In data “Lì 25 aprile 2026” è morto “IL XXV APRILE”? No, molto prima. Il 27/28 marzo 1994 Berlusconi vinceva le sue prime elezioni. Iniziava la Seconda Repubblica. Quasi un mese dopo, il 25 aprile appunto, centinaia di migliaia di ombrelli sfilarono a Milano sotto un diluvio universale contro il “Cavaliere Nero”. Si era fatto vedere persino Umberto Bossi. Fino ad allora il 25 Aprile era stata la manifestazione del CLN, ora diventato “arco costituzionale”.
Nei primi anni ’70 la sinistra extraparlamentare o teneva un corteo separato o entrava in quello del CLN, scandendo ad alta voce che “la Resistenza è rossa, non è democristiana!”. Era subalterna a quella corrente dei partigiani comunisti, che già Togliatti aveva definito “partigianume”, secondo i quali i cattolico-Dc avevano sabotato l’esito rivoluzionario finale.
Dal 25 aprile 1994 il XXV APRILE è diventato di sinistra e l’ANPI, a partigiani quasi tutti morti, lo ha trasformato in proprietà privata. L’ANPI oggi è una prateria dove si aggirano nostalgici e reduci del PCI e della sinistra extra-parlamentare, gretathunberghiani, pro-palisti e flottilleros, filo-putiniani, anti-israeliani che tollerano gli Ebrei, solo se non abitano in Israele, tutti quanti uniti da un antiamericanismo/anticapitalismo patologico: quelli che… “Fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dall’Italia”, oggi straniti perché Trump tende ad essere d’accordo con loro, quelli che…”Israele è l’avamposto dell’imperialismo in Medio oriente”, quelli che “… il fascismo eterno sta rialzando la testa”.
Dunque, sì, il XXV APRILE è morto, non è più una Festa nazionale, non è più il luogo di riconoscimento reciproco tra forze democratiche. E benché prima Gianfranco Fini nel 1995 e oggi ripetutamente Giorgia Meloni abbiano condannato il fascismo, il nazismo, l’antisemitismo, quel magma confuso che oggi si fa chiamare “campo largo” rifiuta rabbiosamente di prenderne atto. La Meloni è “fascista” e guai se cambia!
Ci resta la Festa della Repubblica. Che, occorre ricordarlo ai sedicenti “nuovi partigiani”, è nata perché gli Alleati lasciarono qui in Italia oltre 60 mila morti, che oggi riempiono di struggenti croci bianche i loro Cimiteri di guerra. Tra i quali anche i caduti della Brigata ebraica. La Resistenza di una minoranza di Italiani ha dato alla Liberazione dal nazifascismo non solo un significativo contributo militare – con suoi oltre 50 mila morti -, ma, soprattutto, ha offerto il volto risorgimentale di un’altra Italia, falsificando, almeno in parte, lo sberleffo di W. Churchill, che aveva fatto dell’ironia sul numero degli abitanti italiani: “Possibile che gli Italiani siano diventati 90 milioni tra il 1943 e il 1945?”. Sì, rispondeva, perché 45 milioni sono fascisti e 45 milioni sono antifascisti.
Perché, oggi, questa rottura del CLN e il rinserramento della sinistra in una “ridotta valtellinese antifascista”? Non si tratta del ritorno del vetero-sovietismo dell’ala partigiana del PCI, della Volante rossa, del “Triangolo rosso” emiliano-romagnolo.
D’altronde le categorie teoriche non sono più né quelle del gramscismo-togliattismo, cui Berlinguer diceva di continuare ad ispirarsi, né quelle delle varianti critiche del marxismo: il luxemburghismo dei Consigli, il marxismo dei bisogni di Marcuse, il marxismo utopico di Bloch… Anche perché occorrerebbe comunque impiegare una dose elevata di pensiero per questi “-ismi”.
Oggi il pensiero egemone nella “sinistra-campo largo” è il wokismo.
L’onda è partita dagli USA negli anni ‘80, ha raggiunto poi l’Inghilterra e si è diffusa lentamente sul continente, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno… Muovendo dai Gender-studies, dagli studi post-coloniali, dalla teoria critica della razza, dai diritti onnipervasivi di tutti contro tutti, dalle diseguaglianze relative prodotte o accentuate dai processi di globalizzazione, dai limiti strutturali della democrazia liberale, dall’emergenza di tendenze illiberali, dai sogni populisti di una democrazia diretta, dal precipitare di ogni ingiustizia e diseguaglianza in un unico punto personale di intersezione – nel gergo si chiama, appunto, intersezionalismo – emerge che l’Occidente è il Male da fermare ad ogni costo.
Non solo l’Occidente di oggi. No, tutta la sua storia di colonialismi, predazioni, imperialismi deve essere mondata. E poiché la storia non si può riavvolgere, l’interpretazione sì, si può rovesciare. E la sua tradizione di pensiero deve essere purificata.
E così come nei Collegi dei preti le poesie hard di Catullo non potevano entrare nelle antologie, così Platone, Lucrezio, Dante – non apprezzava gli LGBT+! – Shakespeare, Montesquieu, Hegel, Marx ecc… ecc… non devono più essere studiati nelle scuole e nelle università. La storia dell’Occidente è male e quella d’Italia anche.
Così, una coltre di ignoranza si stende dalle Alpi al Lilibeo, soprattutto sulle giovani generazioni. Le sue conseguenze si sono viste in questi ultimi anni nelle piazze. Sentirsi un Paese in cui si pratichi il riconoscimento reciproco e si rumini pazientemente insieme la nostra storia, continua ad essere difficile. Mentre la Destra meloniana, al netto del duo Salvini-Vannacci, sta tentando un po’ “spinte” e un po’ “sponte” di costruire un polo liberal-conservatore, la sinistra-campo largo scivola verso l’illiberalismo wokista.
da ITALIA OGGI – 26 aprile 2026 e POLITICA CRITICA


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