L’economia del mare in Italia vale quasi 225 miliardi, 11,4 del PIL, e con la delibera del 18/02/26 del comitato interministeriale delle politiche del Mare, in GURI del 30/06/26, n. 149, l’Italia ufficialmente adotta il PIANO MARE 2026 – 2028, che sono le linee guida della strategia industriale marittima che il consiglio dell’Unione europee ha approvato come strategia di rafforzamento, consolidamento, sull’innovazione industriale e sullo sviluppo delle infrastrutture e in particolare sullo sviluppo dell’attrezzatura portuale di nuova generazione e sulle tecnologie sulle costruzioni navali ad alto potenziale tecnologico, puntando alla transizione nel percorso della decarbonizzazione del trasporto marittimo verso l’utilizzo di combustibile sostenibili e sulle tecnologie innovative per ridurre le immissioni.
Il piano mare toccherà i settori:
- Porti e logistica.
- Vie del mare e shipping.
- Tutele ambientale, ecosistemi e biodiversità.
- Patrimonio culturale, Turismo/crocieristico, sport, demanio marittimo.
- Lavoro marittimo e formazione.
- Pesca e acquacoltura.
- Sicurezza, promozione del sistema mare a livello internazionale.
- Continuità territoriale con le isole marittime.
E tutto questo sarà gestito e girerà tramite il rafforzamento del ruolo del CIPOM ( Centro della governance del sistema mare) che avrà l’importante compito di coordinare i vari Ministeri competenti, agevolando così una pianificazione sulle politiche del Mare condivisa tra i vari Ministeri, tale strategia si inserisce sul nuovo quadro normativo della L. 7/05/2026, n. 70, valorizzazione delle risorse mare.
Si prepara pertanto nel prossimo triennio un forte cambiamento sull’innovazione e importanti investimenti nazionali ed europei sul settore marittimo industriale e logistica in quanto il settore mare viene riconosciuto come una infrastruttura strategica del Paese per la sua competitività economica e per la Sicurezza Nazionale.
I contributi tecnici portati al piano a mare 2026 – 2028 vengono da parte di ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo economico sostenibile) e da BIG (Blue Italian Growth), dove valutano anche gli effetti che potrebbe portare il cambiamento climatico, in particolare sulle sue ricadute sui sistemi marittimi costieri a causa anche di introduzione di specie aliene invasive, spesso veicolate attraverso il Canale di Suez e la crescita a ritmi accelerati del livello del mare che nell’ultimo decennio si è innalzato di 3 cm. Questi cambiamenti portano la necessità di rinnovare e potenziare le infrastrutture e una mitigazioni sulla rete portuale e dei trasporti come sancito anche dall’accordo di Parigi sul clima del 2015 e sulla strategia Ue del Green Deal Europeo.
Per esempio nel settore delle rotte commerciali che sono un settore fondamentale e strategico per la nostra economia del mare, ENEA nella sua relazione consiglia:
Coperture al 100% dei gate portuali con sensori loT per training in tempo reale di contanier, mezzi e persone, dati disponibili via API pubblica (open post date-hup).
Collegamenti intermodali mare-terra. Sviluppare dry-ports e “navette ferroviarie” quotidiane tra porti e interporti Nord-Sud.
Sostenibilità e decarbonizzazione delle flotte.Green Corridore con bunker bio-LNG, metanolo verde e ammoniaca.
Diffusione cold-ironing (OPS).
Monitoraggio intelligente dei flussi, sviluppo di una o più piattaforme Digital Maritime Twin: AI predittiva sui traffici, congestione e CO2, integrata con sensori loT e AIS per visibilità end-to-end.
In Toscana per esempio a Livorno che ha un porto che si trova logisticamente in un punto strategico per i flussi delle merci in tutta Italia e ha un facile collegamento per il corridoio Ten-T che è fondamentale per i nostri trasporti ed economia in particolare quello che viene dai trasporti marittimi pertanto punta tutto sul progetto Darsena Europa che è fondamentale e strategico per permettere al Porto di Livorno di continuare a stare con forza ed essere competitivo nel mercato marittimo, infatti è un progetto che punta sull’ampliamento delle sue infrastrutture portuali e punta a potenziare la sua innovazione e in particolare a migliorare la sua efficienza tecnologica ma anche ambientale, puntando principalmente ad ampliarsi e svilupparsi verso il mare con nuove banchine e terminal invece che di puntare solo sul retro porto.
Continuando con gli esempi il Porto di Piombino punta invece sulla impiantistica energetica e sulle tecnologie ad esse destinate verso la transizione ecologica ma continuando ad investire sul suo potenziamento per diventare così un polo industriale avanzato importante, cercando di portare a termine e lavorando in particolate sulla logistica tra il Porto di Piombino ed il collegamento stradale 398 e puntando allo sfruttamento razionalizzato del retro porto per incentivare sia gli investimenti di nuove attività che ampliare la sua capacità di aree di parcheggio, quest’ultima in relazione ai suoi collegamenti con l’isola dell’Elba. Infine come esempio si può guardare il Porto di Marina di Carrara che punta sulla sua maggiore efficienza e riorganizzazione logistica dei flussi dei traffici pesanti del porto con la viabilità cittadina ma soprattutto la sua razionalizzazione ed efficienza dei suo siti, visto anche che è un porto molto attivo suo traffici commerciali sui materiali lapidei naturali.
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