Alla giunta Tomasi va riconosciuta la capacità di ascolto che “è stato il tratto distintivo, una empatia innata del sindaco e dei suoi assessori. Ha onorato tutte le ricorrenze nella più fedele tradizione dell’amministrazione, ha svolto significativi riconoscimenti sulla guerra di liberazione ed ampliato le occasioni del ricordo. Devo dire che chiunque si impegni per il governo di una comunità ha la mia personale comprensione, avendone fatta io una breve esperienza. Le domande sono sempre tante, la possibilità di rispondere è invece molto limitata”
1. In una Toscana che arretra in un Paese che è fermo, che lettura dai della situazione economica e sociale del Comune? Quale futuro per le attività economiche nel panorama di una galoppante deindustrializzazione? E quale futuro lavoro, in particolare per i giovani e le donne? In uno scenario che sarà dominato dalla diffusione delle applicazioni della Intelligenza artificiale
La tua è una domanda logica. La risposta non lo sarà, mi dispiace. Quello che vedo non è rassicurante, i lavori disponibili dove se ne ha contezza, scomparso il collocamento pubblico, hanno un divario disarmante, molti lavori di fatica, lavori a tempo, precari, altri senza tutele e in nero. Potrei continuare ma non serve a molto. Anche il polmone della pubblica amministrazione si è esaurito, non si rimpiazzano i pensionati, si appalta all’esterno quasi tutto, compresa la riscossione delle multe. Una buona quantità di addetti nelle attività commerciali, nei supermercati, in alcuni negozi, e in qualche ristorante.
Un tempo gli artigiani erano il cuore pulsante della produzione, hanno fornito per anni personale qualificato all’industria. A Pistoia è stato costituito il primo ente bilaterale per l’erogazione della cassa integrazione agli artigiani (FILA)proprio per frenare l’emorragia verso l’industria. Nessun paragone possibile con l’oggi, oggi gli artigiani installano caldaie, impianti elettrici si prendono cura della persona, parrucchieri, barbieri, una buona fetta impiegata nella cura degli animali, cliniche veterinarie etc.
Poi ci sono le badanti, professione emergente ma riservata a stranieri, poi qualche vivaista, ancora più rare le imprese produttive. E quindi? Sembrerebbe non esserci scampo. Bisogna tornare al vecchio buon Keynes, con gli investimenti pubblici e con un obiettivo: la cura e il mantenimento dell’ambiente, boschi, fiumi, colline e montagne, patrimonio edilizio rurale, strade, fruttiferi e tradizioni. E’ più chiaro adesso perché la risposta non è nella logica attesa?
2. Nessuno, o quasi, parla più o, peggio, pensa più in termini di area metropolitana Firenze Prato Pistoia. E’ stato un tema, che qualche decennio anni fa agitava Pistoia, quando si parlava della sua marginalità in questa area. Su quali interventi, non solo di infrastrutture fisiche, Pistoia dovrebbe puntare per rientrare in questa partita e sviluppare le sue potenzialità? E come dovrebbe atteggiarsi Pistoia di fronte lo sviluppo dell’aeroporto di Firenze-Peretola, per dirne una?
Ogni mercoledì faccio servizio alla CRI e ho l’incarico di accompagnare dei ragazzi al MAIC prelevandoli dalle loro abitazioni, mi capita di fare la Modenese e all’altezza di Borghetto non posso a fare a meno di guardare verso la pianura, in alcune giornate particolarmente belle si riesce a vedere la cupola del Brunelleschi e il campanile di Giotto. Vista da lì è una grande, unica, immensa città di quasi un milione di abitanti, da lì i confini non si vedono, sotto le pendici dell’appennino non ci sono interruzioni urbanistiche, a sottolineare che la realtà è più tenace dei dibattiti astratti. Nella mia lontana gioventù pensavo alla città di Pistoia arroccata sulla modesta collinetta del conoide della Brana, che in epoche antiche dominava la pianura, le fortificazioni costruite a difesa del lato est da dove provenivamo i nostri nemici più aggressivi, con zone umide e in alcune stagioni impantanate della pianura, mentre sembrava logica la sua espansione a nord ovest: Camionabile, quartieri di Pistoia nuova, divisi dalla ferrovia e chiusi dall’Ombrone. Lo sviluppo della città è andato esattamente dall’altra parte SantAgostino, la campagna urbanizzata del vivaismo, con frequenti e ampie isole produttive, la Franchi, la Mas, Italbed, oltre il confine i comparti tessili di Agliana e Montale e i mobilifici di Quarrata.
Non ci sono alternative ad una integrazione con Prato e Firenze, sappiamo quanto pesino vecchi pregiudizi, i pratesi con le loro ricchezze ostentate al limite del buongusto, i fiorentini saccenti e avari, ma dimentichiamo che negli anni sono arrivati cinesi, magrebini, albanesi, e sono diventati un elemento portante delle attività economiche commerciali e produttive. Spero non abbiano mutuato anche i nostri atavici pregiudizi, vale per i pistoiesi ma anche per tutti gli altri. Da Pistoia a Firenze ci sono tre amministrazioni provinciali e ben 68 amministrazioni comunali, non tutte ricadenti nei bacini Ombrone Bisenzio e medio Valdarno ma sicuramente una grande parte.
Prima delle architetture istituzionali ragioniamo su quello che potrebbe servire per armonizzare l’area: una rete Ferroviaria che faccia concorrenza al traffico privato, ma sappiamo che è facile da dire difficile da fare e di conseguenza le arterie di comunicazione viaria andrebbero sviluppate su più direttrici, grosso modo tre: quella centrale autostradale, e le altre a sud-ovest e a nord dell’asse autostradale. Una metropolitana di superfice con capolinea Capostrada Campo di Marte, integrata con il sistema tramviario fiorentino, smantellamento dell’aeroporto di Firenze e trasferimento del traffico aereo su quello di Pisa, con collegamenti rapidi ferroviari da tutta l’area FIPOPT, recuperare l’area attualmente occupata dall’aeroporto a funzioni direzionali industriali e amministrative, dotazione di impianti di smaltimento rifiuti in grado di trattare tutti i rifiuti civili e industriali dell’area con inceneritori, compostaggi, produzione di energia elettrica e teleriscaldamento.
3. Un tema ineludibile è quello del rapporto con il privato per la gestione dei servizi (acqua, rifiuti): c’è nella sinistra un evidente ritorno al passato sia la gestione pubblica dell’acqua che per la quotazione in borsa della multiutiliy, su base esclusivamente ideologiche, per dire qualcosa di sinistra, ma non per migliorare il servizio ai cittadini. Cosa ne pensi?
Partiamo dalla titolarità sui beni e sulle risorse naturali che deve rimanere pubblica. Così come la proprietà delle reti, non bisogna dimenticare che sono state realizzate con denari pubblici. La gestione del servizio e la distribuzione non hanno colore: si devono dare a chi fa meglio e svolge un servizio per la collettività, e riesce a farlo al minor costo. C’è un problema grosso, il controllo e l’intervento per correggere disfunzioni e ritardi. Manca dal dibattito il destinatario dei servizi: il cittadino, oggi non ha praticamente voce in capitolo, il sistema dei centri di assistenza è fallimentare su questo bisogna invertire la rotta. Se la quotazione in borsa può dare risposte sulla liquidità delle aziende non ne farei un problema. Ma il core business di queste imprese non dovrebbero essere le manovre finanziarie ma la qualità dei servizi che devono garantire.
4. Cosa metteresti al centro del programma come impegno prioritario e prevalente, come asse strategico principale per la nuova amministrazione: la casa piuttosto che la cultura? Servizi per la natalità ed i bambini o servizi per l’assistenza agli anziani (i bambini non votano, gli anziani si…? Il sostegno alle attività economiche o l’ambiente? Oppure la scuola, per adeguarla alle nuove sfide? Per non dire delle sfide per la nuova medicina territoriale.
Come diceva Giuseppe Saragat Casa, Scuola e Sanità.
5. Uno dei temi più avvertiti dai cittadini è la questione dell’abitare, affrontata spesso senza tener conto del cambiamento profondo della domanda. Quali proposte potrebbero venire dagli enti pubblici in collaborazione con i privati, profit e non profit, con il supporto delle aziende del credito e le Fondazioni bancarie per elaborare un programma a medio-lungo termine e curarne la realizzazione? Anche per evitare la (s)vendita del patrimonio immobiliare del Comune, storico e di recente donazione (es. Villini Desii)
Si è vero però dovremmo concentrarci sul recupero edilizio prima di spalmare altro cemento a vanvera. Un piano di recupero e anche di abbattimenti renderebbero più attraente la città e ne valorizzerebbero il patrimonio edilizio. Forse l’adozione di uno strumento urbanistico di indirizzo ci eviterebbe spiacevoli sorprese, tipo il Cubo di Firenze, in città ci sono intere aree che meritano una occasione.
6. Il rapporto con i privati per gli investimenti: si afferma, si invoca ma poi nella pratica non riesce a decollare perché si pretende di imporre obblighi e adempimenti del pubblico e perché scattano sempre, regolarmente, le pregiudiziali ideologiche, dimenticando la lezione di un dirigente che ha fatto il suo paese grande, forse anche troppo: «Non importa che il gatto sia bianco o nero, purché acchiappi i topi». Come metterlo in pratica, ad esempio, per il recupero e la riqualificazione urbana? Le ex Breda non sono un esempio incoraggiante…
Il freno a mano inserito nel rapporto tra pubblico e privato, parlo degli investimenti, è il monumentale groviglio di norme, leggi e livelli istituzionali in grado di bloccare praticamente tutto. Se il comune ha bisogno di realizzare una determinata opera, dovrebbe predisporre la pratica completa di tutte le autorizzazioni, permessi, etc. e dopo trovare chi è interessato alla realizzazione, con una selezione doverosa e attenta. Comprendendo il giusto rendimento del capitale investito.
7. I sindaci, di fronte a problemi quali la sicurezza ed il contrasto della criminalità, in campagna elettorale tendono ad atteggiarsi a Superman, promettendo l’impossibile su temi dove hanno competenze residuali, ma, una volta eletti, ridiventano il timido Clark Kent schiacciato da ostacoli burocratici ed impossibilitato a mantenere. Cosa si dovrebbe fare per il contrasto alla criminalità e per la sicurezza ed il decoro della città?
Tema spinoso, il primo problema della sicurezza è che questa prescinde dai dati statistici assoluti, è più percezione che sostanza, sicuramente c’è meno serenità tra la popolazione, i quartieri hanno perso da tempo la capacità di dialogo e integrazione, direi anche di solidarietà; le occasioni di ritrovo sono sempre meno, e ancora meno le occasioni di scambio o di solidarietà. Non secondaria una martellante campagna dei tele e giornali che ingigantiscono i fatti di cronaca con tanto di macabri approfondimenti, poi ci sono i disagi veri, uno su tutti la solitudine angosciante delle persone sole o delle persone che hanno perso lavoro e con questo anche la loro dignità sull’orlo della disperazione. Quello che può fare un comune se ci pensiamo bene non è molto ed è attestato sul versante dell’assistenza sociale, controllo e vigilanza del territorio. Ci vogliono soldi ma il servizio di pattuglia notturno della polizia municipale è stato soppresso e l’organico è molto al di sotto delle esigenze.
8. Sulla questione migranti infuria lo scontro politico in tutto il mondo occidentale (nessun si domanda perché non vogliono andare in Russia o in Cina o perché scappano da Cuba): l’estrema destra raccoglie consensi sempre più ampi, in Europa governi a guida liberale e progressista tendono a restringere l’accoglienza. A Pistoia in questi anni si è consumata la vicenda di Vicofaro che ha diviso la comunità pistoiese e lacerato la Chiesa locale. Quale potrebbe essere una politica di sinistra per l’accoglienza a Pistoia che possa fare dei migranti una risorsa?
Il fenomeno delle migrazioni è cominciato con i barconi dall’Albania e da allora (1992) non si è più fermato. Gli immigrati sono il risultato di oltre 52 conflitti nel mondo, oltre alla fame, la miseria e il diritto ad una vita migliore. Chi pensa di risolvere tutto questo con mano militare, con blocchi navali e altre sciocchezze è in malafede. Quello che temo è che il fenomeno sia destinato a durare. Siamo anche un territorio di transito ma nel contempo la porta sud del continente. Vicofaro è stato lasciato a macerare, insieme ai migranti e agli abitanti della zona, quando era già tutto finito, le sceneggiate di interi reparti di polizia in azione per 4, dico 4 migranti la dicono lunga.
Anche un falso buonismo che toglie crocifissi dalle scuole, che rinuncia alle nostre tradizioni per compiacere o peggio, non mi piace: chi viene in Italia rispetta le leggi dello Stato e rispetta i riti e i culti che trova, non il contrario. Detto questo i centri di raccolta dei migranti non devono superare le 20 o 30 unità, una accoglienza diffusa è stata per anni una risposta accettabile. Solo che con il contributo abbassato dal governo l’equilibrio economico di gestione dei migranti si raggiunge a quota 67 migranti e non ci sono strutture adeguate nel nostro territorio. E’ vero che ci sono alberghi dismessi nella nostra collina ma per gli adeguamenti alle norme igienico sanitarie servono investimenti impossibili per qualsiasi operatore. Ma non è solo un problema di accoglienza, occorre insegnare loro le nostre leggi, la nostra lingua e avviarli ad una occupazione, chi può fare qualcosa, peraltro, non è il Comune. Ma il comune può farsi valere nelle sedi decisionali delle Prefetture.
9. Che giudizio dai della sanità pistoiese nel contesto di una super ASL dove Pistoia è il vaso di coccio? Ed i tanti, troppi progetti di medicina territoriale, perfetti sulla carta ma spesso destinati a naufragare per mancanza di risorse, finanziarie ed umane? Su cosa il Comune dovrebbe focalizzare il suo impegno? e come superare la ritrosia che si avverte, nonostante apprezzamenti formali, nei confronti del Terzo Settore che può dare un contributo importante nell’ambito della programmazione dei servii da parte del soggetto pubblico?
La mia personale esperienza (ho avuto qualche problema di salute) con le strutture sanitarie è stata di grande soddisfazione, ho trovato competenza, umanità e ascolto; il punto da potenziare è sicuramente l’emergenza. Il pronto soccorso è diventato lo snodo da cui partono gli interventi di cura. I medici di famiglia sono stati depotenziati e costretti a compilare ricette, di conseguenza ogni piccolo o grande problema converge sul pronto soccorso: anche un profano come me capisce che alla lunga la situazione non può reggere senza interventi. Il sistema sanitario regionale gestisce direttamente le strutture sanitarie ed è molto avaro di deleghe con gli enti locali. Anche se formalmente le priorità dovrebbero essere discusse nella assemblea della Società della Salute.
Il volontariato è una risorsa e potrebbe fare di più in questa direzione. La riforma Renzi del 2016 ha introdotto criteri di trasparenza e di rendicontazione molto stringenti, le associazioni sono di fatto imprese, con tutti gli adempimenti burocratici che ne conseguono. Il capitale più prezioso delle associazioni è dato da tante persone che prestano gratuitamente la loro opera. A volte ne deriva che per alcuni i servizi svolti siano anch’essi gratuiti, dimenticando che le associazioni hanno bisogno di sedi, mezzi, di pagare bollette, di acquistare il carburante, di fornire divise e DPI, fare la formazione e potrei aggiungere che negli ultimi tempi è diminuito il numero delle persone che fanno volontariato.
Talvolta si ricorre al volontariato perché più a buon mercato di altri fornitori. Si deve superare questi atteggiamenti, anche da parte delle istituzioni e questo potrebbe aprire scenari interessanti: dalla cura a domicilio degli anziani, assistenza spesa, assistenza farmaci, e tanto altro, a partire dagli sportelli di ascolto e numeri verdi che la nottata della pandemia COVID ci ha comunque lasciato in dote.
10 Indicami tre interventi prioritari, chiari e definiti oltre che monitorabili nel loro avanzamento, che inseriresti nel programma per la città, le periferie, la montagna.
Aggiornamento del piano del traffico (ormai vecchio di 25 anni), della mobilità e della segnaletica, con avvio della progettazione per il completamento dell’anello di circonvallazione e nuova uscita autostrada A11 Santagostino;
Proposta a Ferrovie e ai comuni interessati per avviare lo studio di fattibilità per una linea metropolitana Capostrada Campo di Marte;
Sistemazione conclusiva dell’area ex Breda, con il completamento delle infrastrutture, ricerca di un imprenditore per la gestione dell’albergo, realizzazione della piazza tra Via Pacinotti e Prefettura, e parcheggio interrato, ribaltamento ingresso della stazione ferroviaria con accesso diretto in città dai parcheggi di servizio della stazione etc.
11. Se ti dico Università a Pistoia che reazione hai?
Ti dico che al massimo possiamo immaginare sul territorio una sezione della facoltà di Agraria per lo sviluppo del vivaismo ed una di architettura per la progettazione degli arredi urbani e parchi. Gli atenei hanno un valore aggiunto anche nel nome, possono attirare studenti dall’Italia e dall’Estero. Ti immagini la scelta di uno studente proveniente dal Canada tra Università di Firenze facoltà di Agraria e Università di Pistoia Facoltà di Agraria, che cosa sceglierebbe secondo te?
12. Come ha lavorato l’amministrazione Tomasi? Ha usato al meglio gli strumenti e le risorse che ha avuto a disposizione? Dove ha fatto meglio e quali le carenze che risultano più evidenti?
Certamente non sono arrivati i cosacchi in Piazza San Pietro. La capacità di ascolto è stato il tratto distintivo, una empatia innata del sindaco e dei suoi assessori. Ha onorato tutte le ricorrenze nella più fedele tradizione dell’amministrazione, ha svolto significativi riconoscimenti sulla guerra di liberazione ed ampliato le occasioni del ricordo. Devo dire che chiunque si impegni per il governo di una comunità ha la mia personale comprensione, avendone fatta io una breve esperienza. Le domande sono sempre tante, la possibilità di rispondere è invece molto limitata. Personalmente devo dare atto di un impegno del sindaco e degli assessori competenti per la soluzione data alla sede della CRI a Pistoia. Il sindaco si è adoperato con impegno e si è trovato un giusto punto di equilibrio.
In città sono stati aperti molti cantieri, anche nelle periferie si è lavorato molto, in particolare la soluzione di via XX Settembre e Largo Barriera Via Atto Vannucci, secondo me è stata ben fatta, se guardi bene c’è una prospettiva che partendo dalla stazione ferroviaria impatta sulle mura di Castel Cellesi in Piazza Gavinana, con una adeguata illuminazione si potrebbe amplificare l’effetto scenografico. Se vogliamo parlare di carenze forse una quota dei fondi poteva essere destinata al completamento della circonvallazione nord, sappiamo che il progetto incontra l’ostilità di molti residenti della zona ed è argomento spinoso, tuttavia non è detto che si debba operare in superfice, un tunnel con imbocco all’altezza di Via Marini e Uscita in Via Gentile alla fine sarebbe fattibile. Gli amministratori ogni tanto dovrebbero fare uno sforzo di immaginazione. Non ti saprei dire molto sulla vicenda Museo Marini, quello che ho visto non è stato molto bello. In conclusione, ho visto più gestione che impostazione e programmazione. Tutto sommato però poteva andare peggio.
13. Quale il percorso che preferisci per arrivare all’appuntamento elettorale: prima la coalizione con il candidato sindaco e poi un programma tagliato sulla coalizione con infinite mediazioni? Oppure prima un programma di misure essenziali per il futuro di Pistoia, su quale si costruisce la coalizione che lo condivide e che esprime il sindaco?
I partiti dovrebbero assumersi fino in fondo le loro responsabilità, indicando il/la candidato/a formulare il programma e le liste e dopo aprire un dibattito con assemblee pubbliche per ascoltare e correggere se necessario. Ma soprattutto dovrebbero acquisire gli elenchi degli elettori e assicurarsi che tutti sappiano delle prossime elezioni, bisogna sostituire il messo comunale e portare in ogni casa la notizia che ci saranno delle elezioni, dire per cosa si vota i giorni del voto e gli orari con l’ubicazione dei seggi. Sono convinto che avremmo qualche sorpresa.
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PISTOIA: PRESENTE & FUTURO: -13- SIMONA LAING
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