Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina non ho cambiato la mia simpatia per quest’ultima, ma ho raggiunto la consapevolezza che, senza una guerra contro Putin, il macellaio del Cremlino vincerà.
Forse qualcosa potrebbe essere fatto riducendo la Russia alla fame, con un programma di sanzioni e di blocchi commerciali che purtroppo sono irrealizzabili per le alternative che la Russia conserva (dalla flotta fantasma alle relazioni con Cina e Brics, senza contare le teste di ponte in Europa Ungheria e Slovacchia).
Del pari, credo che tutti i volenterosi boicottaggi contro Israele siano del tutto inutili perché, pur considerando la ridotta dimensione del territorio israeliano, le relazioni di ogni tipo che ha Israele con il resto del mondo rendono ogni iniziativa non solo inutile ma anche futile.
La vittoria di questo o di quello, i morti giornalieri nei vari campi di battaglia mi fanno stare male?
Ho imparato, per il mio bene, a non farci caso.
Sono insensibile? È la mia unica salvezza.
Tutto lo scenario mostra che l’aggressività propria del genere umano, sia quella armata, sia quella disarmata, può essere repressa, ma non cancellata. Homo homini lupus si diceva un tempo.
Ritengo che il linguaggio di Bergoglio, a dispetto delle sue parole, fosse molto più aggressivo di quello di Prevost.
Ed ecco che la postura di Prevost viene scambiata per complicità o insignificanza. Perfino indifferenza.
Ci siamo talmente abituati al contesto che guardandoci allo specchio crediamo di non essere cambiati, ma in realtà siamo diversi. E molto.
Le parole che ogni giorno postiamo sui social o che abbiamo detto sotto l’ombrellone o che continueremo a dire per Natale e avanti continuano e continueranno a involgarirci, tanto più quanto più passerà il tempo e vedremo, o almeno vedranno quelli che continueranno a combattere, con le parole o con le armi, che tutto quello che viene detto e fatto non porta ai risultati sperati.
Un’arma “disarmante” contro la differenza tra quello che desideriamo e quello che in realtà accade è il cinismo.
Io lo pratico da anni.
Con il cinismo ho disarmato il dolore.
È un po’ quello che accade agli alcolisti o ai tossicodipendenti.
Ho sempre avuto dei problemi con la differenza tra sogni/desideri e realtà.
Finché ho confinato i sogni ai momenti in cui dormo.
Invecchio e faccio ancora sogni molto realistici, ma fantasiosi. Paesi lontani, realtà parallele… Sembrano dei film.
Mi sveglio e la routine fa il suo lavoro.
Osservo le persone che si appassionano, mostrano la loro empatia, organizzano boicottaggi, appelli e manifestazioni pensando che servano a qualcosa.
Non servono a niente.
La gente sta male perché a migliaia di chilometri c’è Trump senza sapere perché è arrivato Trump e perché è più pericoloso Vance di Trump.
Sono due ex frustrati.
Anche Hitler prima di diventare Hitler era un frustrato.
Anche Putin al crollo del Muro era un frustrato.
Giuseppe Conte, pure lui, è un frustrato, più pericoloso della Meloni che ha raccolto più di quello che ha seminato.
Prima di cedere al Mr. Hyde che ognuno ha dentro, quella rabbia che sta tra il mondo che vorremmo e il mondo in cui dobbiamo vivere, c’è tutto il tempo per disarmarsi.
Chi comincia una guerra è sempre un frustrato che ha ceduto alla parte oscura di sé. Che può essere solo limitata, ma non cancellata.
Il potere è l’antidoto più potente contro il dolore.
Prevost, rispetto a Bergoglio, è più allenato.
Lo sport, in questo senso, serve.
Anche stare da soli è un grande antidoto al dolore.
Prima o poi a tutti quelli che vivono questi anni infami, innanzitutto a quelli che credono di stare dalla parte giusta, la vita chiederà il conto.
Il mio babbo ha iniziato a stare male arrabbiandosi tutte le volte che parlava Berlusconi, dal 1994 in poi.
Avevamo dei parenti berlusconiani con cui ha iniziato a discutere tutte le volte che ci vedevamo.
Con Berlusconi, per tanti sono serviti anni per perdere il sorriso, essere frustrati, progettare chissà cosa di inutile.
E finisci a parlare solo di una cosa.
Adesso il tempo va molto più veloce.
Dai tempi della pandemia è così.
Io a un certo punto ho scoperto di odiare, sottolineo odiare, i novax e ne avevo anche un po’ a portata di mano.
È dal 2020 che troviamo sempre nuovi motivi per odiarci, per litigare, per trattarci non da persona ma da numeri di schieramenti appartenenti all’esercito nemico.
Chi fa appelli, progetta boicottaggi ed esclusioni si illude di essere dalla parte della pace.
È in guerra anche lui/lei.
Io a volte mi espongo ancora, ma sempre meno.
Ecco anche perché non esco quasi più di casa.
Mi devo proteggere dai nemici ai quali farei del male se mi facessero del male.
Mi rendo conto che l’odio è dappertutto.
Io cerco al massimo di limitare la mia arma principale, che è la scrittura.
Ma se fuori, in metro, mi capitassero dei Rom che rubano cosa farei?
Mi manca il mondo di prima, quello delle persone che si salutavano vedendosi dopo settimane, senza rompersi i coglioni ogni giorno in chat.
Mi manca il mondo in cui a nessuno con una cultura inferiore passava nemmeno per l’anticamera del cervello l’idea di offendere qualcuno che aveva studiato di più, soprattutto un medico.
Mi fate paura, come a volte mi faccio paura io.
Io ero un ragazzo frustrato e violento (soprattutto a parole ma anche a opere) e forse è anche per quello che ho trovato razionale strapparmi via tutto il testosterone che avevo in corpo.
Però trovo da tempo sui social appartenenti al genere femminile dalla nascita molto più violente di me come ero prima.
Finiremo male, tutti.
Io sono felice di avere 61 anni e di avere presumibilmente ancora un po’ da vivere ma non tantissimo.
Penso al mondaccio che c’è già e che ogni giorno sta incarognendo ancora di più.
Penso alla polarizzazione che ogni giorno aumenta sempre di più.
I più pericolosi sono i frustrati colti, ricordatevelo.
Quelli che per aumentare sempre di più il loro potere fanno credere al popolo bue di essere come loro. O di esserlo stati, quindi tutti possono avere successo, se loro ce l’hanno fatta.
Informatevi sulle biografie di Hitler, Himmler, Trump, Roy Cohn.
Su J.D. Vance leggete il suo libro o guardate il film “Elegia Americana”.
Era il ragazzo imbranato a cui in paese tutti danno noia.
Preoccupiamoci di noi stessi, della famiglia, magari della parrocchia o del quartiere.
Troviamoci qualcosa da fare come antidoto alla frustrazione. Qualcosa che, con le mani, cambi il nostro mondo e non quello altrui: giardinaggio, un allevamento di pecore, cucina, bricolage.
Non avveleniamoci se il mondo, tutto il mondo, non va come noi vorremmo.
Pazienza.
Il mondo non va mai come noi vogliamo, però l’unico modo per cambiarlo solo un po’ è iniziare da noi stessi.
Ogni discussione di politica in famiglia, tra parenti, tra amici… è veleno.
E quando il veleno diventa insostenibile niente sarà più come prima.
Pensateci quando state per definire una persona per quello che è dalla nascita invece che per quello che fa ogni giorno, per i suoi interessi, per la sua individualità.
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FANATISMI E SPERANZE DI PACE, LA FORZA DELLE DEMOCRAZIE
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