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La globalizzazione del linguaggio

Il mondo è entrato, grazie alle traduzioni automatiche, nell’epoca della caduta delle barriere linguistiche. Questa rivoluzione dei linguaggi modificherà l’economia e la società. E’ una nuova fase della globalizzazione.

di Amedeo Lepore | 24 Marzo 2024

In un periodo storico di repentini cambiamenti, che, nell’insieme, assumono carattere strutturale, stanno avvenendo una molteplicità di innovazioni, spesso senza fragore come in un fenomeno carsico, ma in forma sempre più aggregata e a “grappoli”, nell’accezione di Joseph Schumpeter. L’ambito delle lingue e, in particolare, di quelle parlate sta prendendo uno slancio inusitato, che lascia pensare a un vero e proprio salto di continuità, con conseguenze rilevanti sulla società e sull’economia globali. Microsoft ha diffuso un procedimento di traduzione vocale in grado di mostrare in tempo reale, ai partecipanti a una videoconferenza su Teams, i sottotitoli delle conversazioni nella lingua prescelta. YouTube impiega normalmente questa modalità nelle registrazioni. Google è stato l’antesignano delle traduzioni scritte in rete e sta esplorando nuove strade per la comunicazione multilingue con una tecnologia di traduzione automatica neurale, mentre DeepL permette traduzioni scritte di testi scientifici. Un anno fa Skype ha introdotto la traduzione vocale sincronica anche in lingua italiana, attraverso l’apporto dell’intelligenza artificiale. Non si tratta di una pura e semplice traduzione, ma di una replica, quanto più fedele possibile, del tono e della cadenza degli interlocutori. Parallelamente, gli scienziati di Meta hanno cominciato a lavorare per creare un unico sistema di apprendimento automatico, capace di tradurre in via immediata da una lingua parlata all’altra, senza passare per la lingua scritta. Il modello di IA SeamlessM4T già supporta 100 lingue diverse per il testo e 36 per il parlato. Tuttavia, il nuovo modello SeamlessExpressive può conservare, nella traduzione da parlato a parlato, dettagli espressivi quali intensità, volume, velocità e pause della voce. Quello chiamato SeamlessStreaming può effettuare la traduzione di un colloquio, in quasi 100 lingue, mentre l’oratore sta ancora discorrendo, con uno scarto di pochissimi secondi. Un servizio avanzato di origine svizzera utilizza le tecnologie di riconoscimento vocale automatico, traduzione automatica e generazione vocale sintetica per eventi online e dal vivo. In Sardegna si stanno sperimentando tecnologie che favoriscono la comunicazione tra udenti e non udenti. Oggi è possibile, con un semplice smartphone, ascoltare la traduzione tramite gli auricolari mentre l’altra persona parla al telefono, senza scambiarsi il dispositivo. In questi giorni, vi è stato l’annuncio di un gruppo di ricercatori di Adobe, che ha prodotto un software pronto, mediante un processo di campionatura della voce, a tradurre simultaneamente un filmato in qualsiasi lingua, come se si trattasse di un doppiaggio. Sono solo alcuni esempi di un settore in rapida evoluzione, ma servono a indicare che il mondo è entrato, ormai, nell’epoca della caduta delle barriere linguistiche e della comprensione universale dei più diversi idiomi in automatico, nonostante le differenti costruzioni sintattiche e grammaticali. Il futuro potrebbe riservare innumerevoli sorprese, come forme di comunicazione diretta – e di traduzione – a livello neurale tra persone e tra persone e macchine (con gli esperimenti in corso di Elon Musk), rasentando la fantascienza. Eppure, già negli anni ’60, l’equipaggio dell’astronave della serie televisiva Star Trek indossava minuscoli traduttori universali computerizzati, che scansionavano le onde cerebrali degli alieni convertendo i loro concetti in un fluente inglese californiano. Un brano della Genesi sembra adatto a delineare la prospettiva verso cui si indirizza la realtà odierna: “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: […] Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Tuttavia, la trasposizione di questa descrizione in termini attuali non rappresenta l’inizio della Babele, dove si confusero le lingue di tutta l’umanità, ma la sua fine, con un segnale potente di intercambiabilità dei linguaggi e semplificazione delle comunicazioni, che può rivoluzionare il pianeta. Del resto, i cavi e il telegrafo furono il primo grande strumento di comunicazione massa, che diede impulso alla seconda rivoluzione industriale e accompagnò la globalizzazione di fine Ottocento, avvicinando persone, capitali e mercati. La traduzione vocale simultanea, insieme agli altri processi di profonda trasformazione della produzione, del commercio e delle reti, contribuirà al riassetto degli equilibri geoeconomici mondiali. Anche per questa via, la concorrenza ai Paesi anglofoni si farà più intensa, mettendo in discussione l’egemonia indiscussa del secolo scorso e favorendo un multipolarismo frutto di un nuovo quadro, in cui sarà ardua una predominanza culturale o linguistica assoluta. Secondo Richard Baldwin, acuto studioso del lavoro a distanza e della telemigrazione: “Dato che la traduzione automatica è così buona e sta migliorando così velocemente, gli anglofoni si troveranno presto in una concorrenza molto più diretta con i miliardi di lavoratori dei servizi che non parlano inglese. Il risultato sarà uno tsunami di talenti globali nei settori dei servizi online”. Lo scenario futuro è ancora più vasto e richiede accortezza nella distribuzione dei costi e dei benefici di un mutamento di enorme portata. Questa rivoluzione dei linguaggi e delle comunicazioni modificherà l’economia e la società, rendendo più agevole la comprensione reciproca e l’interazione, l’integrazione economica e gli scambi: in una espressione, una nuova fase della globalizzazione. Se si ragionasse con questa visione prospettica, sarebbe molto più facile e vantaggioso respingere le guerre, facendo tacere le armi. La competizione si baserebbe su conoscenze, capacità e convenienze economiche, la dialettica umana sarebbe fatta di idee e semplici parole.

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Pubblicato in : Economia

Info Amedeo Lepore

Professore Ordinario di Storia Economica presso il Dipartimento di Economia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, dove è titolare dei corsi di Storia Economica, di Storia dell’Impresa e della Finanza, di Evoluzione del Capitalismo, delle Tecnologie e della Finanza. È docente di Storia dell’Economia e dell’Impresa alla Luiss Guido Carli di Roma. Ha svolto insegnamenti in diverse Università italiane e straniere. È componente del Consiglio di Amministrazione e della SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno). È socio dell’Accademia Pontaniana, nella Classe di Scienze Morali. Fa parte di Comitati scientifici e di Redazione di varie riviste nazionali e internazionali. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali per la sua attività di studio e di ricerca. Ha pubblicato volumi e saggi, in Italia e all’estero, su temi riguardanti la storia economica italiana ed europea; la storia d’impresa, della contabilità e del marketing; la storia del pensiero economico. I suoi attuali ambiti di ricerca riguardano la storia dell’economia euro-atlantica, il processo di globalizzazione nei suoi vari aspetti, l’impatto sull’economia della pandemia di Covid-19, l’evoluzione dell’impresa, la storia del dualismo economico italiano. Ha svolto anche ruoli istituzionali legati alle sue competenze economiche, da ultimo come Assessore alle attività produttive della Regione Campania.

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