Ogni giorno come medico-pediatra decido sul futuro di un bambino. Lo faccio con le mie mani, con la mia testa, con la mia coscienza.
Se sbaglio, rispondo, e ne rispondo davanti alla legge, davanti ai colleghi, davanti alle famiglie, davanti a Dio. La mia carriera, la mia reputazione, la mia vita possono essere distrutte (e ne abbiamo di casi eclatanti in Italia, sia attuali che pregressi) spesso prima ancora di una sentenza sotto il peso di una gogna mediatica che non aspetta prove, non conosce presunzione di innocenza, non fa sconti a chi commette errori (soprattutto a chi lavora con i bambini).
È giusto così? Probabilmente SI!
Chi ha in mano come me la vita degli altri deve sapere cosa rischia.
Ma allora, se è giusto così, mi chiedo: un giudice che come me decide ogni giorno sul futuro di un essere umano risponde anche lui, allo stesso mio modo, delle sue scelte?
La risposta è nel 99% dei casi è NO, non ne risponde!
Oggi in Italia il PM che indaga e il GIP che valuta quella stessa indagine fanno la stessa carriera. Si conoscono, si incrociano, a volte si scambiano i ruoli. Il GIP che dovrebbe essere il “controllore” del PM è spesso qualcuno la cui carriera dipende, direttamente o indirettamente, proprio da quel PM. Pensate davvero che in questo sistema “gli convenga” mettersi di traverso?
Questo non è un teorema complottista ma è strutturale.
E non è certo una questione di essere di destra o di sinistra, anche se la politicizzazione dello strumento referendario è diventata soprattutto a sinistra una crociata contro l’attuale governo. Ma a me poco mi interessa il colore politico di chi la propone o di chi la ostacola.
Per me è solo una questione di “giustizia giusta”.
La nostra Costituzione dice che “la legge dice che è uguale per tutti”?
E allora sia uguale davvero per tutti!!! E chi ha il potere di rovinare la vita a un altro deve assumersi la responsabilità delle scelte che fa, sempre, senza scudi, senza carriere intrecciate, senza corporazioni intoccabili.
Io ogni giorno per 40 anni sono andato a lavoro spartendomi tra Pronto Soccorso, sub-intensiva e Pediatria d’Urgenza rischiando che un mio errore, per quanto umano comprensibile, condizionasse, moralmente ed economicamente, la mia vita e quella della mia famiglia.
Non ho mai avuto una casta che mi proteggesse. Non ho mai avuto un collega che “per convenienza” tendesse a darmi ragione.
Ho avuto solo la mia competenza, la mia etica e oggi voglio che valga lo stesso per chi giudica me.
PER QUESTO VOTERÒ SÌ!
Non per un partito, ma per coerenza, per equità, perché quello che succede agli altri, prima o poi, può succedere a tutti noi.
#RiformaDellaGiustizia #SeparazioneDelleCarriere #GiustiziaGiusta
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PISTOIA: PRESENTE & FUTURO: STEFANIA NESI
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