• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla nostra newsletter

  • Facebook
Solo Riformisti

Solo Riformisti

Uno spazio aperto al confronto, civile e concreto, e un’occasione di riflessione. Per restare ancorati alla realtà, senza rinunciare agli ideali, per rifiutare le posizioni ideologiche, per riaffermare i valori democratici.

  • Solo Riformisti
  • Politica
  • Economia
  • Esteri
  • Cultura
  • Opinioni
  • Archivio articoli

 Il flop delle sanzioni

di Il tocco di Alviero | 27 Febbraio 2024
Russian President Vladimir Putin addresses a meeting of the leaders of the Collective Security Treaty Organization (CSTO) at the Kremlin in Moscow, Russia, Monday, May 16, 2022. (Alexander Nemenov/Pool Photo via AP)

Il 24 febbraio 2022 la Russia invadeva l’Ucraina, puntando direttamente su Kiev, da sempre considerata la culla della civiltà russa. Negli stessi giorni Putin aveva già riconosciuto le repubbliche separatiste del Donbass (Donetsk e Lugansk) situate sul territorio ucraino e otto anni prima (2014) si era annesso la penisola di Crimea, nel silenzio (o peggio disinteresse) del mondo occidentale. A distanza di due anni da quel fatidico giorno, ci troviamo ancora disorientati da questa guerra che ancora non comprendiamo e ora anche distratti da un conflitto, come quello israeliano, che per ragioni storiche e culturali avvertiamo più insidioso.

Questa rubrica ha sempre cercato di tenersi al di fuori dai giudizi di merito, (e continuerà a farlo) ma ha sempre indagato le conseguenze economiche che prima il conflitto ucraino e poi quello israeliano hanno determinato a livello mondiale.

Il conflitto ucraino è stato infatti il detonatore per una spirale inflattiva mondiale da cui, solo oggi, riusciamo faticosamente ad imboccare la via d’uscita e il continente europeo è stato il più colpito, pagando il fio di essersi legato “mani e piedi” all’ex alleato russo.

Ma se le fonti energetiche sono state faticosamente e costosamente sostituite, a distanza di due anni appare chiaro il mezzo fallimento di tutte l’insieme di sanzioni economiche che sono state applicate e che, almeno negli intenti, avrebbero dovuto fiaccare prima e poi piegare l’economia della Russia e spingerla a una completa revisione nella politica militare.

Più volte ho parlato degli effetti delle sanzioni in questa rubrica (ricordo “Guerra e Pace” del 5 marzo 2022 e “Il folle costo della guerra” del 20 marzo 2022), ma riassumo anche oggi i principali: l’esclusione dal circuito Swift degli istituti di credito russi, il congelamento di beni e proprietà di alcuni oligarchi e delle riserve in valuta estera dello Stato e un massiccio ridimensionamento del traffico commerciale da e per verso la Russia.

A giudicare però dai dati appena pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale, queste sanzioni non hanno funzionato: il PIL russo è atteso in crescita del 2,6% nel 2024 (una crescita tripla rispetto all’Europa al +0,9% e superiore agli USA al +2,1%). Il dato russo per il 2024 confermerebbe anche l’ottimo risultato già raggiunto nel 2023 (+ 3,0%).

Le ragioni di questo exploit potrebbero essere due: da una parte il forte intervento pubblico di stimolo in quella che è diventata, a tutti gli effetti, una economia di guerra, dall’altra parte la buona tenuta dell’export russo (soprattutto energia, metalli e fertilizzanti).

Ma se la spesa pubblica potrebbe non sostenere nel lungo termine l’economia russa, la tenuta dell’export è un effetto dell’insuccesso delle sanzioni applicate.

Sono infatti tre (a mio avviso) le ragioni di questo fallimento occidentale.

La prima, come detto, è legata appunto alla tenuta dell’export russo. Molti Paesi energivori hanno fiutato la opportunità di potersi sostituire alle potenze europee nell’accaparramento del gas, contrattando con la Russia un prezzo di “favore”. È il caso di India, Cina e Turchia, che hanno potuto così favorire le loro industrie e hanno salvato la bilancia commerciale russa.  Ma è anche il caso del Sudamerica per i fertilizzanti, o l’Africa per le armi. Non solo, molti Paesi occidentali hanno continuato a comprare risorse energetiche dal Cremlino, triangolando tali acquisti con Paesi terzi.

Anche il rublo inizialmente sotto pressione ha largamente recuperato terreno. L’inflazione dovrebbe scendere al 4,5%, dopo che la Banca centrale ha alzato i tassi d’interesse fino al picco del 15%.

La seconda ragione è di carattere politico: fin dalle prime votazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite era palese che non tutti volessero tenere atteggiamenti di rigidità con la Russia, astenendosi nelle votazioni e rimanendo neutrali. Molti Paesi (soprattutto quelli più poveri e dipendenti dal gas russo) non volevano compromettere i rapporti con lo Zar e vedevano nel conflitto ucraino un mero problema europeo.

La terza ragione è riferibile alla peculiarità della società e dell’economia russa, da sempre piuttosto “chiusa”. L’enorme sforzo finanziario per sostenere la guerra è stato sostenuto a discapito delle pensioni, degli stipendi dei dipendenti pubblici, della manutenzione delle infrastrutture e dell’edilizia, ma il tasso di disoccupazione è rimasto basso (grazie alla leva obbligatoria e ai tanti dissidenti che hanno lasciato il Paese). In un Paese in cui non esiste né libertà di parola, né di stampa e vige una esasperata propaganda politica, tutte le possibili rivolte sono state soffocate sul nascere, cristallizzando il sistema di governo in essere. E qui si spiega il grande errore del “fronte occidentale”, che ha ciecamente creduto che l’applicazione di sanzioni economiche e qualche fornitura militare a Kiev, bastassero per sgretolare il fronte di consenso interno verso lo Zar.

Inoltre, il crollo del regime russo dato più volte per imminente non si è mai realizzato, indebolendo anche l’alleanza atlantica con gli USA, che nel caso di vittoria di Trump, avranno buon gioco a defilarsi da una guerra lontana, costosa e non di certo strategica come quella in Medio Oriente.

Insomma, sul piano militare la guerra è in stallo, le sanzioni economiche sono state un flop e l’alleanza atlantica si è indebolita e l’avvicinamento dei Paesi scandinavi alla NATO è solo un parziale successo. Converrà allora lavorare tutti per una pace veloce e giusta, anche se dovesse passare per privazioni territoriali importanti per l’Ucraina. Bisogna farlo prima che l’immagine della Unione Europea possa uscirne del tutto compromessa, risvegliando a livello nazionale pericolosi focolai populisti: la storia recente ci dovrebbe aver insegnato che è una strada pericolosa, quanto masochista.

Please follow and like us:
error
fb-share-icon
Tweet
fb-share-icon
Pubblicato in : Nuvole e mercati

Info Il tocco di Alviero

Alviero Laureato con lode in Economia e alunno dell’Almo Collegio Borromeo, ha studiato e lavorato per alcuni anni all’estero. Master post laurea in “Contabilità e Finanza”, esperto di consulenza finanziaria e gestione del portafoglio, è stato manager nell’area dei mercati finanziari in alcuni dei principali gruppi bancari italiani e internazionali. Docente in alcuni Master post laurea, per diletto si appassiona di arte ed è autore di numerosi studi di economia e finanza dell’arte. Autore di numerose pubblicazioni, è stato insignito della Medaglia Laurenziana per la divulgazione di contenuti tematici innovativi a livello nazionale e vincitore del Premio Spoleto Festival Art 2016. Si interessa anche di politica, ma non ha vinto nessun premio. Ha una compagna e due figli che gli danno molta soddisfazione, a differenza della sua squadra del cuore… ma si sa che il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

Post precedente:Tutte le bugie di Mosca
Post successivo:Una lista per l’Europa

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra newsletter

Leggi anche

“BANCHE, CREDITO E FLUTTUAZIONI ECONOMICHE”Discorso di Ben S.  Bernanke alla consegna del Premio Nobel per l’Economia 2022

23 Ottobre 2024 | Bernard S. Bernanke

STATO, MERCATO E COOPERAZIONE: LA SINTESI INNOVATIVA POSSIBILE

4 Ottobre 2024 | Amedeo Lepore

SPECIALE QUARTA REPUBBLICA: IN RICORDO DEL 7 OTTOBRE 2023

5 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

OCCIDENTE IN CRISI? LA SOLUZIONE È NON CERCARE “LA” SOLUZIONE

4 Ottobre 2026 | Danilo Breschi

“IL GENOCIDIO” DATO IN PASTO AI BAMBINI”: LA PACE A SENSO UNICO DEL SINDACO DI PISTOIA

2 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

GOVERNARE LA GLOBALIZZAZIONE LA VERA SFIDA PER IL FUTURO

2 Ottobre 2026 | Amedeo Lepore

CON TROPPI IMMIGRATI, LE SCUOLE DIVENTANO GHETTI

2 Ottobre 2026 | Giovanni Cominelli

Ultimi commenti

  • Zeffiro Ciuffoletti su CHI HA SCELTO E CHI NO
  • Francesca su REINDUSTRIALIZZARE: UNA A SFIDA CHE SI PUO’ VINCERE (ANCHE IN TOSCANA) [16]
  • Roberto Casula su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto Catazano su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto su IL BIVIO FATALE DEL PD
  • Alessanro Tosi su SANITÀ, È ORA DI CAMBIARE
  • Renato Campinoti su TOSCANA, AUREA MEDIOCRITAS? [4]
  • Redazione Solo Riformisti su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • MARIELLA su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • Renzo Fagioli su LE DIFFICOLTÀ DELLA TOSCANA [3]

Solo Riformisti

PARTECIPA

Chi vuole può partecipare con articoli, suggerimenti, idee. Scriveteci a: redazione@soloriformisti.it.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

VAI AL FORM DI ISCRIZIONE

LINK RAPIDI

  • Accesso autori
  • Utilizzo dei Cookies

Seguici su Facebook

Segui la nostra pagina su Facebook

  • Facebook

SoloRiformisti.it. Periodico di area riformista del Circolo SoloRiformisti. | E-Mail: redazione@soloriformisti.it

We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue to use this site we will assume that you are happy with it.