Il tempo in cui un vecchio paese agricolo compie un simile passaggio, per di più accelerato da simili favorevoli circostanze, dalla piccola industria e dall’attività manifatturiera, alla grande industria, è anche, e prevalentemente, il tempo della “penuria” di abitazioni. Da una parte le masse di lavoratori rurali sono attratte improvvisamente nelle grandi città che si sviluppano in centri industriali; dall’altra la situazione edilizia di queste vecchie città non corrisponde più alle condizioni della nuova grande industria né a quelle conseguenti del traffico; si ampliano strade e se ne aprono di nuove, si portano a compimento ferrovie che passano in mezzo alle città. Nello stesso momento in cui affluiscono masse di lavoratori, si ha una demolizione in massa delle abitazioni per loro. Di qui l’improvvisa penuria di case per i lavoratori e dei locali per il piccolo commercio e la piccola industria, che contano su una clientela operaia. In città sorte a tutta prima come centri industriali questa miseria è pressoché ignota. Così a Manchester, Leeds, Bradford, Barmen-Elberfeld. Per contro a Londra, Parigi, Berlino, Vienna si presenta una forma acuta e perdura, facendosi per lo più cronica. Fu appunto questo acuto bisogno di abitazioni, questo sintomo della rivoluzione industriale che si andava compiendo in Germania, che riempì la stampa di allora di articoli sulla “questione della casa” e offrì il destro a ciarlatanerie sociali d’ogni sorta (F. Engels “La questione delle abitazioni” 1887)
Anche oggi, in occidente (ma non solo) mancano le case a prezzi accessibili, sia in proprietà che in locazione, e questo rappresenta un grave problema sociale ed assieme un problema di competitività, limitando la mobilità per lavoro ed istruzione (CFR.
https://www.soloriformisti.it/laccessibilita-economica-allabitazione/
È diventata questione politica centrale che spinge al successo (vedi elezione del sindaco Mamdani a New York) o provocare cadute di governi (il premier Sanchez in Spagna).
Le tensioni sul mercato delle abitazioni nascono per lo scontro, come tra faglie nei terremoti, tra una domanda di abitazioni in forte crescita e differenziazione e un’offerta rigida, che non riesce a tenere il passo.
Se ne occupano le grandi organizzazioni internazionali, l’Unione Europea, i governi nazionali, le regioni ed i comuni spinti dalla sollecitazione dei sindacati e dalla mobilitazione organizzata dei cittadini con i loro comitati, le leghe degli inquilini e le organizzazioni dei piccoli proprietari come della grande proprietà edilizia, senza trascurare le associazioni imprenditoriali e le imprese delle costruzioni.
Alcuni sommari dati per la Toscana
Ecco alcuni numeri per la Toscana: le abitazioni totali sono pari a 2,1 milioni di unità, di cui poco più di 1,5 milioni risultano occupate da nuclei residenti. Il 72% delle famiglie vive in una casa di proprietà. Il 19% delle abitazioni occupate è concesso in locazione a lungo termine. Il rimanente 9% è occupato ad altro titolo.
L’edilizia residenziale pubblica conta 50.130 alloggi ERP complessivi, un dato sostanzialmente fermo nel tempo. L’età media degli immobili è di circa 51 anni, con oltre la metà degli edifici costruiti prima degli anni ’70, con rilevanti necessità di manutenzioni ed efficientamento energetico. 1.500 alloggi risultano sfitti per carenze manutentive.
Le famiglie sono quasi 1,7 milioni, dei quali oltre un terzo (37,5%) sono famiglie unipersonali. Sono oltre 25.000 le coabitazioni di nuclei diversi sotto lo stesso tetto.
Gli sfratti in Toscana nel 2024 si sono avvicinati a 2.500 provvedimenti, circa l’80% per morosità ed il 20% per finita locazione.
È esplosa, in tempi recenti, la destinazione di abitazioni ad affitti brevi turistici che sottrae case alla residenza stabile: un recente censimento ha contato circa 61.000 locazioni turistiche attive sul territorio regionale, equivalenti a oltre 304.000 posti letto
È caduta verticalmente l’offerta sul mercato di abitazioni di nuova costruzione, conformi ai sempre più stringenti requisiti richiesto da una normativa in continua evoluzione, mentre l’offerta di abitazioni provenienti da recupero dell’edificato esistente procede col contagocce.
Le opinioni degli stakeholder
Solo Riformisti ha deciso di intervistare un gruppo qualificato di stakeholder, di testimoni privilegiati che commenteranno la situazione del mercato in Toscana, le misure che sarebbero necessarie per soddisfare la domanda sia del mercato libero sia quella dei cittadini economicamente più deboli, valutando anche i programmi e le azioni annunciate a i diversi livelli di governo del paese, dall’amministrazione statale a regioni e comuni.
Iniziamo con Cecilia Del Re, avvocato, consigliera comunale a Firenze dove ha ricoperto anche l’incarico di Assessore all’Urbanistica.
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