Giorgia Meloni incontra Donald Trump e la sinistra italiana entra in fase di combustione spontanea. I circoli progressisti in rivolta, i talk show imbizzarriti, e gli influencer impegnati che scrivono “NO PASARAN” con l’iPhone Made in China. Scene da fine del mondo.

E poi “La Repubblica”, che ormai è più un bollettino emotivo che un quotidiano. Titoli da guerra fredda, articoli drammatici come telenovele venezuelane, editoriali che oscillano tra l’apocalisse morale e il pianto greco. “Meloni con Trump: un abbraccio che fa tremare l’Occidente!” – scrive un editorialista con le mani tremanti, mentre la moka borbotta lacrime al posto del caffè.
Nel frattempo, Elly Schlein – la visionaria con lo zainetto pieno di ideali IKEA e zero strategia concreta – propone l’uscita dell’Italia dall’Alleanza Atlantica. Così, a caso. Un’Italia neutrale, autonoma, magari protetta dall’autocrazia mandarina con la via della seta di Di Maiana e Contiana memoria o, mal che vada, dalle energie positive dell’universo o dai post su X. Lei, la Somma Elly, la chiama “nuovo multilateralismo”, ma è più simile a un post-it scritto durante un aperitivo radical chic.
Schlein gira in tondo nel suo universo ideologico dove “pace” è una strategia di difesa, la NATO è una parolaccia, e il programma estero del PD si basa sul Festival di Internazionale a Ferrara.
Nessuna proposta concreta, ma tante parole (inutili e senza senso) con aggettivi progressisti e un hashtag finale.
E vogliamo parlare di Conte e il M5S?
L’avvocato d’Italia, con la sua solita aria da supplente di diritto stanco, si affretta a dichiarare che “incontrare Trump è un atto gravissimo”, dimenticando che fino a ieri si vantava di aver parlato con chiunque, perfino con Kim Jong-un se solo avesse avuto campo su WhatsApp.
I 5 Stelle, che un tempo volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, ora girano a vuoto come sardine in cerca d’autore. La loro posizione sulla politica estera? Boh.!!! E chi lo sa!?!?
Pace, amore e Giggino Di Maio in giacca a quadri al Ministero degli Esteri. Ah no, scusate: ora è ambasciatore <<del nulla>>a Bruxelles.
E poi oggi arriva Il Fatto Quotidiano, che ormai è diventato il “Cioè” della nostalgia grillina. Editoriali catastrofisti, foto di Meloni con Trump impaginate come se avesse appena venduto l’Italia ai Rettiliani, e Travaglio in prima linea che digita con furia mentre ascolta in loop le interviste di Scanzi e sogna una Norimberga per ogni avversario politico
Per IL FATTO se Schlein propone di uscire dalla NATO applausi scroscianti, se Meloni parla con un leader mondiale: “Gravissimo, vergognoso, dittatura fascista!”
E Giorgia, nel frattempo, in barba a tutti, stringe mani, parla con chi conta e piazza il nostro paese in PRIMA FILA nel teatro della geopolitica globale. Ma tranquilli, secondo La Repubblica, è tutto “fumo negli occhi”. Quello che conta è l’editoriale indignato con la citazione d’obbligo di Calvino, Eco o qualche pensatore che nessuno ha letto ma tutti fingono di conoscere perché fa chic, radical però!!!
Eppure eccoli lì: Meloni e Trump, sorridenti, virali, visibili.
E la sinistra?
Rosica. Rosica forte. Rosica male. E affida l’elaborazione del lutto politico a La Repubblica, che intanto sforna un editoriale al giorno come una madre apprensiva che consola il figlio dopo una batosta alle elezioni.
La morale? Mentre la sinistra affoga nei suoi deliri autoindulgenti e La Repubblica scrive necrologi democratici con la solennità di una tragedia greca, Meloni fa politica vera. E questo, ai rosiconi da salotto, proprio non va giù.
E vaffa!
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