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CNEL: RAPPORTO 2025 SU MERCATO DEL LAVORO E CONTRATTAZIONE COLLETTIVA

Analisi basata sui dati del CNEL

di Redazione Solo Riformisti | 4 Maggio 2025

TENDENZA POSITIVA OCCUPAZIONE MA ORE LAVORATE PER DIPENDENTE IN CALO DELLO 0,3%

Malgrado la tendenza positiva, che prosegue da tre anni, non si possono tralasciare valutazioni critiche circa la qualità della occupazione, che dipende dalle tipologie contrattuali utilizzate, dalle ore lavorate nell’arco dell’anno, dalla diffusione del part time involontario. Rispetto al 2023 le ore lavorate per dipendente sono diminuite dello 0,3%, con una diminuzione più marcata nell’industria (-1,1%) e un lieve aumento nei servizi (+0,2%). Lo sottolinea il XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva. Rispetto alle stime ISTAT va tenuto conto – si legge nel Rapporto – che vengono conteggiati nei tassi di occupazione anche i periodi di orientamento e formazione svolti in contesto lavorativo, come nel caso dei tirocini extracurriculari, che manifestano nel mercato del lavoro italiano criticità di utilizzo rispetto alla effettiva realizzazione della componente formativa, al pari dell’apprendistato professionalizzante che dovrebbe essere il canale di ingresso privilegiato nel mercato del lavoro.

CONTRATTI TEMPORANEI PRINCIPALE CANALE DI ACCESSO

In un quadro complessivo di crescita dell’occupazione a tempo indeterminato e di quota decrescente dello stock di occupati temporanei, i dati di flusso delle comunicazioni obbligatorie del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, riferiti al periodo gennaio-settembre 2024, informano che le attivazioni di rapporti di lavoro sono state 10 milioni e 142 mila, in crescita del 0,5% rispetto al 2023, ma di queste solo il 16% (nel 2023 il 17,2%) sono state a tempo indeterminato, mentre il resto ha riguardato contratti temporanei (tempo determinato, collaborazioni, lavoro a chiamata, stagionale, somministrazione). I contratti temporanei sono oramai consolidati come il principale canale di accesso al lavoro e il loro utilizzo si dimostra significativamente correlato con il ciclo economico. È quanto evidenzia il XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva.

LAVORO. CNEL: ANCORA ELEVATO IL PART-TIME INVOLONTARIO

Permane elevato in Italia – sottolinea il XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva – il numero di occupati con forme di part-time involontario che, sebbene in calo negli ultimi anni, riguardano ancora la maggior parte dei lavoratori, specie la componente femminile, assunti a tempo parziale, collocando l’Italia sopra la media europea (29,8% a fronte della media UE 27,9%). Sempre in riferimento alla qualità dell’occupazione, da monitorare è anche il fenomeno del lavoro autonomo non genuino, attraverso l’utilizzo di contratti di collaborazione e partite IVA organizzate con orari di lavoro fissi e in regime di mono-committenza.

BASSISSIMA PARTECIPAZIONE DONNE TRA LE PRINCIPALI CRITICITÀ

Il XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva segnala come rispetto alla media europea nel 2024 il tasso di occupazione italiano risulti il più basso d’Europa, inferiore di 8,6 punti percentuali e di 12,9 in relazione alla sola componente femminile. Il tasso di occupazione del 62,2 calcolato nella media 2024 è pari a 71,1 per la componente maschile e a 53,3 per quella femminile. Il divario è elevatissimo anche nel tasso di inattività: 24,4% per gli uomini e 42,4% per le donne. La bassissima partecipazione al lavoro delle donne rimane una delle più importanti criticità del mercato del lavoro italiano.

FORTI DIVARI TERRITORIALI

Altrettanto critico è l’andamento dei tassi di occupazione letti in una prospettiva territoriale, con un tasso di occupazione del 69,7% nel Nord del Paese, del 66,8% nel Centro Italia e del 49,3% nel Mezzogiorno. Il Mezzogiorno resta quindi l’area con il più basso tasso di occupazione, inferiore di 12,9 punti percentuali rispetto al tasso nazionale, l’area con il più alto tasso di disoccupazione (11,9%) e di inattività (43,9%) soprattutto della componente femminile. È quanto si legge nel XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva.

LAVORO. CNEL: INATTIVITÀ AL 33,4%

Desta particolare attenzione – sottolinea il XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva – l’elevato numero di italiani inattivi: si tratta del 33,4% della fascia di persone in età di lavoro, di cui 7,8 milioni sono donne. Rispetto alla media europea, il tasso di inattività riferito alla popolazione italiana con età compresa tra i 15 e i 74 anni è superiore di 7,5 punti percentuali (Italia 42,2%, Europa 34,7% nel 2024).

NUMERO NEET FRA I PIÙ ALTI IN EUROPA MA SI REGISTRA RILEVANTE RIDUZIONE

Nel 2024 i NEET, intesi come i giovani in fascia d’età compresa tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in un percorso di formazione, sono in Italia circa 1,34 milioni. Si tratta di un numero elevato, fra i più alti in Europa che, tuttavia, registra una rilevante riduzione (-4,8%) rispetto all’anno precedente. Nel 33,6% dei casi la popolazione dei NEET comprende i disoccupati, mentre nel 66,4% si tratta di inattivi, dei quali il 33,9% non cerca attivamente lavoro e il restante 32,5% costituisce le cosiddette “forze di lavoro potenziali”, costituite dagli inattivi disponibili a lavorare ma non alla ricerca attiva di un’occupazione e dagli inattivi che cercano un’occupazione ma non disponibili immediatamente. È quanto evidenzia il XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva.

INCIDENZA NEET PIÙ CHE DOPPIA AL SUD RISPETTO AL NORD

Il fenomeno NEET si verifica nelle regioni del Sud con una incidenza più che doppia rispetto a quelle del Nord e, per quanto in corrispondenza del possesso della laurea sia ovunque più basso il numero dei NEET, anche fra i laureati al Sud il valore rimane elevato con il 17,7% contro il 12,7% del Centro e il 7,9% del Nord. L’incidenza più alta di NEET si riscontra per i diplomati con un dato complessivo in Italia del 17,8% (26,8% al Sud, 15,7% al Centro e 11,5% al Nord). La fascia di 15-29enni con un titolo di studio fino alla licenza media registra un’incidenza che si attesta al 21% al Sud, al 9,4% al Centro e al 8,5% al Nord. È quanto evidenzia il XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva.

LAVORO. CNEL: TASSO OCCUPAZIONE GIOVANI AL 68,7% MA CRITICITÀ SU FORMAZIONE E APPRENDISTATO

Il tasso di occupazione – si legge nel XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva – tra le persone di età compresa tra i 25 e i 34 anni è aumentato dal 68,1% del 2023 al 68,7 del 2024, mentre il rispettivo tasso di inattività è aumentato dal 24% al 24,4% nello stesso periodo. Per quanto riguarda la fascia di età fra i 15 e i 24 anni il tasso di occupazione è diminuito al 20,4% del 2023 al 19,7% del 2024, mentre il rispettivo tasso di inattività è aumentato 73,6% al 75,3% nello stesso periodo. Relativamente alla componente giovanile permangono rilevanti criticità legate alla durata troppo lunga della transizione dalla scuola al lavoro, all’uso improprio dei tirocini formativi e di orientamento extracurriculari, alla ancora limitata diffusione di consolidati percorsi duali di formazione e lavoro, al basso utilizzo dell’apprendistato, alla elevata discontinuità lavorativa e alle forme di lavoro subordinato mascherate come autonomo. L’apprendistato viene troppo spesso considerato solo in funzione della riduzione del costo del lavoro e ancora poco per la sua componente formativa e di incremento della qualità e produttività del lavoro.

OSTACOLI SIGNIFICATIVI PER PERSONE CON DISABILITÀ

Le persone con disabilità – si legge nel XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva – continuano a fronteggiare ostacoli significativi nell’accesso al mercato del lavoro nonostante i progressi normativi degli ultimi anni. Si evidenzia un quadro preoccupante caratterizzato da disparità strutturali e difficoltà persistenti, che limitano le opportunità di inclusione lavorativa. Nel 2023 solo il 33% delle persone con disabilità con gravi limitazioni e il 57% di quelle con disabilità non grave risulta occupato a fronte del 62% della popolazione senza condizione di disabilità. La differenza è ancora più marcata tra i disoccupati dove le persone con disabilità rappresentano una quota significativamente più alta, rispettivamente 16,6% e 14,4% rispetto a quelle senza condizione di disabilità 12% (dati Istat 2023). Inoltre, il fenomeno dei ritiri precoci dal lavoro colpisce in misura maggiore le persone con disabilità grave con una percentuale quasi tripla rispetto agli altri lavoratori: 5,7% rispetto a quelle senza limitazioni 2,3%.

DUE TERZI DEI GIOVANI CON DISABILITÀ NON LAVORANO NÉ STUDIANO

La condizione dei giovani con disabilità è particolarmente critica con due terzi di loro che non lavorano né studiano, a fronte di una percentuale molto più bassa tra i coetanei senza condizione di disabilità. L’assenza di politiche efficaci rischia di compromettere irrimediabilmente il futuro di un’intera generazione. Per affrontare queste criticità servono interventi concreti a partire da investimenti mirati nella formazione incentivando le aziende a creare ambienti lavorativi più inclusivi e promuovere condizioni contrattuali che garantiscano pari opportunità. È quanto evidenzia Il XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva.

INFORTUNI IN LIEVE DIMINUZIONE, MA AUMENTANO QUELLI MORTALI

Nel corso del 2024 risultano in aumento le denunce per malattia professionale (+15.745 pari al 21,60%), che si aggiungono all’aumento del 2023 (+12mila, quasi il 20%). Gli infortuni denunciati all’INAIL nel corso del 2024 sono invece risultati in ulteriore lieve diminuzione (-3.453 lo 0,7%) rispetto al 2023 già in calo rispetto del 16% rispetto al 2022 (-112mila). A livello nazionale, i dati evidenziano un calo, in particolare, delle denunce di infortuni avvenuti in occasione di lavoro (-19%, 8mila in valore assoluto), mentre risultano in aumento (+5%, +4,5mila) quelle relative a infortuni in itinere, avvenuti nel tragitto tra casa e posto di lavoro. Concentrando l’attenzione sui casi mortali denunciati all’INAIL, i dati provvisori del 2024 mostrano un aumento del 4,7% rispetto all’anno precedente, da 1.029 a 1077. A crescere maggiormente sono quelli in itinere da 239 a 280 mentre quelli in occasione di lavoro aumentano di 7 casi da 790 a 797. È quanto evidenzia Il XXVI Rapporto del CNEL sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva.

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Pubblicato in : Economia

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