Ormai è evidente per tutti i riformisti lo spostamento a sinistra del cosiddetto campo largo con evidenti tracce di populismo e di elitarismo.
Inutile ripetere le critiche ormai stranote.
È chiaro che le divisioni interne al campo largo gli impediscono di pronunciarsi o di fare una proposta concreta su qualunque tema.
Vedo però una pericolosa sottovalutazione dell’attuale destra di Governo.
Si tende a sottolineare come la Meloni sia capace in confronto ai leaders della attuale sinistra.
Sicuramente lo è ma è capace di fare cosa?
- Ha inizialmente acquisito una certa credibilità sul piano internazionale.
- Certamente ha un ottimo riscontro sul piano mediatico interno.
- Riesce a tenere insieme la maggioranza.
- Gestisce abbastanza bene un insieme di ministri e sottosegretari imbarazzanti.
- Evita di mandare allo sfascio i conti dello stato.
Tornerò su ciascuno di questi punti ma manca all’appello un elemento fondamentale.
Questo governo non è stato in grado di migliorare in nulla lo stato del Paese e non lo sarà in futuro.
Non ha fatto nessuna riforma significativa e non ha neanche gestito bene le normali funzioni ministeriali.
Il paese è in declino sia economicamente che culturalmente ma il governo vorrebbe convincerci che non è così.
Inutile elencare le mancate riforme o quelle tentate e fallite, inutile elencare i tentativi maldestri di intervenire sull’industria, sulla sanità o sulla scuola.
Dopo aver di fatto rinunciato alla riforma del Premierato resta in piedi solo la separazione delle carriere che però da sola non risolve il problema della giustizia in Italia.
Delle riforme sul fisco, sul catasto, sulle liberalizzazioni, ecc. non c’è traccia.
Per non parlare della gestione ordinaria delle infrastrutture, della sicurezza o dell’immigrazione dove si sfiora il ridicolo.
Il PNRR è stato un fallimento fino dall’inizio ma di certo questo governo non ha migliorato la situazione.
Torniamo quindi ai cosiddetti punti a favore.
La credibilità sul piano internazionale è certamente data dalla solidità del governo e dalla furbizia della Premier.
La sua posizione su Ucraina e Medio Oriente ha inizialmente giocato a suo favore.
Come pure il suo rapporto con Ursula Von Der Leyen, che però conta sempre meno di fronte al nuovo asse Macron-Merz.
Con l’arrivo di Trump la sua posizione si è fatta più difficile, inoltre la sua vicinanza ai partiti estremisti europei rappresenta un problema per lei ma anche per il Paese.
Anche le sue ambiguità sulla difesa europea e sul MES evidenziano una incapacità di decidere se diventare una vera leader conservatrice oppure restare legata ad un sovranismo identitario.
Detto ciò, non è facile presentarsi sul palcoscenico internazionale rappresentando una nazione fortemente indebitata e con un’opinione pubblica poco incline a qualunque sacrificio sia economico che geopolitico.
Il riscontro mediatico è certamente merito delle sue abilità comunicative ma non solo.
Avere il controllo della RAI e l’appoggio dei media di destra le facilita parecchio il compito.
L’idea di poter governare sottraendosi al confronto diretto e paritario con gli avversari mostra i suoi veri limiti.
Nessuna interlocuzione reale con i media, perfino in parlamento evita un confronto franco e aperto.
Sarà per non far emergere tutte le contraddizioni della sua carriera politica e la vacuità del suo ottimismo sui risultati del suo governo?
Certamente una opposizione di sinistra indecente le dà un grosso aiuto ma anche i partiti di centro che si pongono in modo più ragionevole non vengono considerati.
Un’altra sua indiscussa capacità è quella di tenere insieme la sua maggioranza, peccato che lo faccia a colpi di decreti-legge chiaramente incostituzionali in quanto privi del carattere di urgenza e di omogeneità della materia.
Ovviamente è più semplice mettere d’accordo leaders di destra più interessati al potere che agli ideali, questo purtroppo però ingessa l’operato del governo in molti settori e mette in posizioni fondamentali personaggi totalmente incapaci.
Infine insieme a Giorgetti ha effettivamente evitato di mandare a quel paese i conti dello Stato.
È oggettivamente vero, aver ridotto l’incidenza dei bonus ed evitato operazioni folli come la riduzione dell’età pensionabile ha certamente salvato il Paese dal default, anzi ha migliorato il nostro rating e lo spread.
Peccato l’abbia fatto contraddicendo tutto quello sostenuto in campagna elettorale.
Ovviamente l’Italia avrebbe bisogno di ben altro per invertire la tendenza al declino, da una seria spending review, all’abolizione di vecchi sussidi, ad un serio recupero dell’evasione, all’inserimento di criteri di merito nella pubblica amministrazione, alla semplificazione burocratica, tutte cose che certamente sono fuori dalla portata di questo governo.
Nessuno di questi temi vede però alcuna proposta alternativa da parte della sinistra il cui unico collante e la lotta contro questo governo fascista.
Quindi non si può sottrarsi ad analizzare questo ultimo punto.
Il governo non è fascista perché attualmente rispetta la Costituzione che è profondamente antifascista.
Però è indubbio che ci siano al governo parecchi fascisti in parte pentiti e in parte no.
Per me il fascismo resta un fatto storico irripetibile e chi lo esalta è chiaramente un imbecille.
Chi è stato fascista da giovane e ora ne prende, in parte, le distanze probabilmente ha ancora nel suo DNA alcuni elementi di totalitarismo, anche inconsapevoli, che non possono non preoccuparci.
Attenzione vale anche per chi è stato in gioventù un estremista di sinistra e lo vediamo bene con l’ondata di antisemitismo che proprio la sinistra posta avanti.
Non nascondiamo la realtà, le democrazie sono attualmente in crisi, per cause interne ed esterne.
Non importa se le forze eversive si richiamano ad un certo passato o ad un altro.
La voglia di un regime forte che superi le difficoltà della democrazia esiste ovunque in Europa e nel mondo.
Io penso che qualunque forza politica o culturale o religiosa che cerchi di eliminare i punti cardine di una vera democrazia liberale sia assolutamente da contrastare.
Attenzione però questa non è l’epoca delle rivoluzioni per lo meno nell’occidente ricco.
Piuttosto ci può essere come è già successo altrove una lenta erosione dei diritti e delle libertà individuali magari in cambio di più sicurezza o ricchezza.
In questo senso dobbiamo a mio avviso smettere di gridare al fascismo e concentrarci sull’operato reale di questo governo che è già inquietante ma può degenerare ulteriormente se l’opposizione non riesce a opporre una visione alternativa che affronti i problemi reali delle persone.
Il primo problema da tenere sotto controllo di questa destra sono le nomine.
Oltre alle nuove leggi che vengono approvate lo Stato opera anche attraverso i funzionari che devono applicarle, l’idea che persone che non credono pienamente nella democrazia e nello stato di diritto si inseriscano in posti dirigenziali nella pubblica amministrazione non può non preoccuparci.
Il secondo problema sono le leggi legate alla sicurezza.
Attenzione alcune teorie buoniste della sinistra sono assolutamente deleterie, io penso che chi non paga l’affitto vada sfrattato, chi blocca una strada vada punito, chi borseggia nei mezzi pubblici vada messo in condizione di non farlo.
Però già vedo la voglia di mischiare norme sicuramente più dure ma ragionevoli con inutili limitazioni della libertà personale come quelle presenti nel codice della strada o per le carceri.
Bisogna stare molto attenti perché poi tornare indietro è difficile.
Inoltre, emerge come sempre a destra (ora in parte anche a sinistra con l’avvento della cultura woke) la voglia dello stato etico.
Lo Stato che non si limita a reprimere i reati e a garantire le libertà fondamentali ma ci vuole insegnare come si deve vivere, ovviamente per il nostro bene.
La Meloni è intelligente e quindi evita di attaccare direttamente diritti acquisiti come divorzio e aborto ma l’erosione dei diritti può avvenire in modo sommesso, dall’obbiezione di coscienza, alla cannabis terapeutica, all’eutanasia e a tanti altri diritti che magari non impattano sulla maggioranza degli italiani e quindi non tolgono molti voti.
Infine, il capitolo istituzionale che io non sottovaluterei.
Il Premierato richiede una grande maggioranza e quindi per ora non si farà ma in futuro potrà di nuovo tornare alla ribalta.
Di per sé non sarebbe un problema ma tutto dipende da come verrà realizzato.
Purtroppo non c’è alcuna volontà di aggiornare in modo razionale le istituzioni anche perché nessuno è disponibile a condividere con la parte avversa una riforma costituzionale.
Invece la legge elettorale è totalmente a disposizione di questa maggioranza purché trovi un accordo soddisfacente per tutti e non è escludibile un colpo di mano prima delle prossime elezioni.
Ho sempre ritenuto un grave errore dei Costituenti non dare alla legge elettorale il rango Costituzionale.
Infine se la Meloni vincerà le prossime elezioni avrà a disposizione anche la scelta del Presidente della Repubblica e a quel punto le cose si complicheranno.
Quindi viva il campo largo e tutti contro Giorgia?
Abbiamo già visto in Italia e all’estero che queste cose non funzionano, se l’opposizione non assume come prioritario dare risposte concrete ai problemi reali dei cittadini anche a costo di perdere dei pezzi non riuscirà mai ad essere credibile presso un elettorato sempre meno ideologizzato.
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