere in qualche modo da pensionare, che possono infastidire qualcuno in Italia e col principio promoveatur ut amoveatur. In Europa il parlamentare deve essere presente e lavorare, circa 3 – 4 giorni a Strasburgo, altre 2 settimane/mese circa in Commissione a Bruxelles. Negli anni 1995/1998 frequentavo Bruxelles e Strasburgo perché mi occupavo di deregulation TLC come Presidente di Advanced Communications for Europe, associazione francese con sede a Parigi con associate sia le telecom europee che i principali nuovi entranti e con lo scopo di promuovere lo sviluppo economico attraverso la deregulation TLC. Il commissario Bangemann, responsabile per i trasporti e le TLC di allora, mi aveva invitato in commissione a Strasburgo per illustrare le proposte della mia associazione. Ebbene, tutti gli italiani si sono alzati e hanno lasciato l’aula. Vedevo invece i cugini e altrettanto mediterranei spagnoli sempre presenti e attivi, anche efficaci nell’ottenere fondi europei per le più varie iniziative! Conoscevo una MP eletta in Catalogna, 36ienne e madre di 2 figli, presente sempre 3 settimane al mese in Europa e una in Catalogna!

Infine, anche se non vedo una soluzione facile, vi è il problema dell’immigrazione, pur diverso nei vari paesi perché alcuni come Italia, Grecia, Polonia e in genere quelli dell’Est Europa sono sovraesposti ai flussi di nuovi arrivi, altri come la Francia e il Belgio hanno presenze storicamente derivanti da vecchie tradizioni coloniali, l’immigrato vive prevalentemente in quartieri particolari, le banlieues parigine ad esempio, ma che pur a volte nato e cresciuto in Europa ha difficoltà d’integrazione. Poi vi sono paesi con eccessi d’immigrati come è la sensazione diffusa in Svezia, ma non solo, che creano reazioni perché causa di violenza, problemi di sicurezza, ecc. Il tutto accompagnato dalla demagogia dei governi di destra che non vengono incontro nemmeno alla domanda delle categorie produttive, in Italia ad esempio di una Brembo o di una Carraro, che richiedono personale che non riescono a selezionare.

Il tutto accompagnato spesso da violazione dei diritti umani, come i polacchi che spogliano nude persone che arrivano dalla rotta balcanica o l’Italia che impone alle navi ONG che hanno salvato dei naufraghi e nella loro rotta vs. porti il più lontano possibili vedono altri che stanno annegando, proibendo di non ti curar di lor ma guarda e passa!

Non possiamo evidentemente accogliere tutti, e da qualunque provenienza, ma impostare una politica comune sì.

Votiamo quindi a giugno con la consapevolezza che la scelta che faremo è importante, condizionante il ns. futuro. E anche del fatto che oltre il 50% delle scelte nazionali sono condizionate dalle direttive e dalle normative EU.

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Pubblicato in : Esteri

Info Aldo Mariconda

Classe 1937, laurea in legge a Padova e successivi studi internazionali tra cui Harvard e London Business School. Dirigente industriale e poi consulente, ora in pensione. Ha lavorato nel settore commerciale e MKTG e anche nel controllo di gestione di primarie Aziende, in primis Olivetti con lunghe esperienze anche all’estero (New York, Parigi e Copenaghen). Dopo una breve esperienza con Rizzoli-Corriere della Sera, nel 1983 crea una piccola impresa a Venezia specializzata nella fornitura di software contabile e fiscale. Consulente molto dedicato alla formazione aziendale dal 1992, chiamato da France Télécom a Parigi – dal 1995 al 1998 – a presiedere Advanced Communications for Europe con lo scopo di promuovere lo sviluppo economico attraverso la deregulation TLC. mpegno giovanile nel PRI. Breve esperienza come candidato sindaco a Venezia nel 1993 da indipendente con la lista della Lega Nord, perdendo al ballottaggio con Cacciari.

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