• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla nostra newsletter

  • Facebook
Solo Riformisti

Solo Riformisti

Uno spazio aperto al confronto, civile e concreto, e un’occasione di riflessione. Per restare ancorati alla realtà, senza rinunciare agli ideali, per rifiutare le posizioni ideologiche, per riaffermare i valori democratici.

  • Solo Riformisti
  • Politica
  • Economia
  • Esteri
  • Cultura
  • Opinioni
  • Archivio articoli

Miti e illusioni dei contratti a termine

I contratti a termine, allungati dal Decreto Primo Maggio e in continua riduzione, accendono le tensioni tra Governo, sindacati e sinistra ma “pensare di ostacolarli per legge o obbligare le aziende ad assumere sempre a tempo indeterminato, è patetico”. Ecco perché ed ecco perché il modello spagnolo non è affatto tutto oro

di Claudio Negro | 18 Maggio 2023

Non è che siamo entusiasti del Decreto “1° Maggio” della Meloni, ma vorremmo indugiare su uno dei suoi aspetti che ha collezionato più critiche: la disciplina dei contratti a termine. Non perché li riteniamo in quanto tali una risorsa “magica” (anche se in determinate situazioni, come per esempio la ripresa dopo una crisi, hanno una funzione non marginale) ma perché sono strutturalmente connaturati ad un mercato del lavoro sano. Possono essere incentivati o disincentivati, a seconda delle scelte di politica economica. Ma pensare di ostacolarli per legge, e pensare di obbligare così le aziende ad assumere a tempo indeterminato, è patetico come pensare di fissare l’imponibile di mano d’opera. Peraltro, nonostante i toni apocalittici usati da alcuni dirigenti sindacali, il numero dei contratti a termine continua a calare mentre aumenta quello dei contratti stabili: i dipendenti permanenti in un anno sono aumentati di 515 mila unità (+3,5%), a fronte di una forte riduzione dei dipendenti a tempo determinato di 143 mila unità (-4,6%), che tornano a scendere sotto i 3 milioni.

Il Governo è intervenuto per allungare la durata dei contratti a termine che potranno arrivare a 24 mesi o anche più.

In realtà l’effetto più evidente del provvedimento è quello di incentivare l’allungamento della durata dei contratti a termine, che più agevolmente possono arrivare a 24 mesi e in determinate occasioni anche più. E qui interviene la discriminante ideologica: non potendo reiterare il contratto a termine, l’Azienda lo trasformerebbe in stabile? Se non lo fa, perché l’esperienza col dipendente non la ha convinta oppure perché non vuole gonfiare gli organici in pianta stabile, non sarà certo il divieto di prorogarlo a costringerla. In compenso c’è da dire che l’approccio inteso a rendere sempre più breve e non rinnovabile il contratto a termine peggiora le condizioni dei lavoratori cui si applica, ai quali un contratto di 24 o 36 mesi serve assai di più di uno breve.

È opportuno notare che un contratto a termine prorogabile fino a due anni comincia ad assomigliare molto ad un contratto stabile: sia perché se dura così tanto è probabile che si trasformi in stabile: il tasso di trasformazione dei contratti a termine in stabili è in effetti in aumento (quasi il 12% rispetto al 9% del 2021); sia perché la durata di fatto dei contratti a tempo indeterminato è piuttosto bassa, soprattutto in tempi di dimissioni volontarie: circa il 30% viene risolto entro i primi 12 mesi. Il contratto a tempo indeterminato non incarna più il lavoro “a vita” dei bei tempi del taylorismo e del laborismo. E del resto anche nella mitica realtà spagnola, tanto cara a sindacati e sinistra politica, c’è un elemento di “desencanto”: è vero che il contratto a termine è stato molto limitato ma in compenso il contratto stabile è destabilizzato; infatti, il licenziamento anche senza giusta causa è sempre possibile dietro pagamento di una penalità pari al massimo di due mensilità di retribuzione. Adottare il modello “spagnolo” significherebbe ridimensionare sostanzialmente l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori: se lo si vuole, lo si dica esplicitamente.

Il vero problema: i contratti nel comparto commercio-turismo-ristorazione

In questa spasmodica lotta ai contratti a termine “lunghi” il sindacato e la sinistra (che però ormai da tempo, prima ancora che la Schlein si manifestasse, ha dato segni palesi di non essere più del mestiere) hanno trascurato quello che è il vero problema: i contratti brevissimi nel comparto commercio – turismo – ristorazione. Che in parte sono fisiologici: pensiamo ai contratti di pochi giorni legati ad attività come promozioni-presentazioni, e che possono benissimo essere messi in regola tramite i deprecati voucher, che garantiscono emersione dal nero e contributi sociali. Ma che in altra parte, soprattutto nel turismo-ristorazione, sono provocati da una non volontà di investire in forza lavoro sul lungo periodo; si crea dunque un circuito chiuso tra domanda e offerta, dove la domanda a causa appunto della scelta di non investire sul futuro propone contratti a termine, part time e molto spesso sottopagati e l’offerta più qualificata gira di conseguenza al largo. In buona parte ciò è provocato dall’enorme presenza di microaziende e in generale dal sottodimensionamento delle imprese di questi settori.

Il settore turistico: un’area di sofferenza reale e definita

Un dato preso dall’osservatorio Excel – Anpal relativo alle previsioni per il quinquennio 2023-27: la perdita in termini economici causata dal mismatch del settore è di 7,4 miliardi annui, in assoluto la più alta di tutti i comparti; e questo a fronte di una domanda che, nel quinquennio, tra turn over e nuove assunzioni prevede oltre 750.000 avviamenti. In sostanza il comparto che tende ad occupare più forza lavoro soffre di una doppia depressione: la regolamentazione tramite i CCNL è solo parziale, la domanda supera sempre l’offerta ma questo non provoca aumenti delle retribuzioni; non funziona la contrattazione collettiva, ma neanche le leggi di mercato. Se fosse una nicchia del mercato del lavoro potrebbe essere un interessante oggetto di studio, ma su queste dimensioni diventa un problema grosso che si pone alle parti sociali ed al governo. Un’area di sofferenza reale e definita, che richiede risposte concrete, ben al di là delle lamentazioni retoriche sull’immaginario flagello biblico del precariato.

Please follow and like us:
error
fb-share-icon
Tweet
fb-share-icon
Pubblicato in : Economia

Info Claudio Negro

nato a Como nel 1950 ha fatto il Liceo scientifico e poi Sociologia a Trento. Ha militato nel PSI e passata quasi tutta la vita professionale nella UIL. E’ stato segretario generale della UIL di Como e successivamente è passato alla Direzione nazionale dove ha ricoperto la carica di responsabile dell’ufficio Politiche industriali con Giorgio Benvenuto. Ha ricoperto l’incarico di segretario nazionale dei Chimici e poi è tornato in Lombardia con la responsabilità di segretario generale aggiunto della UIL di Milano e della Lombardia. E’ in pensione dal 2017 e collabora, scrivendo di lavoro e di politica, con la Fondazione Anna Kuliscioff e con il Centro Studi Itinerari Previdenziali.

Post precedente:Kazakistan, prossimo nemico da sistemare?
Post successivo:L’incredibile caso Mori

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra newsletter

Leggi anche

“BANCHE, CREDITO E FLUTTUAZIONI ECONOMICHE”Discorso di Ben S.  Bernanke alla consegna del Premio Nobel per l’Economia 2022

23 Ottobre 2024 | Bernard S. Bernanke

STATO, MERCATO E COOPERAZIONE: LA SINTESI INNOVATIVA POSSIBILE

4 Ottobre 2024 | Amedeo Lepore

SPECIALE QUARTA REPUBBLICA: IN RICORDO DEL 7 OTTOBRE 2023

5 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

OCCIDENTE IN CRISI? LA SOLUZIONE È NON CERCARE “LA” SOLUZIONE

4 Ottobre 2026 | Danilo Breschi

“IL GENOCIDIO” DATO IN PASTO AI BAMBINI”: LA PACE A SENSO UNICO DEL SINDACO DI PISTOIA

2 Ottobre 2026 | Redazione Solo Riformisti

GOVERNARE LA GLOBALIZZAZIONE LA VERA SFIDA PER IL FUTURO

2 Ottobre 2026 | Amedeo Lepore

CON TROPPI IMMIGRATI, LE SCUOLE DIVENTANO GHETTI

2 Ottobre 2026 | Giovanni Cominelli

Ultimi commenti

  • Zeffiro Ciuffoletti su CHI HA SCELTO E CHI NO
  • Francesca su REINDUSTRIALIZZARE: UNA A SFIDA CHE SI PUO’ VINCERE (ANCHE IN TOSCANA) [16]
  • Roberto Casula su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto Catazano su LA TOSCANA SI PUÒ REINDUSTRIALIZZARE MA NON SARÀ FACILE [14]
  • Roberto su IL BIVIO FATALE DEL PD
  • Alessanro Tosi su SANITÀ, È ORA DI CAMBIARE
  • Renato Campinoti su TOSCANA, AUREA MEDIOCRITAS? [4]
  • Redazione Solo Riformisti su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • MARIELLA su La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre
  • Renzo Fagioli su LE DIFFICOLTÀ DELLA TOSCANA [3]

Solo Riformisti

PARTECIPA

Chi vuole può partecipare con articoli, suggerimenti, idee. Scriveteci a: redazione@soloriformisti.it.

Rimani aggiornato

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

VAI AL FORM DI ISCRIZIONE

LINK RAPIDI

  • Accesso autori
  • Utilizzo dei Cookies

Seguici su Facebook

Segui la nostra pagina su Facebook

  • Facebook

SoloRiformisti.it. Periodico di area riformista del Circolo SoloRiformisti. | E-Mail: redazione@soloriformisti.it

We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. If you continue to use this site we will assume that you are happy with it.