“Giorgia, ma chi te lo fa fare di prenderti a bordo Vannacci e ritrovarti a fare la Presidente del Consiglio di una maggioranza che si tiene per i capricci del Generale. Per non parlare di quelli del Capitano Salvini, uno che già oggi si mette a fare le bizze in nome di Putin e che dopo le elezioni (da cui uscirà a pezzi) farà pure di peggio”.
Mentre il Campo Largo affascina il mondo con i suoi dibattiti su date, cronoprogrammi, regole delle primarie, antani e terapia tapioco, senza dimenticare le bizze da terza media di Giuseppe Conte e la sua banda del Fatto Quotidiano che non vogliono Renzi … ecco che Renzi si adopera più di altri per evitare davvero la sconfitta.
Conscio che ormai sono in pochi a credere che la legislatura si concluderà dopo l’estate e conscio che se Meloni trova l’accordo con Vannacci la partita è chiusa, il nostro cerca di sventare questa ipotesi.
E così, mentre i suoi alleati del momento sono presi nel solito psicodramma di dover passare un’ammucchiata per amore, lui lavora per la causa, facendo circolare scenari e prospettive per vedere di tenere una porta aperta sull’unico scenario che non veda perdente il Campo Largo.
Appunto quello di Meloni che non prende a bordo Vannacci. E – da quel poco e nulla che mi viene ogni tanto riferito – l’accordo tra Giorgia e il Generale è tenuto in stand by per volere della prima, mentre il secondo è più che pronto.
Giorgia ha dato ordine di tenere la linea del “per ora non se ne parla”. Intanto si procede ad accordi ed accordicchi con quei cacicchi e avventurieri locali che specie al sud si presentano come portatori di voti la cui ratio non voglio nemmeno sapere. In più una certa coperta mediatica ad attutire le uscite fascistoidi del Vannacci (che tanta gloria gli sono valse quando – soprattutto a sinistra – ogni suo peto veniva amplificato da titoli e accigliati commenti).
La linea è semplice: fare pressione su Vannacci, consumargli sotto i piedi il poco tempo a disposizione che un movimento come il suo ha davanti a sé (i fenomeni alla Vannacci son come lo yogurt, hanno la data di scadenza) ed in definitiva abbassare le sue pretese ad un tavolo di trattative che Meloni sa di dover tenere aperto. E che il Generale vorrebbe poter trovare apparecchiato oggi stesso, ma sa che dovrà attendere.
Nel mentre Renzi, seduto sullo scoglio in riva al gran pantano del Campo Largo, scioglie i capelli in un canto di sirena per Giorgia.
E la prima parte della sua lirica, quella in cui le dice “Giorgia, ma chi te lo fa fare”, è ascoltata con attenzione dalla Presidente. Perché in effetti è un ragionamento che – come spesso capita a Renzi – politicamente non fa una grinza.
È la seconda parte del canto su cui Giorgia non si fida molto e per ora rimane legata all’albero maestro della sua prospettiva di rivincere le elezioni a maggio.
Perché la seconda parte del canto di Renzi la sirena, è quella che recita più o meno così “Cara Giorgia, pareggiamo. Nessuno che arriva al premio del 42%, una maggioranza da cercare in Parlamento per sostenere un governo tecnico, tu che guidi questo percorso con piglio da statista in attesa della tua elezione a Presidente della Repubblica … pensaci Giorgia, la prima Presidente della Repubblica di destra, la prima Presidente donna … Giorgia … pensaci”.
E mentre come un’eco si va spegnando in lontananza il canto renziano, non è difficile immaginare un cenno di sorriso sulle labbra di Giorgia che immagina sé Capo dello Stato.
Ma mentre le passano davanti immagini a tratti erotiche, un inciampo del pensiero la scuote, quasi avesse scorto in lontananza la metà di pesce della sirena Renzi. E un po’ per colpa di chi – dando degna prova di sé – le dava di pesciaiola da sinistra e un po’ perché memore che dopo un po’ il pesce puzza, si scuote da quelle immagini evocate dal canto del rignanese.
E – per ora almeno – considera meno rischioso gestire una maggioranza con dentro Salvini e Vannacci (sapendo che dovrà eliminare entrambi) piuttosto che fidarsi di Renzi per un’elezione a scrutinio segreto.
Come darle torto. Ma Matteo sa che ogni uomo ha le proprie tentazioni e continua il suo canto. Seduto sul suo scoglio. Forse dimentico che Meloni non è un uomo … ma tutto sommato, pensa lui, uomo o donna , che differenza fa. Io sto qua e canto. Sempre meglio che discutere di regole delle primarie con Taruffi e Bonelli.
E malinconico scruta l’orizzonte “Pensavo di essere Ulisse e invece son la Sirena Renzi. Mal che vada potrò dire di essere stato l’unico a provare a fare vincere il Campo Largo”.
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LA FATICA DELLA LIBERTÀ
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