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Il Recovery è il nuovo Piano Marshall?

di Il tocco di Alviero | 1 Marzo 2021

Sono molti quelli che pensano che il Recovery Fund sia la panacea dei nostri problemi e ancora di più sono quelli che lo definiscono un nuovo Piano Marshall. Ma siamo sicuri che è corretto l’accostamento? Ci sono di certo molte analogie. Ad esempio, in entrambi i casi è stata una decisione politica (dell’America allora e dell’Europa oggi) a determinare un mix di aiuti economici e prestiti per risollevare il continente europeo da una guerra allora e da una pandemia oggi. Allora come oggi ci furono un sacco di polemiche prima di accettarlo, e allora come oggi si chiedeva ai singoli Stati di utilizzare le risorse ricevute per sviluppare al massimo gli investimenti. Allora, in Italia, l’IRI avrebbe dovuto svolgere un ruolo di propulsore rispetto alla “pigrizia” del capitale privato, oggi lo Stato deve farsi da garante per aumentare la capacità produttiva e occupazionale e modernizzare il Paese.

Allora l’America si muoveva per opportunità di carattere politico: faceva paura il fronte comunista, ora l’Europa si muove per limitare il fronte dei sovranisti, giustificando un intervento collettivo per “non tornare sovrani nella propria solitudine” (cit.).

Ma qui finiscono probabilmente le analogie e cominciano le differenze.

Allora l’intervento americano fu in gran parte a fondo perduto, (10 miliardi di dollari di aiuti e 1,3 miliardi di prestiti), ma con una serie di implicazioni che Enaudi prima di diventare presidente Repubblica definì “una medaglia a due facce”; oggi il Recovery ( 750 miliardi di euro complessivi, di cui 390 di sovvenzioni e 360 di prestiti) è tutto debito che l’Europa si fa in casa.

Allora i Paesi interessati furono 16 (oggi 27), tutti all’interno del perimetro europeo, ad eccezione della Turchia. La quota italiana di allora fu pari ad 1,5 miliardi di dollari, (terza quota più grande dopo Gran Bretagna e Francia e più della Germania Ovest), in proporzione minore rispetto alla quota del Recovery Fund (207 miliardi di euro), tenendo anche conto della rivalutazione storica e rappresentando la quota più alta in assoluto).

L’Italia di allora scontava una forte inflazione, dovuta alla scarsità dei beni produttivi (c’era il mercato nero e la tessera annonaria), alta disoccupazione che spingeva a migrare altrove e una valuta (la lira, ma anche la am-lira pochi anni prima) molto debole; oggi l’inflazione è un ricordo lontano, abbiamo a dire il vero il problema opposto, e possiamo contare su una valuta unica, forte e condivisa. Semmai è la disoccupazione a essere simile: presto avremo numeri simili a quella emergenza storica.

Il Piano Mashall si attuò in 4 anni, Il Recovery in 6 anni. Il Piano fu impostato su 3 urgenze:  1) opere infrastrutturali, 2) crescita della occupazione e del reddito medio nazionale, 3) sostegno delle aree depresse. Furono fatti degli errori, ma complessivamente fu un successo. Il Piano favorì le basi per la creazione del c.d. triangolo industriale, venne creato il porto di Genova e le grandi aziende private, (su tutte la Fiat), ne uscirono rafforzate. I soldi non furono sprecati in salvataggi improbabili. Il Piano fu il preludio al successivo boom economico. Nessuno può sapere cosa saremmo diventati senza quell’aiuto, di certo i piani sono fatti e realizzati dagli uomini. E l’Italia trovò nei suoi imprenditori e nella sua classe dirigente gli artefici di un miracolo che ancora all’estero ci invidiano. Ma questa è storia. Dobbiamo decidere il nostro futuro, riscrivendo un nuovo piano che verrà realizzato, ancora una volta da uomini. Auguriamoci allora che nel presente, il nuovo esecutivo sappia ritrovare quell’intuito e quel coraggio per essere ancora nel mondo invidiati e non rimpianti.   

Per tutti i contenuti: www.nuvolemercati.it

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Pubblicato in : Nuvole e mercati

Info Il tocco di Alviero

Alviero Laureato con lode in Economia e alunno dell’Almo Collegio Borromeo, ha studiato e lavorato per alcuni anni all’estero. Master post laurea in “Contabilità e Finanza”, esperto di consulenza finanziaria e gestione del portafoglio, è stato manager nell’area dei mercati finanziari in alcuni dei principali gruppi bancari italiani e internazionali. Docente in alcuni Master post laurea, per diletto si appassiona di arte ed è autore di numerosi studi di economia e finanza dell’arte. Autore di numerose pubblicazioni, è stato insignito della Medaglia Laurenziana per la divulgazione di contenuti tematici innovativi a livello nazionale e vincitore del Premio Spoleto Festival Art 2016. Si interessa anche di politica, ma non ha vinto nessun premio. Ha una compagna e due figli che gli danno molta soddisfazione, a differenza della sua squadra del cuore… ma si sa che il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce.

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