Esiste un nuovo catechismo a sinistra, quello del pensiero unico e lo si arguisce da quel tratto comune che unisce le ultime polemiche su De Gregori, il caso Erri De Luca, e l’ennesima celebrazione culturale trasformata in sermone politico, il monologo della Cortellesi. La verità è che la sinistra culturale non tollera più chi non si schiera e quando qualcuno non si allinea, scatta la scomunica, la censura, l’attacco.
È successo con De Gregori, colpevole di non inginocchiarsi davanti alla narrazione dominante. È successo con Erri De Luca, che ha osato dire a Gaza non c’è stato nessun genocidio e che la libertà di pensiero vale più dell’applauso facile.
E tutto ciò succede puntualmente ogni volta che un artista, un intellettuale, un musicista non recita il copione del momento.
La regola è molto semplice:
- se non ti schieri, sei un problema.
- Se non ti adegui, sei un traditore.
- Se non ti allinei, sei “da correggere”.
Il caso Cortellesi dimostra contro ogni ragionevole dubbio come la cultura diventa catechismo.
Paola Cortellesi è indubbiamente un talento enorme e questo nessuno lo mette in dubbio ma negli ultimi tempi sembra aver abbracciato un ruolo diverso, non più quello dell’artista ma di sacerdotessa del nuovo moralismo progressista.
Il suo film ha avuto un successo enorme, meritato.
Ma il successo, si sa, può trasformarsi in investitura e così, sul palco del 2 giugno, la narrazione è diventata predica:
liberazione, patriarcato, diritti, emancipazione… tutto giusto, tutto sacrosanto.
Peccato per un dettaglio.
Tra le donne che hanno fatto la storia della Repubblica, ne è stata dimenticata una.
La prima Presidente del Consiglio. Giorgia Meloni.
Che piaccia o no, è un fatto storico.
Non averla citata non è stata una svista ma una scelta, una scelta che rivela una cosa sola:
la cultura “impegnata” non celebra tutte le donne ma solo le donne che la pensano come lei.
È lo stesso meccanismo che ha colpito De Gregori:
non hai detto ciò che volevamo?
Allora sei “superficiale”, “reazionario”, “non allineato”.
È lo stesso meccanismo che ha colpito Erri De Luca: non ti inginocchi davanti al dogma? Alla narrazione di Israele criminale e genocida?
Allora sei “scomodo”, “inopportuno”, “da censurare”.
Ed è lo stesso meccanismo che colpisce chiunque non reciti il rosario del momento: pace selettiva, indignazione selettiva, femminismo selettivo, memoria selettiva.
La libertà di pensiero che un tempo valore fondante della sinistra oggi sembra essere diventata un optional o peggio ancora, un fastidio.
Diciamocelo con onestà intellettuale: il vero problema oggi è che l’intellighenzia non tollera la realtà e la cosiddetta intellighenzia progressista non sopporta che la realtà non coincida con la propria narrazione.
Una donna al governo?
Scomoda. Meglio ignorarla.
Un artista che non si schiera?
Pericoloso. Meglio attaccarlo.
Uno scrittore che non recita il copione? Imbarazzante. Meglio silenziarlo.
Il risultato è un paradosso grottesco, e cioè che chi predica inclusione pratica esclusione, chi parla di libertà impone conformismo, chi si dice pluralista non tollera il dissenso.
La conclusione è che il nuovo conformismo veste di nero, non di grigio perché il problema non è Paola Cortellesi come artista.
Il problema è il ruolo che una certa cultura pretende di assegnarsi: custode della morale e della verità, arbitro del bene, giudice del pensiero altrui.
E allora sì, viva De Gregori.
Viva Erri De Luca e viva anche Giorgia Meloni, viva chi non si inginocchia davanti al pensiero unico, chi non ha paura di essere libero perché oggi, nel mondo della cultura, la vera ribellione è <<non obbedire>>.
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LETTERA APERTA A MATTEO RENZI SU POLITICA ESTERA
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